Riappropriarsi della visibilità e della corretta narrazione di tutti i corpi in ambito artistico, guardare all’arte scavalcando il muro della norma per accogliere tutte le espressioni di sé, a partire da quelle dei “corpi disabilitati”. E’ con queste premesse che lo scorso 23 marzo, al Cinema Nuovo Sacher di Trastevere a Roma, Al.Di.Qua Artists – prima associazione italiana di categoria che raccoglie artisti e artiste con disabilità – si è presentata al pubblico e alla stampa attraverso un video-manifesto, un documento culturale e politico che chiarisce l’intento delle loro attività.
L’associazione unisce attori e attrici, registe, coreografi, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo con corpi o abilità differenti che si esprimono con il linguaggio dell’arte ma sono ancora piuttosto invisibili agli occhi e all’attenzione del grande pubblico. Come affermano in un passaggio del video: “Noi non possiamo più accettare che sotto un unico confortevole termine, dal sapore medico-scientifico, vengano raccontati e appiattiti i nostri corpi, le nostre storie, le nostre mutevoli identità. Siete sicuri che vi aspettavate che ci fossimo anche noi?”.
L’idea di unirsi e far sentire la loro voce è nata nel 2020 dal confronto tra artisti e artiste con disabilità che hanno sentito il bisogno di confrontarsi sulle difficoltà nel garantire accessibilità nella fruizione e nella produzione artistica autonoma da parte delle persone disabili, la possibilità – per le persone con disabilità – di poter studiare discipline artistiche e di trovare impiego in esse, ma anche la necessità di riscrivere la narrazione della disabilità nell’immaginario collettivo artistico delle produzioni, quasi totalmente realizzate da persone “abili” e quindi frutto di una visione distorta e spesso abilista.
Durante il primo incontro pubblico di Al.Di.Qua. Artists (Alternative Disability Quality Artists) è stato diffuso il videomanifesto di Al.Di.Qua., realizzato e prodotto con il contributo di Oriente Occidente e EBA – Europe Beyond Access, e presentato “Lost in translation. Le disabilità in scena” (Bulzoni Editore), volume realizzato dalla studiosa Dalila D’Amico, curatrice nel campo delle arti performative che ha raccolto, attraverso una serie di interviste, le riflessioni nate dal confronto con gli artisti e le artiste di Al.Di.Qua. Artists.
Secondo l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) “Ciascuno ha il diritto di partecipare liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici”. Gli Al.Di.Qua Artists si impegnano con le loro attività perché questo diritto venga garantito nei fatti nei confronti delle persone con disabilità – che rappresentano il il 12,8% della popolazione tra i 15 e i 64 anni in Europa – favorendone l’accesso alle strutture teatrali e culturali, alle scuole d’arte, ai cinema, ai musei.
“Vorremmo anche cominciare a confrontarci con persone del settore sui modelli rappresentativi relativi alla disabilità offerti dal cinema e quali contributi esso può dare a una narrazione reale e completa, non stereotipata o ‘abilista‘, di chi siamo noi”, ha chiarito nel corso dell’incontro Chiara Bersani, artista e attivista tra i fondatori degli Al.di.Qua. La disabilità nel mondo dello spettacolo viene raccontata e interpretata da persone non disabili, distorcendone o appiattendone la visione al racconto pietistico o emotivo, che non restituisce completezza alla vita di una larga fetta di persone. Inoltre attori o attrici con disabilità non vengono inseriti nei casting, per interpretare ruoli diversi e poter raccontare la disabilità in modo diretto e autentico.
Tra le azioni portate avanti in questi due anni dall’associazione c’è l’audiodescrizione per persone cieche di alcuni spettacoli come ‘Earthbound‘, di Marta Cuscunà, andato in onda su Radio Rai Tre o la curatela di una parte di ‘Presenti Accessibili‘, evento in scena a Milano dal 27 al 29 aprile sostenuto da MiC e da Regione Lombardia e organizzato da Oriente Occidente per Europe Beyond Access, progetto co-finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea per sostenere gli artisti disabili e promuovere il loro sviluppo creativo diffondendone le opere.















