Favolosità è lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Andrea Ibba Monni, in cartellone ogni giovedì, sabato e domenica alle 21 fino al 28 novembre per Ferai Teatro (QUI l’articolo) alla Silvery Fox Factory di Cagliari.
Definirla commedia forse è fuorviante; il tema trattato, nonostante venga fatto con un approccio spensierato, lascia da pensare al calare del sipario e per il resto della notte: il mondo LGBT+, le difficoltà, la voglia di andare oltre gli stereotipi e il volerlo fare con un po’ di ironia, che è sempre d’aiuto.
Niente di più adatto di una rappresentazione teatrale per descrivere il mondo delle Dressed Resembling A Girl, che è appunto il termine usato per descrivere il travestitismo maschile in ambito teatrale. Queen poi si aggiunge per enfatizzare quell’atteggiamento di ostentata e finta regalità che accompagna il personaggio.
Ed è esattamente così che si presenta Greta Sofia (Pilloni) interpretata da Andrea Ibba Monni, –dressed as girl-, appariscente, fulcro della storia, assieme a Baby J (Andrea Mura), Virginia Gaggi (Andrea Oro), e Rainbow (Davide Sitzia), personaggi unici e complementari allo stesso tempo, costantemente in attrito tra loro, ma perennemente solidali.

Come una drag queen che si rispetti, anche Greta Sofia se ne va in giro con aria un po’ melodrammatica, dando un’enfasi esagerata alle sue parole con teatralità di gesti che accompagnano i suoi esilaranti monologhi. E lo fa in perfetta cadenza sarda, cosa che avvicina ancora di più alla quotidianità di ciascuno spettatore con racconti di vita, forse mai vissuta, ma che pare di riconoscere nel passato di tutti, tanto sottili e dettagliate sono alcune descrizioni che, seppure riferibili a situazioni molto specifiche, potrebbero attagliarsi sulla vita di chiunque.
Impossibile non amare Greta Sofia (e anche le sue colleghe), che si descrive come “una fallita povera e una povera fallita”, e fin da subito è chiaro che il suo perenne sorriso, e il malcelato ottimismo che contrasta con la storia raccontata su quel palco, non hanno niente di scontato.
Immediatamente ci si dimentica della location scarna e forse volutamente un po’ grottesca; alcune riflessioni buttate lì da uomini sotto un pesante cerone ricoperto di lustrini, in costante e piuttosto sicuro incedere su vertiginosi tacchi, fanno propendere per abbandonare senza sforzo alcuno preconcetti e stereotipi, mettendosi in fase di ascolto per il vero messaggio che alla fine delle quasi due ore dedicate a risate e canzoni arriva forte e chiaro: l’amore (e la gentilezza) è quello che veramente conta e tutti cercano.
Uno spettacolo fatto di contrasti come vaporose gonne di tulle, racconti di difficoltà quotidiana e canzoni magistralmente coreografate si amalgamano fino a far ridere e riflettere. Il pubblico ha sicuramente modo di avere una raffigurazione mentale di quanto richiamato nei dialoghi dei personaggi, senza farsi distrarre dalle svolazzanti piume di struzzo che addolciscono la storia come il contorno perfetto e che, in fondo, ci si aspettava.
La leggerezza con la quale si affronta il tema non elimina, ma enfatizza il peso dell’argomento.
Gli applausi sinceri scaturiti alla fine della rappresentazione prendono il posto delle continue risate che hanno accompagnato l’esibizione, ma anche le riflessioni che derivano dalla storia appena terminata non verranno meno con le luci che si riaccendono.
(Le foto sono di Dietrich Steinmetz)











Non ho avuto modo di assistere allo spettacolo, e mi rammarico del fatto che la programmazione sia terminata il 28 novembre, presenziarvi avrebbe di certo fatto bene al mio spirito. Peccato averne avuto menzione troppo tardi, leggere l’articolo ha infatti destato in me tanta tanta curiosità…
Uno spettacolo pazzesco! Bravissimi tutti