L’Associazione Chine Vaganti ha recentemente dato alle stampe Cagliari 1970 – Tracce oltre la leggenda, edito da Catartica, un libro strutturato come un disco, un long playing di parole, diviso in due ideali facciate, dove ogni racconto è come una canzone che termina puntualmente con la proiezione di un fermo immagine della storia appena narrata. Sullo sfondo i colori sociali del glorioso Cagliari di Gigi Riva, una scusa, un pretesto per raccontare gocce d’umanità .
12 aprile 1970. Da due giorni il mondo è orfano dei Beatles e in forte apprensione per le disavventure spaziali dell’Apollo 13. Alla radio, in diretta dallo stadio Amsicora, la voce di Sandro Ciotti annuncia agli ascoltatori che, grazie ai goal di Riva e Gori che hanno steso il Bari, il Cagliari di Scopigno è campione d’Italia. In quello stesso istante comincia il mito di una squadra e di un uomo, una leggenda che a distanza di 50 anni non accenna a perdere colpi. Ma per cagliaritani e sardi quel 1970 non è soltanto calcio, scudetto e Niccolai in mondovisione. “Su Settanta” è un anno di storie personali, vere o immaginifiche, talvolta tragiche, tracce di vita, che, sottolineate da canzoni ascoltate alla radio o nei jukebox, e illustrate come manga, vanno ben oltre quella leggenda.

Alessandro Cauli e l’associazione Chine Vaganti, combo nata nel 1997 a San Gavino Monreale, con l’intento di studiare, valorizzare e diffondere l’arte fumettistica, ha avuto una grande intuizione. Creare una suite con la quale raccontare pezzetti di storia e celebrare così, in maniera alternativa, il cinquantenario dello scudetto del grande Cagliari guidato da Luigi Riva da Leggiuno.
In realtà quello scudetto è soltanto una scusa, un pretesto che fa da sfondo a questi racconti ambientati nel post autunno caldo del 1969, in una Sardegna che si presenta al giro di boa facendo i conti con vecchi e nuovi problemi, speranze disattese, sogni infranti e un successo sportivo vissuto come una rivalsa storica e sociale.
Il risultato è un Long Playing con un ouverture firmata da Matteo Cruccu che introduce il lettore alle dodici tracce, sei per facciata, che si conclude con la bonus track affidata a Omar Onnis. In mezzo, una sinfonia da ascoltare tutta d’un fiato.
Il lato A parte con un Daniele Mocci in odor di lacrimogeni – la presenza delle forze dell’ordine è uno dei leitmotiv dell’intera opera, superata, forse, soltanto da quella di Rombo di Tuono – con un Papa che in terra sarda non si vedeva dai tempi di Ponziano, ovvero da prima del 175 d.c. Il tutto illustrato da Antonio Lucchi e musicato dai Creedence Clearwater Revival.
Il secondo stappo è opera di Fabrizio Bianco che in combutta artistica con Alberto Vacca, narra di leggende metropolitane e stampa alternativa con “su biadu” di Little Tony in sottofondo.
Il rumore del palo colpito da Domenghini è appena coperto dalle notte di quel cattivo ragazzo che di nome fa Eric Clapton, che risuonano mentre al Poetto si fa l’amore, così almeno ci dice Marcello Lasio e ci illustra Sebastiano Arangino; nel frattempo il tridente Spanu – Uda – Vinci ha un appuntamento con Ornella Vanoni nella più stretta via di Casteddu ‘e sus..
Le memorie di Jenny, bagnate d’amarcord e dal rock n’ roll dei Velvet Underground, emergono dai colori di Elena Murgia e dalla penna di Spooky Alec. A chiudere la prima facciata ci pensa un “uno due” degno dei migliori Rollo e Udella, con Alessandro Biolla e Marco Melis che mettono fuori i secondi e incendiano quello stadio, che, ancora prima del football, era stato il tempio della grande boxe.
Il lato B comincia a colpi di Gilera, tzilleri di paese e una Orietta Berti, molto, moltissimo prima di “labbra rossa e coca cola”, con un brano scritto da Giacomo Pitzalis e diretto da Maurizio Nonnis. Come secondo la casa offre – il conto lo “pagano” Claudia Aloisi e Alessandro Aroffu,- un Signor G d’annata che sa di Saras e disperazione. Il dessert arriva invece sulle note di Let it Be, title track dell’ultima fatica dei fab four freschi di scioglimento, che risuonano durante un Cagliari – Fiorentina disputato sulla piazza di Piacenza con la cronaca che Chicco Ameri ha affidato ad Antonio Bacciocchi e al fermo immagine targato Nicola Murtas.
L’eco di sirene di Eleonora Carta e Sara Secci richiama quello di Tim Buckley; da ascoltare in silenzio, fra congiure e festeggiamenti a vernaccia e caffè. Intanto in campagna, alla festa di Incaràcua, si fa a cazzotti con l’orchestra che suona ‘Al Bar si muore’ di Morandi: il nudo resoconto è opera di Andrea Pau, il vino dell’angoscia ce lo mette Luca Usai.
L’ultimo capitolo del disco è quello suonato sul porto di Cagliari. Il message in a bottle di Davide Piras racconta il poeta del mare che s’assopisce “all’ombra dell’ultimo sole” fra le tinte rosse e blu – come potrebbe essere altrimenti – di Giacomo Putzu.

Il disco è terminato. La puntina annaspa oltre l’ultimo solco. La reazione più istintiva è quella di rimettere l’album da capo e riassaporare ognuna di queste tragiche, divertenti, disperate, umanissime storie di vita provinciale, ma di una provincia che esce dai suoi confini di marijuana e crimine, -per dirla con i Baustelle – e guarda a quello che succede nel mondo attraverso la musica, la politica e per inciso, lo sport. In questa raccolta la provincia si sprovincializza, anche sulla scia dei cambiamenti epocali del ’68, senza tuttavia perdere le radici, che quasi paradossalmente vengono rafforzate proprio da quel successo sportivo che ha come sfondo l’anno domini 1970. Fatto non secondario, badate bene, perché non si tratta di pura invenzione narrativa e i 5000 emigrati sardi accorsi a vedere gli allenamenti del Cagliari al Filadelfia prima della partita col Torino, successiva al trionfo all’Amsicora, stanno a testimoniarlo.
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Un’illusione? Forse. Un sogno? Sicuramente. Ma un’ illusione e un sogno che vale la pena ricordare e raccontare, soprattutto quando si riesce a farlo in maniera così originale e avvincente, come nel caso delle Chine Vaganti e dei loro ospiti, penne e pennelli noti e meno noti, che assieme, con questa raccolta, sono riusciti a dare nuove note di calore e di colore a una storia sociale, politica e sportiva già ampiamente narrata. Ma veramente, mai così.










