Correva l’anno 2018 quando una società figlia della Sony Pictures, la Screen Gems e il grande Sam Raimi con la sua casa di produzione Ghost House, decidono di produrre la trasposizione del romanzo horror ‘Shrine’ (Santuario), scritto nel 1983 dall’ormai scomparso scrittore britannico James Herbert.
Un anno e mezzo dopo aver scelto il cast completo il progetto si è fermato, assieme al mondo intero, a causa della pandemia.
‘Il sacro male’ è il film d’esordio dello sceneggiatore, e ora regista, Evan Spiliotopoulos distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal 31 marzo.

Il prodotto ha un’ossatura prevalentemente horror religiosa ricoperta da sottili strati di magia nera e credenze popolari.
Gerry Fenn (Jeffrey Dean Morgan, lo spietato Negan della serie ‘The Walking Dead’) è un giornalista caduto in miseria a seguito della sua cattiva abitudine alla diffusione di fake news. Chiamato nella noiosa cittadina di Banfield per un apparente caso di cronaca, rivelatosi poi inesistente, ritrova provvidenzialmente ai piedi di un albero una bambola misteriosa e, fiutando la notizia dal sapore esoterico, la distrugge.
Alice (Cricket Brown) giovane donna, sordomuta dalla nascita, inizia a parlare davanti al pubblico della chiesa, sostenendo di essere in contatto diretto con la vergine Maria.
Gerry riesce ad ottenere l’esclusiva per un articolo e, quando arriva al punto di poter riscattare la propria credibilità, si accorge che il prezzo da pagare è troppo alto.
Durante tutta la prima parte del film ogni elemento è ben incardinato nel proprio asse. Il preambolo, nonostante sia impregnato del profumo di déjà-vu, è intrigante e convincente. La storia si evolve con un ritmo incalzante, arricchita da qualche jump-scare che non guasta mai l’atmosfera.
Ad un certo punto però, durante la seconda parte, ogni singolo elemento inizia a scricchiolare e a cadere in piccoli pezzi. Come se il direttore di un’orchestra, nel bel mezzo del concerto, si accorgesse di un impegno improvviso lasciando la prosecuzione dei lavori in mano al primo che capita.
Il risultato finale è una discesa verso il baratro che trascina con sé tutti gli sforzi compiuti dal team.
Nonostante la piacevole scoperta del talento della Brown, non si sfrutta a dovere il potenziale di Jeffrey Morgan che interpreta un personaggio bidimensionale a malapena stereotipato.
Gli ottimi dettagli della fotografia e la perfetta atmosfera musicale composta da Joseph Bishara (‘Insidious’, ‘The Conjuring’) si sprecano dal livello ballerino degli effetti speciali che da passabili diventano grossolani.

Il prodotto finale non nasce come innovativo ma ha tutti gli elementi per intrattenere il pubblico; tuttavia, si dissolve lentamente nella mente dello spettatore come un vecchio ricordo non importante.
Con il 26 per cento di recensioni professionali positive (fonte Rotten tomatoes) e una votazione pari a 4,6 punti su dieci (fonte Metacritic) il prodotto finale sorprende con gli incassi guadagnando oltre trenta milioni di dollari con un budget di appena tre milioni.









