La miniserie, creata da Nick Antosca (‘Channel Zero’, 2016) e Lenore Zion (sceneggiatrice, scrittrice) è tratta dal romanzo omonimo di Todd Grimson (‘Brand new cherry flavor’) del 1996 e fa capolino sugli schermi nella seconda metà del mese di agosto.

“Dagli un’occhiata” mi dissero, “è qualcosa che non si vede tutti i giorni”. Ma fuori era estate, con le giornate ancora troppo lunghe e le notti non abbastanza buie per godersi appieno questo genere di produzioni.
Oggi è tutta un’altra storia. L’aria fuori ha un profumo di caminetti accesi e foglie umide. Si insinuano da sotto la porta piccole correnti fresche e il buio fuori dalla finestra è quasi impenetrabile. Sul divano è ricomparsa l’amata coperta in pile che, come una seconda pelle, aspetta di essere indossata.
Ho seguito quel consiglio e subito ho capito: è la compagnia perfetta per trascorrere la notte delle streghe.
Lisa Nova (Rosa Salazar, ‘Alita – Angelo della battaglia’ del 2019) ambiziosa regista alle prime armi, vuole trasformare il suo ultimo cortometraggio in un vero e proprio film. Per farlo si incontra ad Hollywood con un ex famoso regista, Lou Burke (Eric Lange, ‘Lost’, ‘Fringe’, ‘The Bridge’) che non appena si accorge del potenziale dell’opera ne prende astutamente possesso estromettendo la legittima proprietaria.
Lisa carica di odio incontra per caso Boro (Catherine Keener, ‘Essere John Malkovich’ del 1996) una sorta di strega a cui commissiona una maledizione ai danni di Lou.
Da questo momento in poi ha inizio il più bizzarro e disturbato viaggio della vostra vita, in cui l’orrore fonde il grottesco e lo humor nero. Così anche quando durante una scena si supera l’obiettivo prefissato, uscendo fuori tema, la stravaganza e il senso di soggezione mostrati con improvvisi colpi di scena, tengono comunque lo spettatore incollato alla poltrona.
Parliamo quindi di immagini forti e scioccanti, non adatte allo stomaco di tutti. Mi rivolgo pertanto ai palati più sensibili, siete sempre in tempo a lasciare questo treno.
Una sceneggiatura talmente surreale richiede un elevato talento interpretativo ed è qui che la Salazar mostra tutto il proprio potenziale. Con uno sguardo ipnotico, altamente espressivo, ammalia il pubblico trascinandolo con sé all’interno dell’incubo.

La fotografia e le riprese ricordano lo stile di David Lynch (‘Twin Peaks’) ma è con l’evoluzione della storia che ci si ritrova in mezzo a stravaganti assurdità che ricordano il tocco di David Cronenberg. In questi momenti la bontà degli effetti speciali diventa secondaria rispetto all’idea che questi devono materializzare davanti ai nostri occhi.
Nonostante la povertà di effetti sonori è l’ottima scelta musicale che ne completa l’opera.
Sicuramente era possibile effettuare alcuni tagli senza alterare in alcun modo la storia, ma sono convinto che il risultato finale non farebbe di questa produzione uno dei più bizzarri e surreali incubi ambientati nei primi anni novanta, che parlano di magia nera, sesso e vendetta. Girato tra il 2019 e il 2020 in Canada ha ottenuto dalla critica l’83 per cento dei commenti favorevoli, basati su 35 recensioni (fonte). Vista la grande sorpresa non è da escludere un potenziale seguito.










