Nel 1877, canticchiando ‘Mary had a little lamb’, Thomas Edision eseguì la sua prima incisione sonora mostrando ai collaboratori le mirabolanti potenzialità della sua ultima rivoluzionaria invenzione, il fonografo. Negli anni successivi lo strumento venne perfezionato fino a renderlo un macchinario piccolo, elegante, senza complicazioni meccaniche ed essenzialmente pratico, che lo trasformò di fatto da curioso balocco ad articolo commerciale accessibile e di uso frequente. I cagliaritani lo scoprirono solamente nell’autunno del 1894, quando il signor Efisio Melis, rappresentante della ditta Bettini di New York City, affittò un magazzino di Via Manno, dove schiere di curiosi meravigliati poterono udire per la prima volta suoni e rumori registrati e la prima playlist di musica della storia cittadina.
Il primo fonografo pervenne nel Regno d’Italia nel 1889 e venne donato dall’ingegner Enrico Capello all’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi. Il modello, radicalmente modificato rispetto al prototipo di Edison, che per l’incisione utilizzava una sottile lamina di stagnola, era simile al grafofono, messo a punto nel 1880 da Chichester Bell e Summer Tainter. I suoni venivano incisi su sottili strati di cera applicati ad un cilindro di ottone di 12 centimetri, su cui si potevano registrare fino a mille parole. Tramite la stessa puntina azionata da un manubrio, ma con un procedimento inverso e attraverso l’ausilio di un “cornetto”, il macchinario riproduceva in maniera chiara e potente quanto era stato registrato, ovvero quello che allora veniva chiamato fonogramma.

Intanto nel 1887 Emile Berliner aveva brevettato il grammofono, una variante di fonografo destinata a un grande successo e questo, nel 1893, aveva spinto Edison a produrre e vendere i cilindri pre-incisi per l’ascolto domestico dei brani musicali.
La Cagliari degli ultimi anni dell’Ottocento era una città in fermento. Sotto la spinta riformatrice del sindaco Ottone Bacaredda cominciava a vivere un rinnovamento urbanistico ed economico che la stava trasformando da centro burocratico e militare in un polo mercantile e manifatturiero, accompagnato da una ventata di mutamento che stava rivoluzionando anche il mondo dell’associazionismo ludico, culturale e sportivo.
Nei primissimi giorni d’ottobre del 1894, la via Manno, per i cagliaritani semplicemente “Sa Costa”, la via dello shopping cittadino per antonomasia – coi suoi negozi, le boutique e il rinomato caffè-pasticceria di Tramer in cima alla salita – era pervasa da un insolito vociare di persone. Una piccola folla si accalcava all’ingresso di un negozio nel quale era stata esposta in bella mostra una diavoleria che in città non si era mai vista. All’interno, il signor Melis, rappresentante pubblicitario della ditta Bettini di New York, illustrava le caratteristiche del bizzarro macchinario, invitando i meravigliati cittadini a prenotarne uno. Fu allora che di facto venne “suonato” il primo dj-set della storia cagliaritana. La playlist era abbastanza scarna, ma almeno per mezzora i curiosi poterono ascoltare, affascinati, le musiche e i canti che uscivano dalla cornetta del fonografo che comprendevano un brano per baritono e piano tratto dalla romanza ‘Lucia di Lammermoor‘ di Donizetti, un concerto per cornetta, il Pif Paf del ‘Gli Ugonotti‘ di Giacomo Meyerbeer, una polka per pianoforte e la voce dell’attrice Tina Di Lorenzo recitare il ‘Cantico dei Cantici’. La gente rimase fortemente impressionata dalla chiarezza con la quale si poteva ascoltare la musica e dal fatto che si sentissero anche le voci e gli applausi del pubblico che aveva assistito alle registrazioni.

Per il primo dj – set da festa si dovette attendere invece la sera di lunedì 9 ottobre. Già dalle 21 la sala gialla del Club del Circolo Filarmonico di Via Lamarmora, che da tempo non si vedeva così piena e animata, brulicava di soci, signore e signorine che si affollavano attorno al fonografo. Il signor Melis cominciò a far ascoltare la musica e in seguito, preso un cilindro vergine, invitò i presenti a parlare a voce alta e, dopo avere registrato frasi e risate, riprodusse il tutto tramite l’apparecchio, fra lo stupore e il gaudio dei partecipanti all’evento. Alle 22 cominciarono le danze, con mazurke, waltzer e quadriglie, ma il clou della serata arrivò con un nuovo ballo americano che cominciava ad andare di moda all’epoca, il dancing in the barn, una sorta di scottish o polka tedesca elegante dove i danzatori potevano sfoggiare grazia e abilità. Al tocco della campana la festa si concluse con l’immancabile ‘Sir Roger de Coverley‘ tanto caro a Charles Dickens.
La rivoluzione era compiuta. Si trattava di un fenomeno che si sarebbe enormemente diffuso, toccando specialmente i giovani e che si caratterizzava per impressioni molto energiche e violente che lasciavano tracce profonde e durature, al suono della musica, rendendolo capace di esprimersi, cioè “nel linguaggio che più rapidamente comunica” – per dirla con Antonio Gramsci. Anche a Cagliari e il suo hinterland avrebbe avuto una lenta ma sempre costante evoluzione, fino all’apice degli ultimi lustri di fine millennio, quando con con l’avvento del ballo come fenomeno di massa, orde di amanti della danza avrebbero affollato le piste di K2, Eurogarden, Kilton, Città Globale, David, Zelig, Charlie, Bounty, Lido, Zero Club, Open Gate, Villarosa e tantissime altre discoteche, dove si sarebbero scatenati con la musica selezionata e miscelata dai migliori dj locali, nazionali e internazionali.










