La collezione uomo primavera 2022 di Yves Saint Laurent ha scelto Venezia per mostrarsi in tutta la sua bellezza. La laguna, l’installazione d’arte ‘Green Lens’ di Doug Aitken e una sfilata sospesa tra passato e futuro celebrano un presente ancora tutto da scrivere.
Abiti senza tempo
Una sfilata dal gusto di fiaba, costruita per colpire e allo stesso tempo elegante, rigorosa e malinconica anche nei suoi eccessi. Ad ispirare Anthony Vaccarello, che ha firmato la collezione, sono i fasti dell’era vittoriana e, per naturale declinazione stilistica, gli anni ’80, in particolar modo quelli più creativi e immaginifici. Ecco che alle lunghe tuniche tipiche vittoriane si affiancano dettagli solidi del Dark, come la croce e le scarpe a punta, mentre una profusione di pizzi e fiocchi rinverdisce il look che rese celebri i New Romantics, in un gioco continuo di rimandi. L’allure è nostalgica, come sia l’epoca della regina Vittoria sia il New Romantic e soprattutto il Dark prevedono. Modelli magrissimi, emaciati, dalla androginia marcata, proprio come il glamour degli anni ’80 ci ha insegnato, si muovono nello spazio dell’installazione artistica, circondati dal paesaggio naturale, in modo deciso ma con uno sguardo sognante, smarrito, carico di speranze e di ricordi, con orecchini vistosi, capelli decolorati, tatuaggi e monili in metallo. I colori dominanti sono il bianco e il nero con incursioni curcuma, indaco, blu china e verde acqua, come omaggio a una Venezia dipinta da William Turner. Tessuti morbidi e linee fluide da indossare facilmente ma con ricchezza di dettagli preziosi: rouches, plastron, ricami. Gli anni ’80 tornano anche nelle maniche a pipistrello, nei mantelli neri dal sapore teatrale, nei colli a balze e nei polsini lavorati che aprono squarci di memorie in bilico nel tempo, oscillanti tra remoto e contemporaneo. La musica accentua questa dimensione meditativa, saturando l’atmosfera di suggestioni sonore.
Green Lens, un luogo di riflessi e riflessione
Lente verde è il titolo che Doug Aitken ha scelto per questa installazione destinata a mutare ed evolversi in altri modi. Si tratta di un padiglione ricoperto di specchi che, include visioni interne ed esterne e che ingloba il paesaggio lagunare nei suoi riflessi. Lo spazio fisico risulta così sospeso tra reale e immaginato e crea un ambiente ideale in cui riflettere. Creare bellezza, moltiplicare immagini di bellezza e viverle sembrano un imperativo necessario per tentare di uscire da questa empasse in cui il pensiero collettivo stagna, ancora logorato dall’isolamento per la pandemia e per le incertezze di un futuro lento ad arrivare.
Non solo vestiti
Il progetto della maison nasce anche con la precisa intenzione di riutilizzare i materiali impiegati per l’installazione dell’artista e filmaker californiano per uso culturale. Le componenti dell’opera, noleggiate o già di riuso, saranno donate a fine mostra ad associazioni che si occupano di eventi d’arte e teatro, trovando così nuove vie per raccontare storie, all’insegna della condivisione e del rifiuto degli sprechi. La maison parteciperà anche al restauro del monastero ospitato sull’isola della Certosa e contribuirà a rinfoltire il patrimonio boschivo locale con un’operazione di riforestazione.
Moda, bellezza e un cuore verde, Yves Saint Laurent.










