Eccoci, siamo venuti per… poco, perché per poco ne avremo da dire. Quasi cito i ‘Colle Der Fomento’, e mi verrebbe da dire anche “troppo onore”, perché forse, per la prima volta, sto per vivere una sorta di percorso catartico in cui affronto la recensione di un album – uscito il 14 aprile – quasi totalmente inutile, il disco, intendo, non la recensione, spero.
Non era facile decidere di mostrarvi una recensione che non riesce ad essere nemmeno negativa (quello è già successo) bensì inutile, ovvero la recensione di un album che nonostante non sia brutto rimane assolutamente vuoto, piatto, dimenticabile quasi istantaneamente, un album in cui tutte le tracce si fondono in un unico amalgama che ingloba come un blob il tempo che scorre proteggendo l’ascoltatore in una bolla di pausa spazio temporale. Un album in cui già il primo singolo – qui su Nemesis Magazine – aveva già dato degli inequivocabili segnali che sono stati poi in grado di estendersi sui quasi 80 minuti di totale durata.
Già la traccia iniziale fa presagire cosa ci verrà incontro, da una produzione che rimane piatta, vuota di significato, che imita ma non riesce a rievocare i fasti del buon ‘Death Magnetic’, a canzoni che diventano indistinguibili e che soprattutto anche al loro interno, nella loro stessa struttura, sembrano non finire mai oppure finire e ricominciare ennesime volte tanto da non sembrare più 12 bensì almeno il doppio.
’72 Seasons’ non è però nemmeno un viaggio mistico in cui calarsi lontano da tutto – non è un ‘Lateralus’ – non è ascoltabile nei normali momenti di quotidianità, è proprio un unico e solo esercizio di stile dei Metallica che non attrae e non affascina (e non sto affondando il colpo nei tratti in cui quasi si scimmiotta il Post Grunge) che affatica anche un po’ (e non sempre per pigrizia dell’ascoltatore).
Lo ammetto, alla fine di questo esercizio, di questo percorso, forse c’è solo la catarsi di sentirsi sollevati nel valutare senza problemi, senza sensi di colpa, un album che rimarrà nella storia confondendosi con alcuni dei precedenti e quindi, ancora forse, proprio grazie a questo, proverò a riascoltarlo.
Ma non subito, perché sono curioso di sapere se proverò questa simile sensazione anche con il nuovo album, appena uscito, degli Smashing Pumpkins
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