Le collaborazioni tra realtà diverse oggi sono un esercizio di stile quasi costante. Supreme, marchio noto dello streetwear, dopo l’incontro con Louis Vuitton e perfino con Tiffany per una linea di gioielli, in primavera del 2023 si appresta ad affacciarsi nel mondo Balenciaga.
Supreme non è solo, l’olimpo del lusso è costellato da una lunga vicinanza tra due mondi fino ad oggi considerati agli antipodi: Adidas con Prada e Gucci o Stussy che a breve collaborerà con Dries van Noten, per citarne alcuni.
I marchi del lusso devono esistere se vogliamo che la moda rimanga una fucina di creatività per leggere il futuro. Senza un’ élite con la quale dissentire, non esisterebbe la resistenza, la naturale opposizione umana a qualcosa che si vorrebbe cambiare e contaminare perchè non ci appartiene o non ci rappresenta.
Rive Gauche, la beat generation che cambia la couture
Talvolta succede che la cultura di strada arrivi direttamente nei canali del lusso attraverso la particolare sensibilità del designer che crea una collezione. Nel caso di Yves Saint Laurent la collezione Beat prima, presentata nel 1960 per Dior e la fragranza Rive Gauche dopo, presentata nel 1971 dalla sua maison, nacquero per l’attrazione del giovane Yves verso i frequentatori della Rive Gauche, il lato ribelle della Senna parigina. Sia il nome che l’intenzione rivelarono all’allora incredula borghesia francese, e alla moda tutta, che il lusso poteva e doveva coesistere nella stratificazione sociale dei desideri contemporanei. Yves ci mostrò che le nuove generazioni tracciano nuovi confini.
Ma quando tutto sembra già stato fatto, si può parlare ancora d’innovazione?
La risposta è si. Se non propriamente nel taglio o nella linea di un’abito, sicuramente nel modo di comunicarlo e di portarlo. La storia delle grandi case di moda crea la necessità di far nascere un’alternativa inedita, spesso rivelatrice di un aspetto vestimentario contemporaneo, sia nella tecnica che nella visione estetica complessiva. All’alba del terzo millennio, timidamente, lo streetwear si faceva strada imboccando un canale privilegiato nell’olimpo dei grandi marchi.
Virgil Abloh, compianto designer morto giovanissimo a novembre del 2021 e mente creativa di Off-White, lascia in eredità la pratica ormai sdoganata di cui stiamo parlando che vede noti marchi del lusso collaborare con noti marchi definiti street. Oggi tutto il mondo della moda cerca di entrare dalla porta principale nelle case delle nuove generazioni creando sinergie in grado di accalappiare sempre più fette di mercato.
Lo streetwear storia recente di una pratica antica
La storia dello streetwear nasce come sempre nascono i movimenti artistici che all’inizio sembrano solo ribellioni giovanili e poi diventano costume. Streetwear letteralmente significa abbigliamento da strada e le sue radici si mescolano con la cultura giovanile della East Coast statunitense influenzata da un vestirsi comodo e non omologato, ancora senza velleità modaiole, di chi praticava skateboard o surf.
Nasce in ogni caso come ribellione in sordina solo per pochi, solo per chi lo vede. Musica di appartenenza, ideali e vissuto che sembra già visto e fatto dagli anni Sessanta in poi e che ha nel modo di fare quell’atteggiamento dadaista ben conosciuto dai veri punk di prima generazione. In ogni caso, siamo negli anni Novanta e lo streetwear non si può ancora incasellare in nessuna esperienza già vissuta.

Oggi viene definito movimento artistico e a Cagliari e in Sardegna ci sono diversi negozi che contribuiscono a diffonderne i messaggi e a farci conoscere, attraverso un’approfondita ricerca, marchi che avremo potuto comprare solo online.
Certo non potevamo aspettarci che le edizioni limitate legate principalmente allo status street sarebbero diventate all’ordine del giorno per questi marchi di volontà ribelle dove l’esclusività, da popolare che era, sarebbe diventata status symbol.
Attualmente fa riflettere la collaborazione dei marchi streetwear con l’èlite un tempo considerata nemica, come se la volontà di trasmettere il messaggio abbia definitivamente cancellato la motivazione iniziale di ribellarsi e contraddire quella società dalla quale non ci si sentiva rappresentati.
Anche questo “neonato” movimento che è lo streetwear si è piegato davanti alla stretta capitalista. Ora, non possiamo far altro che aspettare con ansia il prossimo movimento artistico che ci circonda, sperando di riconoscerlo per tempo prima che passi dall’altra parte veloce come un colpo di tosse.










