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Sabina Guzzanti ironica e graffiante in “Liberidì Liberidà” a Jerzu per il 26esimo Festival dei Tacchi

Di Anna Brotzu
06/08/2025
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 4 minuti
Sabina Guzzanti ironica e graffiante in “Liberidì Liberidà” a Jerzu per il 26esimo Festival dei Tacchi

Viaggio nell’Italia di oggi nel segno dell’ironia con “Liberidì Liberidà ” di e con Sabina Guzzanti (produzione Savà Produzioni Creative) , esilarante e coinvolgente one-woman-show in scena lunedì 4 agosto alle 21.30 nel Cortile del Liceo del Scientifico “Armando Businco” di Jerzu per il XXVI Festival dei Tacchi – Ogliastra Teatro organizzato dal Cada Die Teatro.

La vis comica dell’attrice, autrice e regista, nonché conduttrice e scrittrice romana, nei panni di una “mediatrice culturale” impegnata nella ricerca di un(a) leader per il partito democratico e poi nell’arduo e forse disperato tentativo di far dialogare la destra e la sinistra, trionfa tra note di costume e strali satirici in una performance travolgente e ricca di spunti di riflessione.

“Liberidì Liberidà ” con un titolo giocoso, quasi da filastrocca, rimanda al concetto di “libertà” e quindi di democrazia, che si riafferma nel Novecento, a fronte dei totalitarismi, spaziando dalle canzoni di Giorgio Gaber al pensiero di Hannah Arendt. Leggerezza e profondità, quindi, in un monologo brillante dove Sabina Guzzanti, nel suo ruolo di “mediatrice”, affronta temi scottanti e attuali, dalla guerra all’uso e l’abuso delle nuove tecnologie, dai social network con gli algoritmi programmati per scoprire i sfruttare i nostri “bugs”, le ferite dell’anima (vedi l’associazione tra tristezza e voglia di fare shopping) e il diffondersi dell’intelligenza artificiale, con il monito, lanciato dagli stessi creatori, che quello strumento così utile e sofisticato potrebbe portare la specie umana all’estinzione.


Focus sulla politica italiana e inevitabilmente sulle due donne al vertice, simboli di una rivoluzione culturale in contrasto con la rigida tradizione patriarcale nelle gerarchie del potere: la presidente del consiglio Giorgia Meloni ed Elly Schlein, segretaria del partito democratico. Figure antitetiche per temperamento e stile, oltre che per idee e visione del mondo: Sabina Guzzanti le evoca sulla scena, ne imita le espressioni, la gestualità, i toni di voce, tra un sapido ritratto di famiglia della presidente e una surreale conversazione con l’esponente del centrosinistra, dove le chiacchiere innocue di un vago ‘vulveggiare’ (neologismo in chiave femminista, in alternativa al corrispettivo maschile) lasciano il posto alla necessità di (ri)scrivere le regole della comunicazione oltre la retorica e gli
algidi paradigmi, per riconquistare la fiducia dei cittadini, perché “ci dovete convincere che le cose possono cambiare”.

Nel Belpaese alle soglie del terzo millennio si ridefinisce il concetto di libertà: ormai a scendere in piazza e protestare sono solo sparuti gruppi di giovani, gli ultimi ribelli, sistematicamente “contenuti” e malmenati dalle forze dell’ordine e messi alla gogna dalla stampa e nei talk-show. E non poteva mancare un accenno, alla questione “culturale”, dalla scelta dei ministri alle nomine Rai all’ipotesi, fin troppo concreta, di “tagliare i fondi al cinema indipendente”, ma si parla anche
dell’immaginario collettivo, del mondo del fantasy e del “Signore degli Anelli” ma anche delle ragioni per cui Harry Potter sarebbe inequivocabilmente di sinistra… con quegli occhiali che ricordano Antonio Gramsci…
“Liberidì Liberidà ” è anche e indiscutibilmente una pièce “partigiana”, nel senso gramsciano di prendere posizione e assumersi le proprie responsabilità, anche di fronte all’evidente crisi della democrazia e al fallimento della politica rivolta al “bene comune”, e non è un caso che si chiuda allegoricamente sulle note di “Bella Ciao” . E Sabina Guzzanti con una narrazione in un certo senso bipartisan, dove non risparmia le critiche né al governo né all’opposizione, in una situazione tragica,
ma anche grottesca, con una sorta di rito di autocoscienza collettiva (ci) permette di riscoprire la forza catartica di una risata.
Il Festival

Appuntamenti fino al 9 agosto

Il XXVI Festival dei Tacchi – dedicato ad Antioco Usala, figura di spicco del teatro in Sardegna e “compagno di viaggio” degli artisti del Cada Die Teatro – prosegue tra Jerzu e Ulassai fino al 9 agosto: dopo gli incontri letterari e l’anteprima di “Istorias” con Pierpaolo Piludu e Su Concordu Iscanesu, e lo spettacolo di Sabina Guzzanti, il 5 agosto il debutto di “Emma” del Cada Die Teatro,​ poi “Marie” ispirato alla scienziata Maria Curie, “Sarém – La riluttante disillusione ell’aspettativa” di e con Andrea Chiapasco ed Emanuele Franco e ancora Roberto Mercadini con “Felicità for dummies – Felicità per i negati” .

Tra i protagonisti del Festival, Concita De Gregorio con la cantautrice Erica Mou in “Un’ultima cosa. Cinque invettive, sette donne e un funerale” e Ascanio Celestini con “Poveri Cristi” ; Max Paiella presenta “C’era una volta…” , un viaggio tra le favole italiane, mentre lo storico dell’arte Jacopo Veneziani racconta vita e opere di “Perfette Sconosciute” , per ricordare le grandi artiste “dimenticate”, da Properzia de’ Rossi a Marie Bracquemond, da Angelica Kauffman a Hilma af Klint, fino a Dora Maar, Lee Krasner e Marina Abramović.

In cartellone “Hamlet Private” di Scarlattine Progetti, con Giulietta De Bernardi (per un solo spettatore alla volta) ma anche “La Sparanoia, atto unico senza feriti gravi purtroppo” di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, e ancora Massimiliano Loizzi (Il Terzo segreto di Satira) con “Il Matto, la Terza Repubblica” e Patrizia Camatel con “Teresa, ovvero la sarta che voleva ricucire il firmamento” .

Omaggio ad Andrea Pazienza con Andrea Santonastaso in “Mi chiamo Andrea, faccio fumetti” storie di emigrazione con “Lammerica” con Giorgia Calandrini e Dafne Tinti, per i più piccoli “Gufo Rosmarino nel bosco delle ciliegie gnam gnam” di e con Giancarlo Biffi, e poi bambine e bambini in scena con “Bosco” , esito scenico del laboratorio di Silvestro Ziccardi con Lara Farci e Anna Cortese. S’intitola invece “La vita presa a morsi” l’esito scenico dei Cuori di panna smontata, gli allievi attori della Scuola d’Arti Sceniche La Vetreria.Il XXVI Festival dei Tacchi si conclude con Dae Sa Janna ‘e su chelu , nella notte delle stelle cadenti, con le danze col fuoco di Artemyde.

TUTTO IL PROGRAMMA QUI

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