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Mutoid, l’eterno fascino delle macerie in un documentario a metà tra arte e filosofia

Di Giacomo Pisano
25/06/2021
in Arte, Cultura
Tempo di lettura: 26 minuti

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Il collettivo artistico Mutoid, fondato da Joe Rush e Robin Cooke in collaborazione con Alan P Scott e Joshua Bowler a metà degli ‘80 è il soggetto di “I am a Mutoid”, un lavoro di Letmiya Sztalryd e prodotto da MindandBrain che farà il suo esordio nella categoria ‘Special’ al Glanstonbury Festival il 27 giugno. Acquistato dalla BBC, il documentario racconta la creatività estrema, le vicende giudiziarie e le bizzarrie dell’ultimo trentennio firmate Mutoid.

Nati nella Car Breaker Gallery della Freston Road di Londra, i Mutoid si differenziano immediatamente dagli altri collettivi artistici per connotarsi subito come una comunità. Vita e arte sono inscindibili e necessitano di un luogo e di vesti nuove per esprimersi al meglio. L’area della Car Breaker Gallery era una zona fatiscente, con enormi palazzoni vuoti e grigi utilizzati da squatters, punk e hippie come abitazione. Quando nel 1977 fu ordinato lo sgombero dell’area per una politica di risanamento della zona, le proteste assunsero i toni di una vera dichiarazione politica, con la proclamazione dello stato indipendente di Frestonia. In seguito i Mutoid si spostarono a Kings Cross in un magazzino occupato ma non restarono a lungo perché in loro subito emerse una tendenza al nomadismo.

Il nome, ispirato alla serie televisiva britannica ‘Blake’s’, racconta di esseri umani a cui è stata rimossa la personalità. In quegli anni di grande fermento economico i Mutoid non guardavano al progresso e al consumismo ma ai confini della civiltà, alle situazioni estreme, e ai rifiuti della società come fonte di ispirazione. Film come ‘Mad Max’ e ‘Blade Runner’ contribuiscono a creare un immaginario post apocalittico fatto di sopravvissuti e macchine che interagiscono fuori dai canoni della società.

Dal 1989 Berlino diventa la seconda casa, qui entrano in contatto con il fervente movimento delle subculture alternative e iniziano a diventare celebri per le loro sculture create con scarti industriali, rottami d’auto ed elettrodomestici. Proprio qui costruiscono una enorme colomba, simbolo di pace, e la posizionarono accanto al Muro, inneggiando all’unione e alla fine della guerra fredda.

Agli inizi degli anni ’90, divenuti ormai una vera comunità, pacifica, inclusiva e ospitale che accoglieva, e ancora accoglie, persone da tutto il pianeta, i Mutoid si trasferiscono a Santarcangelo di Romagna. Qui si stanziano stabilmente, accettati da tutta la popolazione dopo un iniziale stupore per i macchinari assurdi e i look stravaganti. Reminiscenze punk, introspezione dark, pacifismo hippie, cultura industrial, alienazione techno si fondono con competenze meccaniche, di design, di architettura per confluire in un manifesto che troverà applicazione pratica nella fondazione di Mutonia, la città degli scarti.

Mutonia rispecchia in pieno i suoi fondatori con spazi al chiuso e all’aperto dove poter creare, aree comuni in cui confrontarsi e grande attenzione alle libertà individuali. Le gigantesche macchine mobili che hanno reso celebre questo collettivo artistico senza precedenti sono state utilizzate in piéce teatrali internazionali e anche nella cerimonia di chiusura delle Paraolimpiadi d Londra del 2012.

In tutti questi anni i Mutoid hanno creato arte in movimento con il loro esempio e con le loro opere ma soprattutto hanno portato la consapevolezza che i rifiuti della società possono diventare un tesoro per chi sa guardare oltre le apparenze. Hanno inoltre aiutato i compaesani a gestire meglio i rifiuti e i rottami e insegnato nelle scuole come riciclare i materiali.

Creature fantastiche, macchine avveniristiche, ibridi umanoidi e animali sputafuoco che paiono sfuggiti dalle pagine di un libro di fantascienza, performance sperimentali fuori da ogni logica di catalogazione firmate dal collettivo Mutoid, hanno animato piazze e rave party di tutto il mondo con una rinnovata voglia di incontro, confronto e avanguardia.

Ma nuovamente una nube si addensa sul cielo di Mutonia: il tribunale amministrativo emiliano nel 2013 si pronuncia a sfavore degli abitanti che risiedono in camper e roulotte considerati per troppo tempo stanziali. La sentenza è la demolizione, nonostante gli sforzi di Comune e Soprintendenza per mettere a norma il campo.

Le proteste in difesa di Mutonia superarono i confini locali e approdano in Parlamento. In seguito a questa plateale levata di scudi le Soprintendenze di Bologna e Ravenna hanno riconosciuto Mutonia un “bene cittadino” e il Comune di Santarcangelo, grazie anche al ricorso al Tar, ha potuto emettere un’ordinanza a tutela della città degli scarti che ha salvato questo straordinario collettivo e il paese di Santarcangelo intero, il rischio di perdere una parte della propria identità.

Poiché, come hanno sempre dimostrato i Mutoid, l’identità è un concetto in movimento.

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