L’azienda “Abitare con il verde” di Paola Lucia Cannas a Quartucciu ha ospitato un momento di riflessione sul tema dell’ortoterapia. Un mondo ancora sommerso, forse, ma che può regalare un futuro bello e condiviso.
L’incontro, avvenuto lo scorso 22 giugno, è stato la conclusione di un progetto ampio dal titolo significativo “La cura dell’Orto che Cura”, fortemente voluto da Paola Lucia Cannas, e realizzato con la collaborazione dell’Anffas, associazione onlus che si occupa di tutela di persone con disabilità e delle loro famiglie, e con il supporto della Fondazione Sardegna.
Un messaggio chiaro e univoco quello emerso dalla mattinata di confronto dopo otto mesi di sperimentazione progettuale: l’ortoterapia funziona. “Abbiamo riscontrato un notevole miglioramento della collaborazione tra i partecipanti al laboratorio, ogni persona ha potuto cooperare alla realizzazione di un prodotto finito ampio con grande soddisfazione personale – ha detto Paola Lucia Cannas – L’integrazione dei partecipanti con il personale dell’azienda agricola ha dato loro la possibilità di sperimentarsi in un ruolo lavorativo adulto e le relazioni che si sono create hanno favorito l’instaurarsi di un clima sereno e armonioso a prescindere dai compiti assegnati”.
Un risultato straordinario non solo per le persone strettamente coinvolte nel progetto ma, in un’ottica di diffusione di iniziative e di esperienze condivise su questo modello, la possibilità di costruire un futuro dove l’integrazione nel mondo del lavoro e la serenità non siano solo obbiettivi ma solide realtà. Il direttore generale delle politiche sociali della Regione Autonoma della Sardegna Giovanni Deiana ha promesso un impegno che renda più agevole il cammino verso la stesura di una legge: “Da tempo promuoviamo azioni di inclusione attiva per il sostegno alle persone fragili – ha sottolineato Deiana – L’ortoterapia rientrerebbe a pieno titolo tra quelle iniziative a cui riconoscere una valenza pubblica. Colgo l’opportunità che questa disciplina può offrire e mi impegno sin da subito a portare in Regione gli esempi positivi che sono stati raccontati durante il convegno affinché sia più agevole il cammino verso il riconoscimento scientifico in Parlamento”.
Passi importanti quindi nel riconoscimento di professionalità, competenze e anche della necessità di esercitare empatia e buone pratiche per un risultato sociale che non può aspettare oltre. “Principi di inclusione, autodeterminazione, centralità della persona e integrazione sono da anni alla base del nostro operato – ha dichiarato Eleonora Salis dell’Anffas – per realizzare questi obiettivi è necessario che ci apriamo alla collettività, al territorio, affinché sia chiaro a tutti che questi progetti sono di fondamentale importanza per la cura dei nostri ospiti e di chiunque si trovi in condizioni di difficoltà”.
Serve dunque far emergere il lavoro, l’impegno, la lungimiranza di progetti come questo perché la comunità possa comprenderne il peso e il valore inestimabile per la qualità della vita di tutti, non solo di chi opera in prima persona. All’evento hanno partecipato enti e associazioni che in vario modo portano avanti attività che coinvolgono le persone fragili nella cura del verde: dall’Orto Botanico di Cagliari con Luca Iiriti, responsabile del verde dell’Ateneo cagliaritano, dall’Università Daniela Loi (Dipartimento di Ingegneria) e Andrea Manca (Dipartimento di Psicologia), dall’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza con Silvia Paba al Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze della ASL Oristano con Filippo Bartolomeo. Erano presenti anche rappresentanti delle associazioni Slow Food, La voce delle Piante e Coldiretti.
Una partecipazione così sentita è la dimostrazione che sono tante le persone coinvolte in uno scenario sociale complesso e delicato, che necessità di un’analisi corale, condivisa e comunicata alla comunità, perché se ne percepisca l’importanza e perché il beneficio di un singolo sia l’innesco di un discorso collettivo sul benessere di tutta la società.










