Ci sono artisti, come Marco Ceraglia, capaci di raccogliere intorno a sé persone ed energie, catalizzandole con la forza della passione ed una visione del mondo che coinvolge. Dalle riflessioni del fotografo e artista visuale circa la particolare condizione di chi vive in una terra circondata dal mare è nato il progetto “ISOLITUDINE”, efficace sintesi di “isola” e “solitudine”, da pochi mesi riconosciuto quale neologismo nella lingua italiana.
Lo scrittore Gesualdo Bufalino ha coniato questo termine negli anni ottanta, nel suo romanzo ‘Diceria dell’untore’, per descrivere il conflitto culturale ed emotivo dei siciliani, divisi tra la fierezza della loro diversità e il sentimento di isolamento e sconnessione dalla vita del continente. Ceraglia ha fatto suo il concetto di “isolitudine” nel corso degli ultimi quindici anni, condividendone in qualche modo la paternità, avendolo elaborato in modo del tutto personale e ritrovato poi nelle pagine dello scrittore.
ISOLITUDINE ha la forma di una mostra collettiva, inaugurata il 2 settembre presso il Museo Civico Archeologico alle Clarisse di Ozieri. Ceraglia ha messo insieme immagini, opere e parole scritte grazie al contributo di artisti e liberi pensatori, chiamati a raccolta per interrogarsi e condividere uno spazio di quella riflessione abitandola insieme, ciascuno con una parte di sé, come isole nell’Isola a formare un continente.
Nel catalogo, arricchito dalla prefazione di Mariolina Cosseddu e curato nel progetto grafico da Alberto Soi, Ceraglia spiega: “Non si può sorvolare con leggerezza su quel confine liquido che rende una terra un’isola ma, al contempo, segna il carattere di chi ci nasce, ci vive, di chi con un’isola ci si rapporta nel profondo. Per questa vicenda dell’isolitudine faccio mio il concetto di Carl Gustav Jung, l’inconscio collettivo nella sua definizione più schematica: deposito dell’esperienza dell’umanità, presente in ogni singolo individuo”.
Hanno risposto al richiamo di Ceraglia gli artisti Igino Panzino, Josephine Sassu, Giusy Calia, Stefano Serusi, Gabriella Locci, Alberto Soi, Mario Fois, Caterina Lai, Marilena Pitturru, Mauro Scassellati; i fotografi Davide Virdis, Pierluigi Dessì, Stefano Pia, Gigliola Lai, Ilaria Pisoni, Francesca Esposito; i giornalisti Celestino Tabasso e Giacomo Mameli; il regista teatrale Sante Maurizi e il regista cinematografico Giovanni Columbu; il semiologo Francesco Sedda; il biologo Vittorio Gazale, il marittimo Eugenio Cossu, la psichiatra Antonina Serra, la critica d’arte Mariolina Cosseddu.
Ciascuno di loro ha restituito uno sguardo, un pensiero, un interrogativo a conferma del fatto che, come dice l’ideatore del progetto, il confine per l’isolano “assume una moltitudine di forme diverse a seconda delle maree, dei venti e delle lune”. Ne viene fuori un insieme poetico che dimostra come, sempre per usare le parole di Ceraglia: “Il confine di acqua di ogni isola lavora nel profondo fino a fare percepire quel pezzo di terra grande o piccola che sia, come il contenuto di un grembo materno: piccola ed esclusiva isola dell’universo femminino protetto dal suo liquido amniotico. Ma anche isolato, fragile, dipendente da forze altre».
La mostra, organizzata dall’Istituzione San Michele e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ozieri, è realizzata grazie al contributo dalla Fondazione di Sardegna, della Camera di Commercio di Sassari e di Carlo Delfino Editore. Sarà visitabile fino al fino al 30 settembre con i seguenti orari: dal martedì al venerdì 9-13 e 15-19, sabato e domenica 10-13 e 15-18.










