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Ian Curtis, i Joy Division e l’anniversario di una morte che ancora fa male

Di Giacomo Pisano
15/05/2021
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 20 minuti

English Songwriters 02 (Ian Curtis), acrilico e matita su carta, 20 X 30 cm, 2021 (collezione privata)

18 maggio 1980, a soli 23 anni il leader di una delle band più amate al mondo si toglie la vita. Ian Curtis, fondatore e paroliere dei Joy Division lascia un’eredità profonda che ha influenzato la cultura e la musica fino ai nostri giorni.

Ian era uno studente talentuoso, colto, partecipe del fermento con il quale il Punk aveva travolto l’Inghilterra. Nato in un sobborgo di Manchester Curtis trovò nella musica, come tanti suoi coetanei, la via per sfogare quel malessere generazionale che nell’Inghilterra di fine anni ’70 sembra particolarmente acuto. Il furore del Punk ha lasciato parecchie cicatrici ma è una risposta che sembra incompleta alla mente brillante di Ian che, inconsapevolmente, diventa portavoce di un nuovo movimento che abbraccia filosofia, arte, teatro, cinema e lo traspone in musica con testi simili a poesie.

I Joy Division sono padri del genere post punk, intorno a loro una folla di punk insoddisfatti e introversi trovano terreno fertile dove coltivare il loro dolore manifestandolo con una scelta estetica forte: il Gothic. Musica ossessiva e voce tenebrosa sono il marchio di fabbrica dei Joy Division e i testi, così disperati, contengono richiami continui all’oscurità, provocazioni che li fanno sospettare di filo nazismo, visioni totalmente alienanti della vita e dei rapporti umani.

E a proposito di fabbriche il ruolo di Manchester non è secondario nella breve ma folgorante carriera di Ian Curtis e nella creazione di un immaginario così oscuro. Lo sfondo grigio dell’asfalto umido, il cielo plumbeo, l’aria opprimente, gli edifici fatiscenti color cartone con i vetri spaccati sono ciò che resta del sogno industriale di una città decadente, con serissimi problemi occupazionali e lo spettro della droga.

Ian si sposa giovane con Deborah Woodruff nel 1975, ha con lei una figlia, Nathalie, e trova impiego nell’ufficio di collocamento di Macclesfield occupandosi principalmente di persone con disabilità. Lo stress del lavoro unito alle pressioni della famiglia e della band acuiscono in lui una forma di schizofrenia fotosensibile e alimentano una depressione cronica.

I componenti della band (Peter Hook, Bernard Sumner e Stephen Morris) ricordano Ian come persona determinata e capace di scherzi e risate anche se in alcuni momenti la malattia lo attaccava senza pietà. Celebre l’esibizione durante la quale ebbe un grave attacco epilettico, la band attonita continuò a suonare, la folla pensò che si trattasse di una trovata teatrale e ai concerti successivi in tanti si misero a ballare imitando i movimenti convulsi della robotica danza di Ian, ignari che di lì a poco sarebbero stati orfani di un così grande talento.

Durante una delle date del tour Ian conobbe e si innamorò, ricambiato, della giornalista belga Annik Honorè alla quale confesso di essere stremato dalla vita, dai medicinali che lo rendono uno zombie, dalla sua incapacità come padre. Il peso è troppo e il crollo inevitabile del matrimonio con Deborah, getta Ian in una spirale senza uscita.

Il fato, beffardo, intanto procede muovendo i suoi ingranaggi e i Joy Division, contemporaneamente al declino personale di Ian, diventano una band di culto mondiale con date in tutta Europa e la promessa, mai mantenuta, di un tour in America. Con pochi album in studio e appena due video clip, di cui uno postumo, i ragazzi di Manchester conquistano l’attenzione della critica e l’amore incondizionato del pubblico. Un successo rapidissimo derivato non solo dalla novità di uno stile musicale e di un immaginario nuovi ma anche dalla inconscia consapevolezza che i fallimenti raccontati dai Joy Division sono i fallimenti di una società intera che sta implodendo.

La notte del 18 maggio Ian si impiccò nella sua casa, al numero 77 di Barton Street a Macclesfield. Sulla sua tomba solo il nome, la data di nascita e quella di morte insieme alla frase tratta da uno dei brani più amati dai fan: “Love will tear us apart” (l’amore ci farà a pezzi).

Con questo articolo non vogliamo ripercorrere date, uscite di album e singoli, bootleg, libri e addirittura film sui Joy Division e in particolare su Ian Curtis, né le vicende affascinanti della casa discografica Factory che scommesse su di loro. Lasciamo alle enciclopedie musicali fissare nel tempo date e nomi.

Con questo articolo vogliamo ricordare la persona che è stata Ian Curtis, fondamentale per gruppi di successo mondiale come The Cure, U2 e New Order per citare solo le band più famose, ispirazione per personaggi cinematografici e artisti, ma soprattutto per tantissimi ragazzi e ragazze che hanno avvertito il peso e l’inadeguatezza in questa vita. Una persona che oggi, forse, con cure mediche e assistenza adeguate, sarebbe ancora qui.

Le sue parole immortali trovano vita nuova in ogni declinazione e sfumatura di colore che tutti e tutte sapremo dare loro e se è vero che l’amore ci farà pezzi avremo almeno la certezza, grazie a Ian e ai Joy Division, di averlo sempre saputo.

Il ritratto di Ian Curtis nell’immagine di anteprima è di Gavino Ganau, acrilico e matita su carta, 20 X 30 cm, 2021 (collezione privata)

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