Non è certo ciò che ci si aspetterebbe da un’ottantenne ma Vivienne Westwood di ciò che pensano gli altri se ne è sempre infischiata: icona indiscussa della moda, ideatrice dello stile Punk, attivista politica non sta certo aspettando l’approvazione di nessuno. La stilista più eccentrica del mondo ha saputo dare continuo spessore al suo personaggio evitando i clichè e le trappole del fashion system, per mantenere un fil rouge intatto dalle origini fino al compimento dei suoi ottant’anni, irriverente come solo chi sa può permettersi di essere.
Vivienne si trasferisce a Londra da un piccolo villaggio del Derbyshire nel 1958 per studiare oreficeria e moda. Il suo lavoro di creativa nasce proprio in questo periodo quando elabora i primi gioielli che vende al celebre mercatino di Portobello Road. Abbandonata l’università si sposa e ha un figlio. Un’apparente vita tranquilla ma destinata presto a cambiamenti di rotta drastici e totalmente inaspettati.
Il folgorante incontro con un personaggio carismatico e controcorrente fa si che Vivienne ponga fine al suo matrimonio per inseguire il sogno di stilista al fianco di Malcolm McLaren, il manager dei Sex Pistols, la band più trasgressiva e fastidiosa mai apparsa sulla faccia della terra.
Vivienne cura la loro immagine pubblica: un’immagine aggressiva e provocatoria che utilizza svastiche, riferimenti al mondo sadomaso e soprattutto dissacra la massima autorità inglese vivente: la regina. Quando i Sex Pistols cantano “God save the queen” sfoggiando una maglietta strappata in cui l’immagine di Queen Elisabeth è deturpata dalla presenza di spille da balia sulle sue regali labbra è lo scandalo. Uno scandalo certo, ma anche un successo mondiale.
Apre il suo primo negozio nel 1971, sulla scia del rock duro in voga all’epoca, il nome è Let it Rock, al 430 di Kings Road. Con l’evolversi dello stile e soprattutto con le sue crescenti competenze tecniche Vivienne si lancia in un’impresa destinata a rappresentare un’epoca: inventa lo stile Punk, non solo per i Sex Pistols ma per tutti e tutte senza distinzione di sesso.
Punk è cultura, controcultura, rivoluzione e sottomissione volontaria, è contrasto, è esagerazione, è ciò che è sgradito, rifiutato, schifato e lei ne fa un’arte. Non poteva certo immaginare, al tempo, di stare realizzando qualcosa di epocale, quando cuciva ossa di pollo, componendole in modo da formare parole sconce, su t shirt oggi battute alle aste di tutto il mondo con cifre a cinque zeri. Abiti di gomma, slogan sovversivi, strappi (le cicatrici del tessuto), diventano trade mark delle creazioni firmate da Vivienne, uniche e inimitabili, improntate all’avanguardia, all’arte e alla storia.
L’immagine che abbiamo del Punk la dobbiamo a lei, alla sua capacità visionaria di inventare accostamenti rigorosi a dettagli scandalosi, al suo osare oltre le regole pur utilizzando una tecnica sartoriale impeccabile. La sua prima sfilata, nel 1981, era ispirata ai costumi del XVII e XVIII secolo di cui Vivienne recupera alcuni elementi, come il corsetto, rendendoli attuali e moderni. Lei è così brava da saper prendere quanto di più noioso, visto e classico si possa immaginare e stravolgerne il senso. Un tessuto tradizionale come il tartan (detto comunemente “scozzese”) nelle sue mani diventa una bomba a orologeria pronta e esplodere e assurge a simbolo identitario per i punk ancora oggi. La stessa union jack, la bandiera inglese fa la sua comparsa negli abiti delle sue collezioni, in aperta polemica con la classe politica.
Il negozio segue l’evoluzione stilistica di Vivienne diventando Too fast to Live too young to die, poi Seditionaries, poi Sex e infine World’s end raggiungendo fama e successo che vanno ben oltre il circuito alternativo del Punk e approdano invece al mondo dell’alta moda.
Nonostante i pesanti attacchi all’establishment inglese il suo talento e l’impegno nel sociale non potevano non attirare anche onorificenze e premi. Nel 2005 è stata insignita del titolo di Ufficiale dell’Impero Britannico, mentre l’anno successivo diventa Dama di Commenda dell’Impero Britannico. È stata premiata due volte come “stilista britannica dell’anno”.
Coerenza nella vita e in passerella: Vivienne è rimasta fedele alla sua attitudine provocatoria non facendosi mai manipolare e assumendo posizioni politiche forti a sostegno delle battaglie per i diritti civili e per l’ambiente, di cui è un’attivista e portavoce instancabile.
La natura, il pianeta ma anche le contraddizioni sociali e politiche ha saputo tradurle in creazioni magnifiche e in collezioni dai titoli emblematici come ‘Propaganda’, ‘Active Resistance’ e ‘Active Resistance to Propaganda’ che polemizzano apertamente con le amministrazioni Bush e Blair. Suo anche lo slogan sulle t shirt ‘I AM NOT A TERRORIST, please don’t arrest me’. Vivienne si è espressa più volte anche contro Donald Trump e la sua deleteria politica razzista e anti ambientalista.
Eccentrica ma coi piedi ben saldi a terra anche se infilati in scarpe con la zeppa di venti centimetri, Vivienne Westwood festeggia il suo ottuagenario con lo stesso sorriso che sfoggiava da ragazza, bella e invincibile. Perché il Punk, quello vero, non muore mai.
















