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Enrico Rava: “A 84 anni mi diverto ancora a suonare”. Il celebre trombettista a Cagliari il 17 settembre per Forma e poesia nel jazz

Di Carlo Argiolas
09/09/2023
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 5 minuti
Enrico Rava: “A 84 anni mi diverto ancora a suonare”. Il celebre trombettista a Cagliari il 17 settembre  per Forma e poesia nel jazz

Quando si pensa alla tromba jazz in Italia, il primo nome che viene in mente è quello di Enrico Rava, atteso il 17 settembre alle 21 al Lazzaretto di Cagliari per la ventiseiesima edizione di Forma e poesia nel jazz, in compagnia di Alessandro Lanzoni, pianoforte, Daniele Germani, sax, Gabriele Evangelista, contrabbasso, Enrico Morello, batteria. “Ho sempre suonato con persone con cui condivido una visione della musica”, dichiara il numero uno del nostro jazz.

Da anni suona spessissimo con musicisti giovani che ha scoperto o valorizzato: cosa ha ricevuto da loro?

Una riconoscenza enorme. Stefano Bollani, ad esempio, a distanza di tanti anni dal nostro primo incontro, continua a sottolineare quanto sia stato importante per lui. Da tutti ho ricevuto molto musicalmente. La maggior parte li ho incontrati ai seminari di Siena Jazz. Giovani e meno giovani, ma tutti eccezionali. I miei gruppi degli ultimi 20 o 30 anni sono saltati fuori da quei seminari.

Si è dato un limite per salire sul palco e incidere dischi?

Ci penso ormai tutti i giorni. Ogni concerto che faccio, penso che dopo potrei smettere. Dipende da come mi sento, da come suono. Chiaramente invecchiando non è che si migliora, non posso più suonare come prima. I muscoli tengono sempre meno. Fino a quando riesco a stare a un certo livello e mi diverto, continuo. Suonare con il gruppo con cui mi esibirò a Cagliari mi stimola. Faremo un repertorio di standard e poi qualche mia composizione che Alessandro vuole eseguire.

Ha nostalgia del passato?

No, ma ho bellissimi ricordi. Mi mancano però certe figure e la possibilità di andarle ad ascoltare: Davis, Monk. Ci sono personaggi ancora vivi nella mia mente, come Gato Barbieri, che mi convinse a fare il musicista e vivere di questo, Steve Lacy, che mi aprì le porte a New York. Tra gli italiani, Dino Piana, siamo amici da sessant’anni.

Come immagina il jazz che si suonerà tra venti o trent’anni?

Non saprei, per come stanno le cose, è tutto cambiato in modo drastico. I dischi non esistono più, o meglio, esistono ma è come se non ci fossero. L’attività discografica è un piacere che uno si toglie, ma nulla più. È cambiata anche la musica. Ad esempio, in America da alcuni anni i nuovi musicisti fanno una musica complicata, difficilissima da suonare, con dei tempi impossibili, tipo undici ottavi e mezzo. Cose che non mi emozionano, benché riconosca la grande tecnica di chi suona. Se fossi giovane oggi e quella la musica jazz, non mi verrebbe in mente di fare il jazzista. Suonerei rock, funky, o diventerei un rapper. Di nuovo, nel jazz, non esiste nulla da tanto, tanto tempo.

Un consiglio d’ascolto?

I grandi capolavori del jazz e non: Il concerto di Miles Davis al Lincoln Center nel ’64, il Concerto per pianoforte e orchestra in Sol maggiore di Ravel, gli ultimi quartetti di Beethoven. Bisogna ascoltare la grande musica. Un invito che rivolgo soprattutto alle nuove generazioni di musicisti.

Una sua grande passione sono i libri: leggerà il contestato “Il mondo al contrario” del generale Vannacci?

L’ho letto subito. Condivido alcune opinioni e non altre. Ognuno deve essere libero di esprimere il proprio pensiero, cosa che oggi spesso non puoi più fare. Se dici che la Nato ha una corresponsabilità nella guerra tra Russia e Ucraina, allora sei putiniano. Se avanzi qualche dubbio sui vaccini contro il Covid, e preciso che ho fatto le tre dosi, allora sei un no vax. Se dico che quando ero piccolo faceva caldo come oggi, nego i cambiamenti climatici, cosa che per carità, in una certa misura ci sono. In Parlamento c’è chi ha presentato una proposta di legge per punire il negazionismo climatico: una follia!. Se ti discosti dal pensiero unico dominante, sei fregato.  

Nel corso della serata, il trombettista riceverà un premio alla carriera consegnato dall’associazione Event’s Partners a figure che si sono distinte nel campo della cultura, della musica e dello spettacolo, realizzato con il contributo della Regione Sardegna. Premio che qualche giorno prima verrà consegnato nel club Bflat dal presidente dell’associazione Luciano Caredda, a Francesco Lubelli, chef cagliaritano che da oltre un decennio partecipa in Antartide al Programma Nazionale di Ricerche messo a punto dal Cnr e dall’Enea, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea che monitora costantemente i gruppi di lavoro.

Forma e poesia nel jazz, organizzato dall’omonima cooperativa con la direzione artistica di Nicola Spiga, salpa il 13 settembre alle 20 con il sestetto Dancefloor Stompers seguito dal trio bolognese Savana Funk (serata a ingresso gratuito ma con prenotazione su eventbrite.it).Il 14, il quartetto Choro da Ilha e dopo Stefano di Battista (anche lui in quartetto) con un omaggio a Ennio Morricone. Il 15 le cantanti Chiara Effe e Simona Molinari in quintetto con un doppio set in programma alle 19 e alle 21. Nel dopo concerto i Mambo Django. Il 16, il duo Camilla Battaglia, voce ed elettronica, e Rosa Brunello, contrabbasso, e subito dopo Karima con un progetto incentrato su successi internazionali targati Beatles, Police, Queen, Clapton, Reed e altri ancora. Il 17 alle 20 prima di Rava, il trio della cantante e tastierista Irene Salis.  Altri ospiti del festiva: il pianista Andrea Schirru in piano solo il 13 all’alba nello scenario dello stagno di Molentargius, il trio della cantante Carla Giulia Striano il 14 mattina nella Sella Del Diavolo, le incursioni musicali il 15 e 16 del duo Diego Greco, sax, Giovanni Alborghetti, cajòn, sulla metropolitana da Monserrato a Settimo San Pietro (in collaborazione con l’Arst), la SeuinStreet Band l’11 in piazza San Michele e il 12 nel lungomare Sant’Elia. E poi due incontri tra parola e musica in programma il 14 e 15 alle 18.30 al Lazzaretto con Renzo Cugis ed Emanuele Pittoni, e Andrea Andrillo, allestiti dalla casa editrice Abbà, e un laboratorio inclusivo per ragazzi con disabilità ideato dall’associazione Istranzos de domo. Appendice del festival, il 24 mattina alla Tomba di giganti di Is Concias nel territorio di Quartucciu, con un concerto in programma alle 11.30 con l’eclettica e brava clarinettista e launeddista Zoe Pia insieme ai Tenore di Orosei “Antoni Milia”. Prima però, una passeggiata ecologica nel territorio di San Pietro Paradiso, ideata e diretta da Stefania Contini, mentre alle 10.30, una visita guidata alla Tomba di giganti Is Concias, curata dall’archeologa Patrizia Zuncheddu. Dopo il concerto, una degustazione di prodotti tipici offerta da Botteghe in piazza, in collaborazione con la Pro Loco di Quartucciu.

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