Una voce nuova, un progetto trasversale, che guarda alle distese nordiche senza folklore né cliché mescolando strumenti ed elettronica a influenze che spaziano dal jazz, alla wave fino quasi alla musica sacra. Daniela Pes è questo e tante altre cose. Lo ha raccontato nel modo migliore possibile ieri al Fabrik, nel cuore della città di Cagliari, con il linguaggio che più le è consono: la musica. Muovendosi agilmente tra synth e percussioni la sua voce si è insinuata saturando ogni spazio libero, davvero poco vista la folla accorsa per ascoltarla, e riempendo l’atmosfera di suggestioni che in più di un passaggio ricordano canti shamanici. Ci sono suoni e parole che sembrano giungere da epoche lontassime, altre dure e taglienti, veloci bisbigli che ci sfiorano e che riportano a una contemporaneità in cui velocità e impatto sono necessari.
Con lei sul palco Maru Barucco (synth, voce e bassi) e Maria Giulia Degli Amori (percussioni), un trio di sacerdotesse che officiano un antico rituale rendendolo contemporaneo e incantando un pubblico desideroso di farsi rapire. Il concerto non ha disatteso le aspettative, egoisticamente avremmo voluto durasse molto di più perché un sound così immersivo necessita anche del fattore tempo per essere così efficace da invaderti completamente. Un’ora è volata, le suggestioni regalate no, anche se vorremmo ascoltarla in luogo aperto, o con altezze tali che la cattedrale sonora raggiunga vette più alte.
Daniela Pes è un nome che in pochissimo tempo ha incuriosito la scena non solo isolana e in molti si sono chiesti come questa giovanissima, nata in Gallura nel 1992, possa aver creato uno uno stile impossibile da definire: strumentista, cantante, compositrice, autrice di un linguaggio del tutto originale che prende spunto dal sardo gallurese. Quanto di più lontano dalla musica pop commerciale si potrebbe dire, eppure, nascosto in quelle note così aliene, in quelle linee spezzate e in quei tamburi potenti, si nasconde un linguaggio universale, capace di toccare e far vibrare corde sepolte nelle nostre anime indistintamente. La Pes ha la capacità di librarsi a volo d’uccello, un taglio quasi cinematografico, e sa guardare alla musica come guarderemmo un paesaggio sconfinato, pieno di dettagli ma fluido, attraente.
La spontaneità con cui questa magia avviene è frutto di un lavoro meticoloso e lungo: dopo la laurea in canto jazz al Conservatorio ha conquistato una borsa di studio ai seminari diretti da Paolo Fresu per l’evento Nuoro Jazz; nel 2017 ha vinto ben quattro premi al Premio Andrea Parodi, nel 2018 è stata premiata a Musicultura e il suo album di debutto “Spira”, pubblicato ad aprile 2023 con la produzione di Iosonouncane, ha vinto la Targa Tenco come Miglior Opera Prima. L’ultimo riconoscimento è il Rockol Awards che le ha assegnato pochi giorni fa il Premio speciale TicketSms.
Un percorso già costellato di conferme che ci fanno guardare al prossimo futuro con entusiasmo. Un altro elemento che non è mancato al live di ieri, con un pubblico che ha risposto con grande calore facendoci pensare che forse, almeno ogni tanto, qualcuno riesce ad essere profeta anche nella sua patria.










