Alla Ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, lo scorso 23 novembre, è andato in scena il progetto di Encyclopéde de la parole dal titolo “Jukebox ‘Cagliari’”, con direzione artistica di Elise Simone e regia di Joris Lacoste. Un progetto internazionale dall’esito scenico che passa dal generale al locale con estrema naturalezza e fluidità.
L’ambientazione semplice, al limite dello scarno, con luci e piccoli accorgimenti che determinano un immediato senso di intimità e accoglienza, incuriosiscono e pongono le premesse per la predisposizione all’ascolto e alla ricettività
Da subito la presentazione dell’interprete Monica Demuru, nella descrizione dell’ambizioso quanto geniale progetto dell’associazione francese Encyclopéde de la parole di raccolta di documenti audio dalle fonti più variegate, rende chiara la complessità del lavoro svolto a monte, condensato in quarantacinque minuti di parole scelte e riprodotte (e interpretate) senza che nulla venga lasciato al caso.
Fanno parte del menù messo a disposizione del pubblico prima della rappresentazione stralci di conversazioni carpite nei mezzi pubblici, discorsi famosi o scambi virali sulle principali piattaforme social, riportate in ordine alfabetico con una brevissima descrizione a corredo.
Il meccanismo è, appunto, quello del jukebox, innescato dal pubblico che, in assoluta libertà, attinge dal menù e richiede all’interprete. Unico comune denominatore la ricerca di autenticità e spontaneità al fine di ricostruire le peculiarità di un luogo approfondendo le forme verbali.
Rimane la sensazione di contrasto tra grandiosità e complessità del lavoro svolto, a seguito dell’originale intuizione, e la semplicità dell’esito finale, fruibile a tutti e nel quale tutti si potranno riconoscere almeno in parte.
Tre le città coinvolte e dalle quali i cosiddetti “raccoglitori” attingono ci sono Roma, Prato e Cagliari. Ad ogni richiesta del pubblico un cambio di rotta completo crea accostamenti casuali e bizzarri, alchimie e contrasti di dialetti, cadenze e ambientazioni, generando un genuino divertimento ai limiti dell’incomprensibile: non è quello che si dice, o come lo si dice, l’enfasi o la totale assenza di contenuto, la profondità dell’argomento o la totale estraneità al medesimo. È tutto questo.
Per ogni sguardo brillante della Demuru una risata scrosciante in contropartita, seguita da qualche riflessione.
È chiaro che il progetto non è privo di connotazioni sociologiche: le parole estrapolate nella loro forma più spontanea, derivanti dal parlato colloquiale, come mezzo di espressione alla ricerca sì di autenticità, ma soprattutto di spontaneità.
Lo spettacolo è una produzione di Échelle 1:1, Short Theatre, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Metastasio/Contemporanea Festival, Sardegna Teatro/10 Nodi Festival, in coproduzione con Spaziomusica con il sostegno di: Institut Français Roma, Institut Français Paris e il supporto di Ministère de la Culture et de la Communication /DRAC Ile- de-France and Conseil Régional d’Ile de France, realizzato in collaborazione con la Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut Français Italia / Ambasciata di Francia in Italia, nell’ambito della rete IN ITALIA.










