Amori nascosti, temerari, passioni da tenere segrete a costo della vita. Per le persone omosessuali, durante il nazifascismo, vivere la propria vita significava indossare una maschera, relegando la propria identità a circuiti protetti e intimi, per non incappare in aggressioni, persecuzioni o anche il confino ai lager. L’omosessualità veniva riconosciuta e sanzionata come “turpe vizio” dal regime fascista, che definiva pederasti, invertiti e deviati coloro che osavano contraddire la natura binaria ed eterosessuale di uomini e donne, affidando alla polizia la facoltà di comminare provvedimenti come la diffida o il confino per coloro che fossero motivo di scandalo.
Il MOS Movimento Omosessuale Sardo e l’ANPI Sassari, insieme al “Comitato 25 aprile”, in un ideale percorso verso la celebrazione della Liberazione dal nazifascismo, il 20 aprile presentano a Sassari il documentario “Baci rubati. Amori omosessuali nell’Italia fascista” (Istituto Luce-Cinecittà, Ita, 2020) di Gabriella Romano e Fabrizio Laurenti, che sarà proiettato alle 19.30 negli spazi del C.C.S. Borderline in Via Rockfeller 16.
Durante la serata sarà presente la regista Gabriella Romano, che presenterà anche il documentario “Essere Lucy” (2011), dedicato alla vita di Lucy Salani, unica persona transgender sopravvissuta ai lager nazisti, scomparsa a 99 anni lo scorso 23 marzo.
“Baci rubati” ricostruisce la condizione delle persone omosessuali nel Ventennio, attraverso testimonianze dirette e la viva voce di uomini e donne che hanno letteralmente sfidato il regime di Benito Mussolini per rivendicare il loro diritto a esistere e amare. Vere e proprie storie di resistenza di cui si sa ben poco, per il silenzio che le accompagna fin da allora, raccontate attraverso materiali di repertorio provenienti da collezioni private, interviste radiofoniche, brani di diari inediti. Le voci di Luca Ward, Valentina Cervi, Sabrina Impacciatore e Neri Marcorè fanno rivivere brani di scrittori e artisti come Aldo Palazzeschi, Filippo de Pisis, Sandro Penna, Radclyffe Hall insieme a documenti dell’epoca che portano alla luce le storie di chi è riuscito a vivere seguendo le proprie scelte.
Emergono così, attraverso le testimonianze storiche e le voci dei protagonisti, vicende umane e sentimentali fatte di amori osteggiati, censurati, ricordati con nostalgia. A fare da contraltare le immagini ufficiali dei cinegiornali dell’istituto LUCE, che esaltavano in modo martellante l’ideale fascista maschio e virile o quello stereotipato femminile e sottomesso. Nasce proprio in quell’epoca lo stereotipo dell’uomo effeminato e della donna mascolina, che il documentario smonta ridando voce ai protagonisti e alle protagoniste di un pezzo di storia italiana.


L’evento si inserisce nel progetto “Intersezioni culturali” finanziato dalla Fondazione di Sardegna.










