Un’esplosione anarchica di colori che entra in contrapposizione dialettica con rigide geometrie e che provoca uno shock in chi guarda. Chi entra nell’ “antico lavatoio” di Orani, sede delle mostre temporanee del Museo Nivola, viene colpito con forza dalla psichedelia ordinata di Antesteria, l’ultima installazione di Peter Halley, in programma nel centro barbaricino fino al 22 agosto.
Con questa installazione l’artista newyorkese ha trasformato l’edificio del museo in un omaggio a Dioniso. Antesteria è infatti un riferimento alla festa primaverile dei fiori in onore del dio greco della liberazione dei sensi ma anche dell’essenza del creato. Una festa durante la quale, col dio presente, venivano rappresentate tragedie e commedie, sofferenza e gioia, tristezza e sfrontatezza, morte e vita. Elementi che nella primavera del secondo anno pandemico assumono un carattere fortemente simbolico e di auspicio in una resurrezione dopo la passione della pandemia.

La mostra
Nell’antico lavatoio di Orani si arriva passando per il parco del centro d’arte e, se si è fortunati, la vista verrà sollecitata da una calda luce e l’olfatto dai profumi della macchia mediterranea, mentre l’udito sarà coccolato dal fruscio dell’acqua che scorre nel sistema idraulico a vista del museo, fatto di fontane e ruscelli. L’edificio richiama per forme e colori quello di una chiesa campestre: lineare, semplice, con le travi a vista, chiaro.
Ma ecco che entrando si viene quasi schiaffeggiati dai colori esplosivi, dalle curve, dalle geometrie di Antesteria che fanno subito dimenticare la quiete quasi celeste che si è provata nei pochi metri che separano il cancelletto d’entrata di via Gonare dal portone d’ingresso dell’antico lavatoio.
“Nel cuore della Sardegna”, spiega Antonella Camarda, direttrice del Nivola e manager del Distretto Culturale del Nuorese, “Halley con Antesteria ha creato qualcosa di simile a una sua cappella degli Scrovegni (o, se si vuole, alla cappella di Matisse a Vence). L’effetto è quello di un’eccitante immersione nel clima dionisiaco di un Mediterraneo sognato attraverso il filtro del Modernismo novecentesco e bagnato in una luce artificiale e psichedelica”.
A questa descrizione fanno eco le parole di Giuliana Altea, presidente della Fondazione Nivola e storica dell’arte dell’Università di Sassari. “L’installazione — spiega la docente — esalta i contrasti di cui è fatta la pittura di Halley, al tempo stesso concettuale e decorativa, criticamente riflessiva e spettacolare, intensamente contemporanea e nutrita del dialogo con la storia dell’arte: combina polarità opposte, non tanto per cercare tra loro una sintesi o tentarne una conciliazione, quanto piuttosto per metterle in tensione e innescare corto circuiti dell’immaginario”.
Peter Halley
Nato nel 1953 e protagonista del Neo-concettualismo americano degli anni Ottanta, Halley è artista e saggista. Nella sua formazione è stato influenzato da pensatori come Foucault e Baudrillard, la sua visione è intrisa di pessimismo ma è espressa con dei colori che rimandano a una modalità elettrizzante, vitale, carica di energia e positività. Ha fondato e diretto, assieme a Bob Nickas, la rivista Index Magazine.
Con l’uso delle geometrie Halley ha voluto richiamare gli spazi sociali del capitalismo novecentesco, con la loro dimensione di confinamento, isolamento e reclusione. Le “celle”, i “condotti”, rimandano a strutture rigide, spigolose, escludenti come quelle dei grattacieli delle metropoli statunitensi con i loro uffici pieni di persone orientate solo alla produzione del profitto. Ma le linee che rincorrono e intersecano rimandano anche ai microchip, i circuiti elettronici che hanno aperto il mondo a una infinità di connessioni.
Il Museo Nivola
La visita alla mostra è anche l’occasione per scoprire o ri-scoprire, dopo la pandemia, il Museo Nivola, una perla di Barbagia, facente parte del Distretto Culturale del Nuorese (chi acquista un’entrata al Museo Nivola ottiene sconti sui biglietti degli altri musei o luoghi culturali aderenti al circuito). Con le sue trecento opere tra sculture, dipinti e disegni Costantino Nivola ricorda ancora oggi l’importanza dell’armonia tra uomo e natura, tra uomo ed elementi che ha caratterizzato la produzione del grande artista e designer nato a Orani nel 1911 e scomparso a New York nel 1988.
Il Pergola Village
Nivola è anche l’ideatore del Pergola Village, il progetto pensato nel 1953 per Orani, suo paese natale. Un’opera di arte ambientale con lo scopo di rafforzare il senso di comunità dei cittadini: l’idea è quella di intonacare di bianco le case e unirle con uno zoccolo blu e creare connessioni tra le abitazioni, e quindi le esistenze, per mezzo di pergole di vite.

Dopo essere rimasto tanti anni nel cassetto, il progetto è stato meritoriamente ripreso dall’amministrazione comunale guidata da Antonio Fadda e dalla Fondazione Nivola, che ne stanno curando la realizzazione, affidata a un raggruppamento temporaneo di professionisti a cui partecipa anche Stefano Boeri con il suo studio, assieme ad Alessio Bellu, ingegnere dello studio cagliaritano Qarchitettur. Le prime opere realizzate sono la ristrutturazione di piazza Mazzini e di Su Postu (dove si può iniziare a gironzolare tra i vicoli del paese barbaricino: imperdibile la visita alla chiesa di Sa Itria e alla sua facciata, ornata da un graffito di Nivola)
“Il Pergola Village”, osserva Giuliana Altea, “era straordinariamente in anticipo sui tempi: trasformando gli spazi aperti in spazi intimi e accoglienti attraverso le pergole di vite, puntava a trasformare i rapporti tra le persone. È straordinario che oggi, grazie al Comune di Orani e a Stefano Boeri, quella visione utopica possa finalmente confrontarsi col presente.”










