La vicenda tragica della nave italiana che si inabissò il 25 luglio 1956 nelle acque dell’Atlantico è raccontata in un podcast bello e avvincente che si avvale di preziosi contributi audio dell’epoca dell’Archivio Luce.
Narrato dall’attore Luca Bizzarri, scritto da Davide Savelli e prodotto da Chora Media per Archivio Luce “La ballata dell’Andrea Doria” ripercorre in sei episodi la storia di una nave che era il fiore all’occhiello della marina italiana, frutto del genio nautico degli ingegneri navali e del gusto impeccabile di designer e artigiani nostrani.
L’Andrea Doria era l’avanguardia per quanto riguarda il trasporto turistico: tre piscine, saloni da ballo, cinema e oltre 1000 posti letto. Divi del cinema, magnati industriali, politici, solcavano la tratta Genova/New York a bordo di questo transatlantico elegante e sofisticato, incantati dai servizi esclusivi, dal lusso e dalla straordinaria modernità.
Slanciata, ben bilanciata, equipaggiata di ogni bene e con strumenti innovativi come un radar simile a quello degli incrociatori militari, l’Andrea Doria incarnava il simbolo della rinascita italiana. Non è un caso infatti che fosse considerata un pezzo di Italia viaggiante e che al suo varo, il 16 maggio del 1951, la folla partecipasse in modo entusiasta. Dopo gli anni della depressione post bellica gli sforzi potati avanti da tecnici, armatori, ingegneri e operai fu immane ma il sacrificio fu ripagato da un prodotto che non conosceva concorrenti, sia per la qualità delle materie prime che delle finiture realizzate a mano, oltre che per le decorazioni e gli arredi dal gusto impeccabile.
Per quasi cinque anni l’Italia godette di questo mezzo di trasporto sicuro e piacevole portando gli americani a conoscere il Belpaese e permettendo agli immigrati italiani di riabbracciare parenti e amici. Poi il dramma.
A causa di una concatenazione di errori umani “La gran dama dei mari”, così era chiamata, fu speronata da una nave svedese, la Stockholm, che, munita di rompighiaccio perché costruita per viaggiare ad alte latitudini, provocò uno squarcio di oltre 15 metri nello scafo della nave italiana la notte del 25 luglio 1956. Nell’episodio che racconta l’incidente e le complicate operazioni di salvataggio è inevitabile commuoversi per il coraggio dimostrato dai soccorritori e per le circostanze ai limiti dell’assurdo che coinvolsero alcuni passeggeri.
Ridotte condizioni di visibilità a causa della nebbia, un comandante con poca esperienza, uno strumento tarato male costarono la vita a 51 persone. Solo l’abilità del comandante italiano Piero Calamai e del corpo ufficiali, unitamente al pronto intervento fornito dalla nave Ile de France che, non appena ricevuto l’sos, aveva immediatamente invertito la rotta precipitandosi sul luogo del disastro, hanno permesso di contenere il numero delle vittime. Il processo che seguì alla tragedia lasciò l’amaro in bocca, dapprima per il tentavo degli svedesi di depistare le indagini screditando l’operato degli italiani, poi a causa dell’accordo extra giudiziale che in pratica non dava alcuna soddisfazione ai parenti delle vittime in nome di un’economia da mandare avanti.
Le sei puntate, ricche di testimonianze originali dell’epoca tra superstiti, giornalisti e ufficiali di bordo, raccontano una storia che merita di essere ricordata, una piccola Italia dal cuore grande.










