Per il 2023 Alfabeto Interno riprende la sua forma abituale: ogni lettera una parola, ogni parola un percorso.
Salutiamo la P, P come paura, che ha scandito il 2022, e partiamo di nuovo, potremmo dire che leviamo l’àncora e salpiamo.
L’àncora è un oggetto indispensabile per le imbarcazioni, lo è così tanto da essere diventata una delle immagini più frequentemente scelte dai marinai per i propri tatuaggi e, ancora oggi, i moderni lupi di mare hanno una piccola àncora tatuata, o la scelgono come gadget nel portachiavi o come decoro in casa, magari in legno, colorata e appesa in un punto carino. È usata anche come ricamo negli indumenti per il mare o a stampa nei tessuti che richiamano l’ambiente marino e come distintivo nella divisa dei marinai. Perché l’àncora è semplice da rappresentare? Forse, ma soprattutto perché è quello straccio di sicurezza in un mondo sferzato dai venti, dalle onde impetuose, o straniante per il silenzio e il mistero sommerso, popolato da solo una minima percentuale di flora e fauna che a tutt’oggi conosciamo rispetto a quella esistente. Eppure l’àncora ti tiene dinamicamente fermo, assicurandoti a un punto.
Àncora è anche una parola frequente nel linguaggio marittimo, in locuzioni come gettare l’àncora, dare àncora, sorgere sull’àncora. È altrettanto usata in espressioni del linguaggio comune, una su tutte: àncora di salvezza. Il cristianesimo ha l’àncora come simbolo della virtù teologale della speranza. Forse perché entrambe le parole iniziano per s, ma mi chiedo chissà se vi è un nesso tra la speranza e la salvezza intesa come sicurezza. Il bisogno di sicurezza è uno dei più importanti anche se non di base, ma quando ci manca la sicurezza personale, quella materiale, e da tempo viviamo l’incertezza esasperante del nostro domani, percependo un senso di instabilità continuo e preoccupante, a un tratto potrebbe venir meno la speranza di poter assaggiare, anche con piccoli bocconi, un po’ di serenità e meritati trionfi.
Incertezza dei mercati, incertezza sull’escalation della guerra, incertezza sul modo di diffondersi di nuovi virus o varianti dei corona virus pericolosi e altri flagelli che si stanno abbattendo sulla nostra società, stanno anche inoculando un senso di disperazione che è la perdita della speranza.
La speranza è la capacità di aspettare, con fiducia, un momento migliore. Ma se l’attesa è troppo lunga, a un tratto viene a mancare la fede e senza fede, scompare quella luce che la speranza accende in noi.
Se il cristianesimo l’ha messa tra le tre virtù teologali, quindi quelle che vengono direttamente dalla parola di Dio, è perché la speranza è la capacità di attendere il contatto col divino, nella fede che avverrà e con l’unico strumento a nostra disposizione che è l’amore. Amore che nella maggior parte dei casi viviamo da un punto di vista terreno, nel quale si insinua possesso, gelosia, attaccamento, aspettativa.
Siamo pronti per stare all’àncora, in grado di saper scegliere un nostro punto di sicurezza e serenità? E, una volta fermi laddove ci pare staremmo sereni, siamo in grado di amare escludendo ciò che di così basso non farebbe che, nonostante l’àncora, mandarci negli abissi? Cosa ci serve per stare sicuri una volta trovato un centro di equilibrio dinamico, o come lo chiamava Battiato, un centro di gravità permanente? Non so, forse non ci dobbiamo salvare ma solo accettare ciò che ci succede cercando di amare in maniera semplice e limpida, senza aspettare un momento migliore ma solo vivendo il presente liberi da speranze che probabilmente saranno disattese.









