Si toccano toni profondi, ruggini del cuore, malinconie invincibili e laceranti turbolenze dell’anima, ogni volta che si a che fare con il flamenco. Basta pronunciare questa parola, magica e segreta al tempo stesso, per mandare in estasi moltitudini di persone folgorate sulla via di Cadice o di Jerez de la Frontera, culle per eccellenza del flamenco, genere dove si incrociano tradizione e modernità, cante jondo e cultura gitana. Il flamenco è ritualità, improvvisazione, forza espressiva, raccoglimento, austerità, senso comunitario. Richiamo di nostalgia e seduzione, danza e musica che non conosce il passare del tempo. Esoterico e misterioso, racconta le profondità dell’alma. Un’arte dal fascino trasversale, dalla straordinaria vitalità e potenza comunicativa, dalla ricchezza multiforme fatta di cante, toque, baile. Anche se poi il flamenco non è solo ritmo, ballo, canto, ma più in generale un modo di intendere la vita.
Una corrida di ritmi, movenze, crepitii di tacchi, voci roche, frutto di secolari incroci di generi e stili (l’eleganza e il potere delle farrucas, la sensualità delle bulerias, il dolore e la morte delle seguidillas, la nostalgia e la solitudine delle soleas) che, come il tango, non ha mai cessato di evolversi, di compiere le sue rivoluzioni per mano di nomi divenuti leggendari: El Camaròn de la Isla, irraggiungibile cantaor ammirato da Mick Jagger e Bono, diede nuova vita all’immutabile cante jondo, il canto popolare andaluso che rappresenta l’anima sotterranea e più autentica del flamenco, Paco De Lucia gettò le basi del flamenco moderno facendolo diventare un fenomeno mondiale, Antonio Gades, immenso bailarìn e bailaor, lo trasformò in drammaturgia. Per lui era duende, sguardo sul mondo, passione civile, impegno politico,
A quest’arte che in ogni dove richiama folte schiere di appassionati e che l’Unesco nel 2010 ha dichiarato patrimonio immateriale dell’umanità “per la sua capacità di rendere canto, danza e musica elementi unici di visibilità dell’intera nazione in tutto il mondo”, sono dedicati gli spettacoli in programma sabato 6 settembre a Quartu Sant’Elena, martedì 9 a Cagliari e mercoledì 10 a Sassari.

Si parte oggi dal Parco naturale regionale Molentargius-Saline che, alle 21,fa da cornice a Una noche con Sergio Bernal, fiore all’occhiello della prima edizione di Quartu Cultura Festival che termina l’11 con la pianista jazz e cantante Aziza Mustafa-Zadeh (in passato al fianco di Al Di Meola, Dave Welck, John Patitucci), allestito dalla neonata Fondazione Quartu Cultura presieduta da Graziano Milia. Trentaquattro anni, madrileno, con un passato da primo ballerino nel Ballet Nacional de Espana, il nome di Bernal non è nuovo al pubblico sardo. La scorsa estate approdò a Nora con una produzione a cui il pubblico riservò un mare di applausi e qualche mese prima, in febbraio, sbarcò nel Teatro Massimo di Cagliari con “Solo and duets”, anche questa accolta con calore. Accompagnato da un ensemble di cui fanno parte Daniel Jurado, chitarra, Javier Valdunciel, percussioni, Paz de Manuel, cante, presenta una serie di quadri, Farruca del molinero, Farruca a dos, Obertura, Racheo, Soleà per bulerias, El Cisne, avvolti da musiche di De Falla, Coetus, Saint-Saens e temi originali.
Il 9 settembre il flamenco irrompe al Lazzaretto di Cagliari con un altro spettacolo da non perdere: Raiz flamenca, in programma alle 19 e alle 21 per la decima edizione di Encuentros allestita dalla cooperativa Forma e poesia nel jazz (info e biglietti al box office, 070-657428). In scena Patricia Ibanez e Abel Harana, baile, Jesus Flores e Juan De La Maria, cante, David Vargas, toque, con un repertorio composto da bulerìas, soleà, fandangos, alegrìas, tangos. Ballerina e coreografa di fama internazionale, Patricia Ibanez è nata a Jerez de la Frontera. Formatasi con maestri del calibro di Juan Parra e Ana Maria Lopez, ha avuto modo col tempo di perfezionare il proprio stile con nomi di spicco come quelli di Carmen Cortés, Eva “La Hierbabuena”, Farruquito e altri ancora. Nel corso della carriera ha ricevuto numerosi premi importanti e fatto parte del Ballet Flamenco de Andalusia diretto dalla carismatica Cristina Hoyos. Abel Harana è nato invece a Sanlùcar De Barameda vicino a Cadice. Da giovane ha studiato con famosi artisti come Manolo Manìn, Joaquin Grilo, Josè Antonio Benitez membro della compagnia di Gades, e girato il mondo con i gruppi di Maria Pagés, Maria Carrasco, Rafael De Cordoba. Il suo flamenco, puro e semplice, unisce tradizione e modernità mescolate in un linguaggio fatto di influenze assimilate da altre regioni del flamenco come Jerez, Utrera e Lebrija. Lo spettacolo viene replicato il 10 a Sassari alle 21 nel Teatro Astra per l’organizzazione di Teatro Sassari.
Nella foto in evidenza, Patricia Ibanez










