L’inossidabile regina della tv italiana ha ceduto alla malattia che la affliggeva. Il compagno di una vita Sergio Japino ha comunicato questo pomeriggio: “Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre”.
Raccontare Raffaella Carrà è impresa titanica perché persona e personaggio sono così intrecciati tra loro che distinguerli non è possibile, e perché tanta storia dell’Italia e tante generazioni con i loro dubbi e i loro sogni la hanno vista, rassicurante e presente, accompagnare cambiamenti epocali. Forse per questo è difficile non amarla e forse per questo è davvero triste accettarne la morte.
La Carrà ha ridisegnato parecchi confini, nella tv e anche nel mondo della musica, rompendo tabù incoerenti e retrogradi con grande determinazione e spontaneità e impersonando mille volti senza mai tradire il suo. Italiana e spagnola, a metà tra due culture così affettuose e calorose: conduttrice, cantante, ballerina, talent scout, attrice. In un mondo di starlette lei era una vera star.
Ha spiegato con garbo che la donna si può autodeterminare, che scoprire gambe e ombelico non significa essere disponibili. Ha cantato di sesso senza volgarità e anzi ne ha evidenziato la gioia e la leggerezza. Da sempre ha riconosciuto a tutti pari diritti in amore, diventando a pieno titolo un’icona per la comunità LGBTQ ma non solo.
Ha gestito la sua carriera e la sua vita personale fuori dai pettegolezzi dello star system, non si è mai venduta alla pubblicità o partecipato a programmi privi di gusto e di cultura. Con la discrezione che la ha contraddistinta ha gestito una malattia logorante che a soli 78 anni la ha sconfitta nel corpo ma non certo nel mito.
Ma noi vogliamo ricordare la sua risata, quella si, per niente discreta, ma travolgente, sincera e unica.










