Da leggere, guadare, ascoltare e soprattutto giocare. È fresca di stampa, in libreria, Giorgino Cagliari/Villaggio dei pescatori (Ediciclo, 192 pagine, prezzo di copertina 16 euro), una guida di turismo “esperienziale”, per scoprire vita, storia, abitanti e prospettive della borgata marina di Cagliari, che si affaccia sulla laguna di Santa Gilla e sulla parte occidentale del Golfo degli Angeli.
Il progetto è a cura di Riverrun, l’hub cagliaritano di cultura e innovazione che, con l’ideazione e coordinamento di Lorenzo Mori, ha dato vita alla collana Nonturismo di Ediciclo.

Ed ecco che si scopre la vocazione alla resistenza di un borgo che è “isola nell’isola”. Nato nel 1939, nel corso della sua storia il Villaggio dei Pescatori è stato più volte minacciato di essere smantellato, travolto dalle trasformazioni di tipo produttivo che hanno interessato il territorio dove è sito, ultima, oggi, la possibile costruzione di un rigassificatore a poca distanza da esso, come racconta nel volume il Comitato del quartiere.
Gli abitanti di Giorgino, che oggi conta settanta persone, sono determinati a conservare le proprie radici, dando vita alla trentennale Sagra del Pesce, al proprio Carnevale, con la partecipazione del villaggio a “sa ratantira casteddaia”. Il villaggio, poi, assume una centralità nei festeggiamenti in onore di Sant’Efisio .
Il libro è una narrazione corale, dove ogni singolo elemento e segno è al servizio di un “gioco”: è la comunità del Villaggio dei Pescatori a raccontarsi a un collettivo di artisti, che ha prodotto testi, fotografie integrate con illustrazioni e un gioco interattivo ideato dalla game designer Marta Ciaccasassi. Due le modalità: una libera, cercando nei luoghi del quartiere le “parole chiave” esposte in ordine alfabetico, elementi propri e ricorrenti del luogo, come un oggetto, una scritta sul muro o una percezione sensoriale (i testi e fotografie illustrate sono cariche di quel genere di fantasia così spontanea, così sorprendente, di cui solo un bambino è capace); l’altro, guidato, risolvendo i giochi proposti dentro il libro (occorre munirsi di penna), le cui soluzioni sono le parole chiave da riconoscere nei luoghi.
E non solo: nel borgo, lungo i percorsi delle mappe, vi sono diversi Qr Code. Se si scarica l’app gratuita Loquis e si inquadrano i Qr Code, si può compiere un percorso di podcast d’autore.
È un urban game, che richiama lo spirito degli abitanti di Giorgino. “È individuabile nei caratteri della comunità una vena giocosa che è rimasta immutata negli anni”, è spiegato nella guida. “È forse la prima caratteristica che salta agli occhi del viaggiatore che giunge al villaggio. Diversi possono essere i fattori che trasformano il mondo di queste persone, per niente ingenue e inconsapevoli, in un grande gioco. In primis l’armonia della comunità, e, banalmente, l’amore per le persone. Giorgino è una grande famiglia in cui nessuno viene lasciato indietro. Ancora oggi tutti vengono coinvolti nelle attività ludiche, anziani e bambini, nei viaggi e nell’invenzione”.
Hanno lavorato con Lorenzo Mori Cristina Marras e Alessandro Olla (podcaster & sound designer), Alberto Marci (contenuti grafici), Laura Farneti e Franco Casu (fotografia), Pietro Medda (video), Francesca Sassu (social manager), Mauro Tetti (contenuti narrativi) e la foodblogger Federica Buccoli.
Il progetto di Riverrunhub parte da un lungo lavoro in residenza artistica. “Siamo grati a Giorgino e ai suoi abitanti per averci indicato, grazie alla loro resistenza gentile, un salto di livello necessario quando si lavora nei luoghi ai margini – scrive Lorenzo Mori, nelle sue note nelle pagine finali del libro, parlando di un percorso preparatorio durato tre anni. “Quest’esperienza ci ha insegnato che il nostro progetto prima di essere un prodotto editoriale è un processo e in quanto tale non può cristallizzarsi in una metodologia sicura e certa, scalabile e replicabile indistintamente. I luoghi marginali sono tali anche perché per sopravvivere adottano strategie del tutto diverse dal resto del mondo. Ma queste strategie sono anche diversissime tra di loro e non assimilabili alla formuletta da manuale di urbanistica alla voce periferie urbane o borghi abbandonati. Perché ogni luogo marginale ha un codice interno differente, non scritto, condiviso e praticato in scioltezza, utile a chi ci abita per vivere. Nonostante il centro. E questo codice, a vederlo da fuori, si potrebbe chiamare anarchia. L’anarchia di Giorgino è quella di vivere giocando”.










