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Serpenti bianchi, ladri gentiluomini e grandi onde, un ricordo di Yasuo Otsuka

Di Andrea Castello
20/03/2021
in Cinema, Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti
Serpenti bianchi, ladri gentiluomini e grandi onde, un ricordo di Yasuo Otsuka

Lo scorso 15 marzo, sul palco del Tokyo Anime Award Festival, Toshio Suzuki, il produttore dello Studio Ghibli ha ricordato la scomparsa, avvenuta poche ore prima, di uno dei padri dell’animazione giapponese, Yasuo Otsuka. Per capire la sua rilevanza nella storia dell’animazione bisogna risalire agli albori di questa forma d’arte in Giappone: prima dello studio Ghibli, prima della Mushi Production di Tezuka, fino al primo vero lungometraggio animato: “La leggenda del serpente bianco” del 1958, che fu presentato anche alla mostra del cinema di Venezia nel 1959. In quella pellicola, primo film animato a colori prodotto in Asia, Otsuka ebbe il ruolo di animatore chiave, colui che disegna i momenti chiave di una sequenza.
Il film era realizzato da uno studio di animazione fondato nell’immediato dopoguerra, poi acquisito e rinominato in Toei Dōga dalla grande azienda di produzione cinematografica Toei.
Otsuka trascorse un decennio alle dipendenze di Toei Doga e diede un contributo fondamentale alla sua crescita, lavorando come animatore a tutti i suoi lungometraggi dell’epoca, tra cui Sasuke e il Saiyuki – Viaggio in occidente, classico della letteratura cinese tratto dalla rielaborazione manga fatta da Tezuka pochi anni prima. Lavorò anche a Ōkami shōnen Ken, prima serie televisiva della Toei, dove ebbe modo di incontrare i giovani Hayao Miyazaki e Isao Takahata.


Nel 1968 ricoprì il ruolo di direttore dell’animazione del film ‘Taiyō no ōji – Horusu no daibouken’ (in Italia “la grande avventura del principe Valiant”). Miyazaki ha raccontò che l’influenza di Otsuka fosse tale da poter richiedere di avere Takahata alla regia e Miyazaki stesso ai layout, pena il suo rifiuto di lavorare alle animazioni. i tre si ritrovavano spesso a casa di Takahata per discutere degli aspetti tecnici e narrativi del lavoro, cementando un’amicizia che sarebbe durata oltre quarant’anni. Il film segnò un salto di qualità nella produzione di lungometraggi anime, ma non fu un successo; questo fu il casus belli che portò a rottura il rapporto con la Toei, logoro da tempo.


Otsuka si unì alla A production dove, nel 1969, lavorò all’animazione di molte puntate della prima serie di ‘Lupin terzo’, di cui curò anche il character design dei personaggi. Diede un contributo fondamentale alle serie e ai film successivi del ladro gentiluomo, tra cui il ‘Castello di Cagliostro’ diretto da Miyazaki.
Leggenda vuole che sia stato lui ad avere l’idea di introdurre la FIAT 500 usata spessissimo da Lupin nelle sue fughe rocambolesche.

Nel 1978 Otsuka, Miyazaki e Takahata collaborarono a una serie che ha segnato l’immaginario collettivo dei giovani di tutto il mondo: “Conan, il ragazzo del futuro”. I primi due si occuparono del design dei personaggi e dei mezzi meccanici, mentre ancora Miyazaki si divise la regia degli episodi con Takahata. A causa di errori di programmazione dell’emittente televisiva di stato giapponese, la NHK, la serie non ebbe un buon riscontro di pubblico e solo al secondo passaggio televisivo divenne famosa al punto di essere venduta in decine di paesi di tutto il mondo.

Il rapporto tra Otsuka e Miyazaki fu talmente stretto che nel 2004 il fondatore dello studio Ghibli curò e diresse un documentario a lui dedicato, “La gioia di animare di Otsuka Yasuo”.

Dagli anni ‘90 fin quasi al giorno della sua scomparsa, Otsuka insegnò animazione nelle scuole e formò molti giovani di vari studi, tra cui lo stesso Ghibli e la Toei. Se si riguarda oggi ‘La grande avventura del piccolo principe Valiant’ si ritrovano in nuce il segno tipico del character design e il dinamismo dei movimenti animati che caratterizzeranno, anni dopo, le produzioni Ghibli; e lo stesso Valiant/Hols, protagonista del film, non può non ricordare in qualche modo Conan.

L’elogio fatto da Suzuki all’indomani della sua scomparsa è il segno più tangibile, se ce ne fosse il bisogno, che senza Yasuo Otsuka non esisterebbe lo studio Ghibli come lo conosciamo oggi.

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