In Nemesis lo scambio di idee, di opinioni, di consigli, è all’ordine del giorno, non possono fermarci la distanza o i tumulti della quotidianità.
Quando mi è stata segnalata la release di Pluhm non ho potuto fare a meno di fermarmi un secondo, staccare la spina dalle ossessioni ad alta frequenza ed immergermi in ‘Canzoni dell’Io Nudo’.
La prima sensazione che si prova è quella di scoperchiare un botola e scoprirsi profondamente attratti dal buio in cui ci specchiamo, e, quasi come nel mito di Ulisse, non possiamo esimerci dall’immergerci e a nulla servirebbero dei banali tappi per orecchie quando le onde sonore possono penetrare direttamente dentro noi stessi.
‘Canzoni dell’Io Nudo’ è quindi un viaggio implacabile in nove parti che inizia dalla discesa verso gli inferi e a poco a poco ci porta ad assimilare tutta la consapevolezza dell’Io, un viaggio fatto di atmosfere tetre, a tratti robotiche, sicuramente claustrofobiche, senza nessuna parola a descriverci i contorni delle umide e scivolose pareti che ci intrappolano ma ci agevolano allo stesso tempo.
Lavoro notevole di Lucio Leonardi, novello Caronte prima di tutto di se stesso, che spazia tra ambient, dark, ma soprattutto, al netto delle etichette, è un’opera intimista in cui il senso asfissiante di solitudine di fronte all’ineluttabile la fa da totale padrone
Abbandoniamoci quindi a questo viaggio apparentemente di soli 48 minuti per riemergerne – forse – depurati da ogni angoscia e pronti a riaffrontare i tumulti della quotidianità con maggiore fermezza.
Fatelo, e ringraziarete Lucio per questa pillola blu
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