Ammettiamolo, a volte si resta davvero sconcertati dal livello di alfabetizzazione digitale che i nostri cari più in là con gli anni dimostrano di avere. Genitori, colleghi prossimi alla pensione, addirittura nonni, spesso raggiungono una dimestichezza tecnologica tale da farci arrivare alla conclusione che ognuno può, con i propri mezzi, raggiungere il proprio personale obiettivo nell’usufruire di strumenti che inizialmente parrebbero studiati e destinati ad un diverso target.
E il punto è esattamente questo: raggiungere il proprio obiettivo.
Gran parte della generazione X e Y (dai millennials in sù) ha vissuto l’era di Facebook con grande entusiasmo, salvo poi abiurare con vergogna adducendo mille scuse sull’uso che se n’è fatto. Tutti comunque ricordiamo, per esserci documentati, o semplicemente per aver visto il film, che “Faccia Libro”, nato come Facemash, ha inizialmente avuto la funzione di un annuario scolastico in digitale che agevolasse la socializzazione degli universitari, i quali sono stati i primi iscritti, e prima ancora le cavie inconsapevoli per via delle loro foto pubblicate tra le quali, sulla base di un algoritmo, veniva creata una specie di competizione dopo la loro estrazione e confronto casuale.
Se da un lato c’è chi rinnega l’entusiasmo per il social network più famoso del mondo, dall’altro c’è chi ha fatto ammenda sulle pubbliche condanne per uno strumento che adesso è visto come innocuo, divertente, utile. E qui, appunto, il grande ribaltone. Il social network ha completamente cambiato platea e target.
A supporto di questa teoria è interessante notare come al digitare sul web la frase di ricerca “come nasce facebook”, suggerimenti correlati sono: “come nasce una nonna facebook”, a dimostrazione che le pagine e riferimenti presentano dei target anni fa impensabili. Mia nonna mai avrebbe usufruito di Facebook!
È vero che con il tempo le nonne sono più giovanili, ma di sicuro sono anche più digitalmente intraprendenti. E qui si apre un mondo che si sbaglia a sottovalutare.
Il passo da Facebook a tutti gli altri “moderni” metodi di comunicazione è brevissimo, e dunque si apre il capitolo WhatsApp.

Nello specifico il mondo sommerso di immagini e meme che vengono scambiati al solo scopo (del tutto legittimo!) di fare un saluto, un cenno di presenza, battere il classico colpo che diventa consuetudine. E così il più scontato dei “buona giornata” diventa “buon lunedì, martedì, giovedì…” ovvero “buon mercoledì delle ceneri”, “buon primo giorno del mese” e si potrebbe davvero continuare all’infinito.
A questo punto siamo pronti a scardinare l’assunto che “gli anziani non siano tecnologi”.

Il fatto che non venga rispettato l’uso e il consumo che viene universalmente riconosciuto e attribuito agli strumenti digitali, con particolare riferimento ai social, non significa che invece non ci sia una realtà parallela altrettanto frequentata e altrettanto compatibile con quella di massa.


Chi ha detto che fosse giusto il significato inziale dei meme, cioè ironia pura e di difficile comprensibilità, praticamente di nicchia, piuttosto che la loro profusione, riveduta e corretta, a beneficio di tutti? Si può praticamente affermare che la fascia più adulta di età non si è dovuta adattare agli strumenti social, ma ha piegato la loro diffusione all’uso ritenuto più congruo.
E per concludere una riflessione: chi ci dice che la generazione immediatamente successiva ai nativi digitali non sia praticamente ritenuta alla stregua dei “normie” dai nuovi “centennials”?
È un attimo passare dall’installare l’ultimo aggiornamento di Whatsapp alla zia preferita al farsi spiegare il perché abbiano successo alcuni Youtubers!









