Martedì 2 marzo è morto a 59 anni Claudio Coccoluto, il disk jockey italiano più conosciuto e apprezzato, nello Stivale e all’estero. Perché la sua scomparsa ha suscitato un cordoglio generalizzato, non limitato solo al mondo della clubbing, o a quello musicale, ma esteso a tutta la società e anche alla politica (come testimonia il messaggio del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini)?
Un esempio di cosa ha rappresentato per la società italiana, per la cultura, questo dj nato a Gaeta il 17 agosto del 1962, la fornisce Sanremo. Cosa c’entra Sanremo con il demiurgo dell’elettronica da discoteca, con colui che ha dato dignità di cultura al clubbing? C’entra, e molto. Perché Coccoluto è stato anche il primo dj membro della giuria di qualità del Festival, dove si è seduto per ben tre volte: nel 2003, nel 2007 e nel 2013. Una partecipazione che racconta tanto dell’uomo Claudio Coccoluto, del suo rompere gli schemi, della sua curiosità culturale, del suo amore per la musica tout court e per le contaminazioni. Della sua umiltà.
Quest’ultima caratteristica è evidenziata bene in un’intervista che ha rilasciato a Parkett, webzine che si occupa di musica elettronica underground. Ecco cosa dice: “Nessuno si può chiamare artista e definire artista in maniera spontanea. Dire ‘io sono un artista’. No, tu sei un pazzo! Io sono un artigiano. Prendo dischi, quindi arte degli altri, li metto sui piatti, faccio muovere gli aggeggi che ho davanti. Però attiene sempre più all’artigianato che all’arte. Cosa crea il dj? Crea emozioni. Il mio lavoro è fare emozionare la gente che sta in pista. Tutto questo pippone per cercare di ridimensionare la figura del dj, che non è Gesù Cristo che dà le indicazioni sulla salvezza del mondo, ma è un cristiano che è al servizio della gente che ha di fronte, che è al servizio di chi lo paga, che deve far divertire la gente. Se poi questa cosa riesce a farla cercando di alzare un po’ la consapevolezza musicale delle persone, diventa una sfida interessante”.
Dall’alto della sua autorevolezza, Coccoluto smonta tutto il narcisismo, l’edonismo, lo snobismo che caratterizza alcuni suoi colleghi che si credono davvero Gesù Cristo in terra. Invece lui no. Lui era sempre pronto a dare una mano a tutti, come dimostra questo esempio.

Daniele “Pille” Pileri, è un musicista e dj cagliaritano ed è anche uno degli animatori di Radio Furgoncino, web radio nata durante la pandemia e animata da un collettivo di dj e appassionati di musica. L’estate scorsa scrive a Coccoluto per chiedergli se poteva mandare un saluto “vocale” ai suoi radioascoltatori. La risposta è in pieno stile Cocco dj: nonostante stesse già combattendo contro la malattia che lo ha portato via, il re dei disk jockey propone lui “qualcosa di meglio di un saluto”, una sua partecipazione che Daniele ha messo in onda mercoledì 3 marzo, un giorno dopo la scomparsa di Coccoluto.
Perché Cocco dj era così. Era abituato a metterci faccia e cuore. E così ha fatto dai suoi canali social, in cui ha preso posizione su tutti gli aspetti che lo interessavano: dalle discoteche (che ha difeso strenuamente dai pregiudizi, senza mai tirarsi indietro quando invece c’erano da denunciare aspetti negativi), a tutti i temi sociali e politici che si susseguono nella frenetica attualità italiana. Cocco era sempre lì, pronto a prendere posizione, a battersi per i diritti civili, per una società più umana. Questo suo impegno è sfociato anche in una candidatura con la Rosa nel Pugno di Marco Pannella, nel 2006 (qui i suoi interventi a Radio Radicale).

Da ultimo, Cocco dj, è stato uno degli animatori del progetto “Total Volume”, quando durante il lockdown ha trasformato la hall dell’hotel St. Regis di Roma, chiuso per la pandemia, in un palcoscenico per chi fa musica, un simbolo di ripartenza. “Chi fa clubbing — afferma Coccoluto — è un volano culturale per i movimenti giovanili, finora l’approccio delle istituzioni è stato riduttivo: sia il governo, sia il Ministero per i Beni Culturali e il Turismo ancora non definiscono un ruolo definitivo per questo comparto, nonostante muova un indotto enorme. La mancanza di interesse e di sussidi crea una condizione pericolosa, i professionisti dovrebbero arrivare vivi a un’ipotetica data di riapertura che nessuno ancora conosce, mentre devono pagare l’affitto, le bollette… Se così non fosse, i nostri spazi diventeranno preda dell’illegalità e della malavita”.
Ma Cocco era sopra ogni cosa un dj. Un fuoriclasse dei vinili, una persona che riusciva a entrare in connessione con il suo pubblico, a capirne le vibrazioni che poi riusciva a esaltare mettendo la musica giusta.
Partito adolescente nel negozio di elettrodomestici di suo padre, dove sotto la puntina faceva girare i vinili di Raffaella Carrà, ha poi messo dischi nella prima “radio libera” di Gaeta, alla fine degli anni Settanta, nei club romani. Nei Novanta dà dignità alla house, fonda l’undeground music. A Radio Deejay, dal 2003 al 2009, nel suo programma COCCO, mixava e interagiva in diretta col pubblico. Coccoluto è stato il primo italiano a mixare allo storico Sound Factory Bar di New York.
Un artista che ha fatto ballare e reso felici centinaia di migliaia di persone. E chi regala felicità merita il cordoglio generalizzato. Anche da parte di chi non ama la discoteca.
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