“Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo, l’equivalente di 33.800 bottigliette gettate in mare ogni minuto. L’inquinamento sta continuando a crescere. Se i Paesi non adottano soluzioni concrete ed efficaci, entro il 2050 l’inquinamento nell’area mediterranea quadruplicherà”.
Con questo dato allarmante si apre il sito del WWF e così si chiude questo 2020 pieno di cattive notizie, bisesto, funesto e pandemico. Nonostante il chiaro monito lasciato dal Covid-19 che prospera in situazioni di inquinamento ambientale, l’uomo non ha arretrato di un passo la sua corsa verso “il progresso”, una corsa che ha una sola conclusione identica per tutti.
Notizie ancora più drammatiche appaiono nello studio recente pubblicato da International Union for Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN): la plastica accumulata nel Mar Mediterraneo è di un 1.168 mila tonnellate stimate. Stimate significa che la cifra potrebbe essere superiore ma non precisamente misurabile in quanto ci sono masse di rifiuti in movimento oltre a quelli statici e quantificabili. Inoltre in questa stima non sono comprese le pericolose microplastiche. I principali paesi imputati sono Egitto, Turchia e Italia. Chiudiamo l’anno con questo triste primato da gestire e con la consapevolezza che la battaglia all’inquinamento è una guerra feroce da combattere ogni giorno con scelte politiche, sociali e individuali.
Dopo una iniziale riflessione sul calo dell’inquinamento registrato durante il lockdown nell’atmosfera, sulla diminuzione dell’effetto serra e del riscaldamento che hanno fatto gridare ai buoni propositi di vita sana, impatto ridotto, mobilità alternative,paura, ignoranza e avidità hanno spinto ancora una volta al consumo sfrenato e indiscriminato delle risorse planetarie, annullando di fatto l’unico effetto benefico veicolato dal Covid-19.

Se si moltiplicano infatti gli studi green si moltiplicano anche negazionisti, complottisti e altre varietà umane che purtroppo danneggiano con atteggiamenti inutilmente polemici il lavoro pratico e speculativo dei tanti che provano a migliorarlo questo mondo, o a far riflettere su esso.
In questo genere di individui spesso banalmente mancano la sensibilità verso l’altro, il rispetto del bene comune, l’empatia. Le polemiche che intasano i social network in forma di fake news e commenti sono utilizzate, in modo più o meno consapevole, per coprire la reale mancanza di volontà al cambiamento, l’incapacità a rinunciare con sacrificio a qualcosa che piace ma che sappiamo dannoso per l’ambiente (il consumo di carne, i gas di scarico, l’abuso di packaging, la scelta di prodotti massificati), la totale assenza di attitudine ad un vero pensiero globale.
Se per tanto tempo le catastrofi, i cambiamenti climatici repentini, il riscaldamento in aumento riguardavano continenti lontani oggi nessuno può sentirsi al sicuro. La società crea e impone il mito del rinnovo di se stessa, pretende che nuove generazioni portino avanti evoluzione, conoscenza ed economia ma nel contempo lavora contro le stesse generazioni a cui chiede tutto questo. Se il tasso di inquinamento dell’aria, delle acque e se la deforestazione e l’allevamento intensivo con un consumo di carne fuori misura come quello attuale non subiranno drastiche misure di contrasto, nel giro di trent’anni secondo gli esperti potremmo già vedere con i nostri occhi i primi irrimediabili danni. Le ferite mortali inferte al pianeta saranno manifeste nell’innalzamento delle acque che faranno scomparire intere città, nella totale estinzione di migliaia di specie animali, nel moltiplicarsi di alluvioni e terremoti, nell’aumento di malattie polmonari e dell’apparato respiratorio a danno di milioni di persone.
Questo è ciò verso cui il nostro presunto progresso ci fa correre: un pianeta desertificato, lacerato dalle guerre per la mera sopravvivenza e dalle differenze sociali sempre più marcate. Un mondo pret a porter, da gettare senza troppi rimpianti, da consumare voracemente e dimenticare in nome di un qui e ora all’insegna del più becero e ottuso egoismo.
Il poeta e scrittore scozzese James Thomson scrisse: “L’ingratitudine è un tradimento nei confronti dell’umanità”.
Credo potremmo affermare che non solo di tradimento si tratta, ma di condanna a morte.
(Foto in anteprima di Nick Fewings)










