A distanza di una settimana dalla release di Reverend Kristin Hayer ho deciso che avevo bisogno di una svolta decisa nei miei ascolti, di un cuscino di decompressione, di un sollievo, e, dopo aver già condiviso con voi (qui, sempre e solo su Nemesis Magazine) le mie impressioni di ascolto del singolo di apertura ‘Dial Tone’, ho capito che era il momento di dedicargli totalmente la mia attenzione emotiva planando dolcemente su ‘Hold’, album del comeback di Jack Tatum, alla totale produzione come non accadeva da anni, quaranta minuti per undici brani molto eterogenei tra loro (forse troppo?), quasi a renderlo più una playlist dei suoi ultimi anni di vita espressi in musica che un album frutto di una suggestiva ed istantanea ispirazione.
La partenza di ‘Headlights On’ già ci fa sentire a casa, perché presente già in ‘Dial Tone’ ma il virare ritmato di ‘Basement El Dorado’ è quello che ci vuole per scuotere un po’ le anche provate dagli acciacchi autunnali, soprattutto perché si emancipa immediatamente dalle nostre casse per quella sua irresistibile linea di basso pulsante che si interrompe poi spalancandosi verso la dolcezza di ‘The Bodybuilder’, e proseguendo quindi verso lidi nostalgici a metà tra Pop 80s o quasi, ovvero un pizzico di MGMT, Prefab Sprout, Tears for Fears e, insomma, è abbastanza chiaro dove andiamo a parare.
‘Presidio’ è la strumentale che vorremmo ad aprirci la porta di ritorno a casa, la sera, dopo una dura giornata, non certo per stopparsi, bensì per proseguire lungo tutto il resto della tracklist, che in parte già conosciamo e che quindi ci rende il tutto già un po’ familiare grazie a ‘Dial Tone’.
Il “RetroPopFuturismo” continua a vele spiegate rischiando di sembrare un po’ troppo grondante di plasticosità ma mai fastidioso e di sicuro per i primi ascolti o per momenti di necessaria calma e piacevole serenità si rivela un amabile amico e forse così dobbiamo considerare il buon Jack, un amico che è passato a trovarci dopo tanto, magari con moltissime cose da dirci, alcune molto belle, altre leggermente ripetitive ma mai fastidiose, ovvero: il finale dell’album smorza un po’.
Ne avevamo bisogno.
ASCOLTA ‘HOLD’ SU SPOTIFY
GUARDA IL VIDEO DI ‘SUBURBAN SOLUTIONS’ SU YOUTUBE










