Libertà digitale, consapevolezza, condivisione. Sono solo alcune delle parole chiave del Linux Day, la principale manifestazione italiana dedicata al sistema operativo open source che, dal 2001 ogni quarto sabato di ottobre, celebra numerose iniziative dislocate a livello nazionale grazie alle centinaia di volontari presenti nelle sezioni locali.
Anche in Sardegna fervono i preparativi in vista dell’appuntamento del 28 ottobre che, dalle 9 del mattino, si terrà a Macomer nel Padiglione Filigosa delle ex Caserme Mura di Viale Gramsci.

Organizzato dal Gruppo Utenti Linux Marghine (GULMh) in collaborazione con il locale Centro servizi culturali, è l’unica tappa isolana e per la settima volta coinvolgerà un pubblico variegato con diversi argomenti: dalle opportunità in ambito lavorativo attraverso il software libero alle installazioni guidate di Linux su un PC e Notebook; dalla tutela del diritto d’autore e della conservazione storica nell’era digitale alla conoscenza delle tecniche di Fake News per manipolare le opinioni delle persone.
Prevista inoltre, in mattinata, la presentazione dei laboratori di robotica e domotica da parte di studenti e docenti dell’Istituto Satta-Amaldi. “La loro presenza come protagonisti – precisano gli organizzatori – sarà la principale novità di quest’anno”. Per l’occasione saranno infatti illustrate le idee, gli sviluppi e le creazioni del laboratorio scolastico Movet: dalla “realizzazione di un robot umanoide a partire dai singoli elementi” alla “originale idea di due robot bipedi che ballano il ballo sardo con il vestito tradizionale del posto”.
Le attività destinate al pubblico più ampio inizieranno invece nel pomeriggio a partire dalle 15. L’ingresso è gratuito e, tra le diverse possibilità, si potrà assistere liberamente ai laboratori Internet of Things, con progetti che consentono l’implementazione di soluzioni per il controllo e la sincronizzazione dei nostri dispositivi quotidiani e degli ambienti. Spazio anche alle prove dei vari sistemi operativi Linux (con il supporto dello staff) e persino al retrogaming per i nostalgici dei videogiochi old school.

Tra gli obiettivi da raggiungere, i promotori dell’evento citano quello di “colmare il deficit esistente tra l’accesso alle nuove tecnologie e il loro utilizzo consapevole”. “I nativi digitali – sostengono dal GULMh – subiscono costantemente l’accelerazione tecnologica, ma questo troppo spesso non porta ad un aumento delle loro competenze digitali. Ci chiediamo se siano realmente consapevoli delle opportunità che il settore può offrire per il loro futuro anche in ambito lavorativo e se siano in grado di gestirle”.
Al presente, infatti, i sistemi Linux sono praticamente ovunque: nei nostri telefoni, nelle automobili, negli elettrodomestici, persino nei dispositivi indossabili come orologi, braccialetti e cuffie.
“Usare software libero – spiegano i volontari marghinesi – significa fare una scelta politica ed etica, affermando il diritto a imparare e a condividere con gli altri ciò che abbiamo appreso. Alla filosofia del movimento open source si ispirano gli ‘open content’, ossia i contenuti aperti: in questo caso, ad essere liberamente disponibile non è il codice sorgente di un software, ma contenuti editoriali quali testi, immagini, video e musica”.
Particolarmente cospicua è, allo stato attuale, la diffusione delle pratiche collaborative nel web: basti pensare a Wikipedia. Per quanto riguarda la presenza dell’Open Source nella rete, i linguaggi di programmazione Php e JavaScript sono utilizzati spesso (oltre l’80% delle volte) nei siti internet; anche i server più diffusi sono Open Source, e numerose sono le versioni modificate di Linux – le cosiddette distro – disponibili in oltre 300 varianti (tra le più rinomate si annoverano Debian e Redhat, Ubuntu, Manjaro, OpenSuse e tantissime altre).
Per avere un’idea di questa diffusione capillare è opportuno citare anche i colossi dell’informatica come Google, Microsoft, IBM e Oracle Corporation che hanno sviluppato e pubblicato sistemi basati su Linux (Chrome OS e Android, entrambi di Google, ne sono un esempio).
Sta qui la magia del FOSS, del Free Open Source Software (che l’Unesco ha inserito nella propria lista come patrimonio immateriale dell’umanità) con gli utenti che possono liberamente eseguire, copiare, distribuire, studiare, trasformare e perfezionare il software.
“La storia dell’Open Source è la storia di Internet. I gruppi di utenti – concludono i volontari del GULMh – collaboravano alla scrittura dei codici sorgenti, condividendoli. I forum facilitavano l’interazione e aiutavano a stabilire degli standard per comunicazioni e collaborazioni aperte. Grazie a questo metodo di lavoro, tali tecnologie si sono sviluppate, diffuse e affermate fino ad un livello che oggi è sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo esserne consapevoli”.










