Si possono fare innumerevoli discorsi riguardo i nuovi mezzi digitali di fruizione musicale (che espressione fredda, glaciale, pragmatica) ed è facile convenire che l’emozione di cercare un vinile, una musicassetta, un cd presso negozi lontani chilometri da casa, addirittura raggiungibili solo tramite un catalogo di 600 pagine, a tiratura semestrale, con ordini che partivano per venire evasi dopo settimane, equivalendo in erosione emotiva ad un rapporto epistolare tra amanti di due secoli fa abbia avuto il suo fascino e forse ce l’ha ancora e, forse ancora, solo perché si tende ad avere strani e malsani bias quando si ricorda il passato.
Si possono, si, insomma, fare questi discorsi, ma la possibilità di avere accesso ad una libreria sterminata di artisti, quasi in real time, non deve essere snobbata solo per amore della critica ad ogni costo, soprattutto quando il girovagare tra le gallerie dei suggerimenti porta a conoscere un artista come Eyedress – Idris Vicuña – musicista filippino, primo del suo paese a firmare per una major indie UK, ora uscito con il suo nuovo lavoro ‘Let’s Skip to the Wedding’, Lex Records
Eyedress era già noto alle rotazioni digitali per i suoi precedenti lavori, tra i quali spicca ‘Sensitive G’ del 2018 ed ora il ragazzo di Manila conferma le sue doti di polistrumentista, arrangiatore leggero e sognatore, produttore di se stesso in quell’ottica DIY tornata preponderante grazie alla globalizzazione e alle nuove tecnologie e coccolata da una parte di generazione X sognante e spaesata.
L’album scorre placidamente, con una leggerezza ed una velocità fluttuanti come se, solo pigiando play, una nuvoletta si caricasse del nostro peso, portandoci a spesso nel cielo fatto da una panchina o il nostro divano.
Ritornelli ripetitivi, riff, semplici, drumkit a volte un po’ scodinzolanti che hanno preso lezioni da quella branca della new wave più godereccia e adolescenziale, linee vocali trasognate e diluite nell’aere percorrono con dolcezza le 19 tracce dalla durata media di due minuti circa, giusto il tempo di una passeggiata in centro, cuffioni headphone e storie Instagram da scorrere.
E, in questo periodo, è forse proprio quello di cui avremo bisogno.









