Questa potrebbe sembrare l’intervista a un ragazzo che a Londra, nel suo locale, vende i famosi biscotti originali della serie TV “Ted Lasso”, i Brown Butter Shortbread Biscuits nella loro caratteristica scatola rosa (pullulano, su internet, le ricette ispirate allo sceneggiato) ma, tra queste righe c’è, prima di tutto, la storia di un giovane sardo carico di ambizioni e idee. Manolo Piras, 37 anni, di Carbonia, è arrivato negli UK dieci anni fa ed è proprietario, a oggi, di diversi locali tra la capitale inglese e la contea del Surrey; la sua potrebbe assomigliare alla classica parabola londinese ma lui ci tiene a sottolineare che quando ha scelto di emigrare nel Regno Unito, lo ha fatto “non per necessità, ma per la voglia di mettersi alla prova”.
Il suo primo ristorante lo ha aperto sei anni fa a Richmond, lussuoso quartiere residenziale lungo il Tamigi, giunto alla ribalta internazionale grazie a “Ted Lasso”, pluripremiata serie TV americana, concentrato di purezza e delicata bellezza, capace di mettere d’accordo critica e pubblico grazie alla sua trama leggera ma profonda, all’umorismo e al suo messaggio positivo. La serie, creata da Bill Lawrence, Joe Kelly, Brendan Hunt e Jason Sudeikis che interpreta proprio Ted, racconta di un allenatore di football americano che viene ingaggiato per allenare una squadra di calcio inglese, la AFC Richmond senza avere alcuna esperienza in questo sport; il 2023 è stato l’anno della terza e ultima stagione, terminata il 31 maggio giusto in tempo per fare ancora una volta incetta di candidature agli Emmy Award.
“L’assaggino Richmond” di Manolo è stato set di diverse scene della serie TV: la porta accanto è quella della casa del protagonista Ted e il famoso “pub di Mae” si trova proprio in fondo alla caratteristica strada londinese. Con Manolo abbiamo parlato del suo speciale legame con “Ted Lasso” ma anche delle ragioni della sua impresa, della sua visione – strettamente legata ai valori che si porta dietro, specie grazie alla nonna – e del Carbonia football UK, squadra di calcio a sette, tutta sarda, che gioca a Londra in un torneo ufficiale ed è, per i giovani emigrati coinvolti, un prezioso presidio.
“Ted Lasso” è la serie TV che, con la sua rivoluzione gentile, ha conquistato i cuori e le menti di tantissimi telespettatori nel mondo, ma è anche la serie che ha acceso i riflettori su Richmond. Cosa è cambiato dal primo giorno di riprese ad oggi?
Da “Ted Lasso” ad oggi è cambiato in generale il cliente di Richmond: abbiamo sempre avuto il pienone perché si tratta di una zona ricca e bellissima ma adesso abbiamo davvero tantissimi clienti americani. In particolare, come ristorante, vendo il biscotto Eat like Ted che e’ lo stesso della serie TV. E’ un prodotto che vendiamo tantissimo, addirittura virale, con moltissimi influencer e celebrità che vengono per comprarli e farsi la foto con i biscotti. “Ted Lasso” ha sicuramente aumentato gli introiti di tutta Richmond.
“Esperienza Lasso”: hai impressioni, ricordi, aneddoti (anche e soprattutto personali) da condividere con i lettori e le lettrici di Nemesis Magazine?
Sono davvero eccezionali, dalla crew agli attori, sono tutti molto alla mano e gentilissimi. In particolare il coach con la barba, Coach Beard , che e’ un nostro cliente fisso e ci ha pure menzionati quando era alla conquista del premio Emmy. Con lui scambio qualche birra al pub quando e’ in giro a Richmond, dove ha comprato casa (l’attore Brendan Hunt, in un’intervista rilasciata a Nub News, ha dichiarato: “Amo il ristorante italiano accanto alla porta d’ingresso della casa di Ted chiamato l’Assaggino”).


Quanti anni fa sei arrivato negli UK? Cosa racconteresti degli inizi? Cosa hai costruito in questi anni?
Sono qui dal 2013; a differenza di molti non sono partito per necessità. All’epoca lasciai il mio posto fisso con un buon stipendio, perché volevo scoprire altro e mettermi alla prova. Ricordo gli inizi sempre con piacere – durissimo – ero andato a vivere in un villaggio nel centro dell’Inghilterra, Newbury, per imparare velocemente la lingua; sapevo che a Londra la comunita italiana e’ molto presente e mi avrebbe rallentato. Acquisita la lingua qui puoi davvero esprimerti e fare cio che vuoi, applicandoti e lavorando duro, ma a differenza di altri posti, alla fine, sei gratificato. Io ora ho aperto con una socia una società di ristoranti: abbiamo due ristoranti, uno a Richmond e uno a Kingston con annesso shop e colazioni e una delicatessen nel Surrey. Dieci anni intensi insomma, devo dire che il mio precedente lavoro nel mondo delle vendite e del marketing ha sempre aiutato; quindi ho unito tutte le esperienze pregresse.
Quale visione hai portato con te quando sei arrivato? Questa visione si è evoluta? Come?
In realtà, arrivato in Inghilterra, ho appreso bene questo mestiere di cui mi sono innamorato, lavorando in posti di primissimo ordine; poi ho capito che hanno davvero tutto in Inghilterra e che forse l’unico punto dove sono carenti sono i valori che, tra frenesia ecc., un po’ si perdono. Ho deciso quindi di guardare alle mie origini, ai valori che i genitori mi hanno dato e che mia nonna mi ha trasmesso. Da li l’idea di non fare un ristorante italiano, ma sardo, con i sapori di un tempo, con quegli odori che sentivo a casa. Mi sono ispirato a un ricettario di mia nonna (a cui ero legatissimo) e ovviamente cerco sempre di dare alle ricette un volto un po più attuale. Il riscontro e’ stato stupefacente: vendo più succhittu o cassola che lobster e per me e’ bellissimo perché coi piatti faccio conoscere la Sardegna. Quindi credo che in qualsiasi campo si debba partire dai valori e dalle tradizioni che abbiamo, credo siano la parte fondamentale di noi sardi, quella di cui andare orgogliosi.
Il legame con la Sardegna non solo nella scelta enogastronomica ma anche nella relazione stretta con la comunità dei sardi a Londra. Raccontaci di più sull’iniziativa del torneo di calcio a sette e dei ragazzi con cui la condividi. Che valore ha per voi? Fa la differenza?
Il calcetto, beh che dire. Londra ha un perimetro grande quanto forse metà Sardegna da Nuoro in giu e tutti vivono in zone diverse; è un modo per incontrarsi regolarmente. Partecipiamo a un campionato vero e proprio di calcio a sette; in realtà è una scusa per incontrarci tutti e una valvola di sfogo. In una citta come Londra devo dire che serve davvero tanto anche se ognuno di noi fa da un ora a due di tragitto solo per giocare; ci fa sentire meno la distanza dalla Sardegna, senza questa scusa sarebbe difficile incontrarsi sempre.












