In un contesto attuale in cui l’influenza delle macchine e della tecnologia è sempre più crescente, l’essere umano va incontro a una serie di cambiamenti che investono svariati ambiti della sua vita, tra cui quello della sfera creativa. E queste trasformazioni generano nuove estetiche, prospettive e riflessioni, come quella di Paola Pinna (attualmente in mostra al Lazzaretto di Cagliari con il suo lavoro “Like it”) , una giovane artista 3D e digitale originaria di Cagliari che con le sue creazioni ci mostra la dimensione dell’arte 3.0, focalizzandosi sul rapporto tra uomo e tecnologia, la spiritualità, il metaverso e l’universo femminile.
Dopo cinque anni trascorsi al Liceo artistico Foiso Fois di Cagliari, Paola si trasferisce a Londra dove alla Camberwell College of Arts frequenta un corso triennale di illustrazione seguito dal master in arti digitali. Dal primo approccio con i diversi software digitali, la giovane artista si cimenta nella creazione dei primi avatar in 3D. Al termine degli studi, inizia a lavorare come freelancer realizzando opere d’arte su commissione. L’anno scorso si è dedicata ad alcuni progetti commerciali collaborando con alcuni brand come Vogue, Adidas e Nike, avvicinandosi sempre di più alla scena NFT e crypto in cui è attiva dal 2021.

Che ruolo hanno la dimensione digitale e le tecnologie nelle tue opere e nella tua visione artistica?
Il digitale e il 3D sono fondamentali perché mi permettono di sbizzarrirmi e di creare qualsiasi cosa in modo completamente libero. Le potenzialità di questi mezzi sono davvero tante e, con l’ingresso nel mondo NFT, posso dire che le possibilità nell’arte 3.0 sono molte di più. Oltre a questo, uno dei pregi di questo modo di fare arte è l’ambivalenza degli strumenti impiegati: posso servirmi delle tecnologie in ogni modo per realizzare qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo la loro influenza è cruciale e fonte di ispirazione per le riflessioni alla base dei miei lavori.
Un altro elemento dominante è la presenza di avatar prevalentemente femminili. A cosa è dovuta questa scelta?
Gli avatar sono una delle cose che più mi affascinano e mi appassionano. Sono sempre stata una gamer, e ogni volta che giocavo mi sentivo particolarmente connessa ai personaggi femminili, motivo per cui sono divenuti una costante nelle mie opere. Mi piace soprattutto sperimentare con i loro look: diciamo che è un modo per esplorare la mia femminilità o parti di me che non esprimo nella realtà, un processo creativo fortemente legato alla spiritualità e alla scoperta di sé.
Da dove trai ispirazione per i tuoi personaggi femminili?

Per quanto riguarda l’indole dei miei personaggi, generalmente mi ispiro a persone che conosco e che riescono a trasmettermi qualcosa. Dal punto di vista estetico e artistico, invece, i riferimenti sono vari: dal fantasy e alle figure mitologiche, all’arte classica, attraverso l’uso di colonne, fino ai Preraffaelliti, che influenzano soprattutto le pose dei soggetti.
Parlaci di una delle opere più significative del tuo percorso artistico.
‘I feel it throught the moon’ è un lavoro realizzato l’anno scorso e quest’anno ha partecipato al MIA Fair di Milano. Quest’opera riassume ciò che mi interessa e che influenza la mia produzione artistica: su uno sfondo di cuori stilizzati e stelle che danno un po’ l’idea dell’astrazione, il soggetto, ovviamente femminile, è sia essere umano, ma anche avatar e creatura, un riflesso della fusione tra dimensione reale, spirituale e metaverso.
Al momento stai lavorando ad altri progetti?
Sì, insieme a due collaboratori sto realizzando ‘Metaeden’, un videogioco con una trama molto profonda e spirituale che si snoda in sette episodi: le tre protagoniste, Giada, Adeaze e Keiko, si avventurano alla scoperta di sé, e durante questo viaggio tra la Terra e il metaverso si imbattono in spiriti e anime da salvare.
(Foto di Paola Pinna)










