Il mondo della musica è in lutto, la morte di Tony Bennett lascia esperti, estimatori e musicisti con la bocca piegata in una smorfia di rassegnazione e tristezza.
Bennett è stato Il Cantante, il crooner per eccellenza, proprio di quei crooner della scuola di Dean Martin, Frank Sinatra e Perry Como, capaci di portare uno spettacolo alle stelle non solo per le doti vocali, ma anche per la presenza impeccabile e accogliente un pubblico che voleva proprio quel tipo di serata, elegante e a tratti divertente, con brani che hanno segnato la storia del jazz cantato e con un dialogo raffinato con gli adoranti frequentatori delle sale da concerto.
A 96 anni Tony Bennett può ben dire di aver vissuto, amato e avuto quel successo stellare che in pochi riescono a raggiungere. Nel 2021 gli viene diagnosticata la sindrome di Alzheimer, si poteva quindi immaginare che il suo tempo si faceva vicino, ma quando ci lascia un personaggio di questo calibro sembra solo una pessima sorpresa della vita.
Vita, opere, miracoli
Bennett era di origine italiana, nacque nel 1926 nel Queens di New York da padre emigrato da Reggio Calabria e madre figlia di emigrati sempre calabresi. Il suo nome per esteso era Anthony Dominick Benedetto, poi modificato nel 1949 dal comico Bob Hope nel suo nome d’arte che ben conosciamo. Fino al 1949 si presentava al pubblico con lo pseudonimo Joe Bari.
Bennett rimase orfano di padre all’età di sedici anni e dovette andare a lavorare per contribuire alla vita famigliare. Si arruolò nell’esercito americano e partecipò alla seconda guerra mondiale dove in Germania contribuì alla liberazione del campo di concentramento di Landsberg. Una vita intensa fino a qui ma ancora tutta da vivere da qui in avanti. Chissà se in quegli anni immaginava il grande successo che lo aspettava? Probabilmente ci sperava, infatti, si mise a studiare bel canto, cosa che gli permise di mantenere la voce sempre in forma per tutta la sua lunga carriera.
Fu del 1950 il suo primo ingaggio discografico, quando già Sinatra era alle stelle e proprio per questo lui aveva il compito di fare bene, meglio, ma soprattutto di distinguersi, evitando quello sarebbe stato un grande errore nella sua carriera: imitarlo. E così Bennett si distinse sempre collezionando un successo dopo l’altro, con brani che permanevano nelle classifiche di Billboard per settimane e settimane. Tra i segreti del suo successo c’era un ingrediente che oggi sembra scarseggiare in artisti dal successo facile: l’eccellenza. Bennett studiava, lavorava nei particolari le sue performance, era meticoloso nella cura della sua immagine e mantenne fede alla sua linea artistica, rifiutando di svendersi alle mode del momento solo perché apparentemente molto danarifere o da cresta dell’onda un po’ più alta di quella che già cavalcava con grande maestria. Preferì esibirsi in teatri e piccole venue, dall’ambiente più intimo e raffinato, che portarsi su palcoscenici da calca umana pur di essere fedele alla sua linea. Il tempo gli ha dato ragione.
Un centinaio di album, tra studio, dal vivo e compilation, 18 Grammy Awards, un numero indefinito di premi e onorificenze, aver cantato per 11 presidenti degli Stati Uniti d’America non lo discostarono nemmeno per un attimo dalla sua tendenza di base: c’è sempre qualcosa da imparare, c’è ancora qualcosa in cui si può migliorare.
Nella vita di Bennett c’è stato anche almeno un miracolo importante: aver abbandonato le droghe, essere riuscito ad uscire da una schiavitù che nel tempo ne avrebbe mortificato il talento.

Negli anni ’70 la sua carriera subì un’inflessione e sempre in quegli anni finì il suo primo matrimonio. Ma nel 1986, con uno dei figli a fargli da manager e con il disco The Art of Excellence, la sua carriera riprese a essere costellata di successi e acclamazioni. Famosi i suoi duetti con artisti del mondo del pop, uno tra tutti quello celeberrimo con Lady Gaga, che non fecero che aumentare il valore artistico di questo splendido esempio di artista per davvero.
Il cuore è commosso, la ragione sa che Tony Bennett ha fatto tutto quello che doveva e a lui in questi giorni si rivolgono pensieri di amore e ammirazione assieme a un elegante augurio di buon viaggio.
(foto di copertina di Peter Chiapperino)










