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La scrittrice cagliaritana Rossana Copez: “In ‘Cercandocieli’ racconto che il dolore non solo esiste, ma si può superare”

Di Giulia Sanna
22/07/2023
in Libri
Tempo di lettura: 3 minuti
La scrittrice cagliaritana Rossana Copez:  “In ‘Cercandocieli’ racconto che il dolore non solo esiste, ma si può superare”

“Cercavocieli, cercocieli, cercheròcieli”. Si apre con questa promessa l’ultimo romanzo di Rossana Copez, Cercandocieli, uscito nel 2022 per Il Maestrale. Laureata in Filosofia e specializzata in Studi Sardi, l’autrice cagliaritana regala al grande pubblico una fetta generosa della sua storia.

Già nota nel panorama letterario sardo per i suoi scritti precedenti tra cui spiccano diverse opere sulla cultura e la storia della Sardegna come “Sagre e Feste” (Janus, 1987) o “Il porto di Cagliari” (Janus, 2002); ma anche “Fiabe sarde” scritto a quattro mani con lo scrittore Sergio Atzeni e “Si chiama Violante” del 2007, edito da Il Maestrale.

Cercandocieli invece “è una storia che è una vita. È una vita che è una storia”, come recita la sinossi. Si tratta di percorsi autobiografici, perché «per la mia autobiografia non basterebbero dieci tomi!» precisa scherzosa l’autrice. Percorsi che abbracciano un arco temporale che va dalle avventure (e disavventure!) dell’infanzia all’età adulta. Dentro si snoda il racconto di un’esistenza vissuta appieno entro i confini fisici di una Cagliari di cui il lettore può cogliere gli ardori, specialmente quelli che l’hanno animata nel ’68, tra mobilitazioni studentesche, movimenti femministi e ideali di partito.

Il titolo – fortemente evocativo di dimensioni immateriali e spirituali – è metafora del cercare risposte. Il gerundio “alla sarda!” indica continuità. Tutto ha inizio quando Rossana, adolescente, viene colpita da una lastra di granito caduta dal porticato di via Roma, che la costringe per la prima volta a fare i conti con la possibilità di morire. Da questo evento comincerà a porsi interrogativi sul destino, senza più smettere. In seguito percorrerà le strade del misticismo e dell’esoterismo, sempre a metà tra il sacro e il profano. “ll fatto di sapere che le risposte ci possono essere nutre lo spirito perché si ha la motivazione alla ricerca. Bisogna superare la visione materialistica, indagare, domandarsi il perché delle cose”.

Questo approccio non la abbandonerà più e lo riproporrà davanti alle asperità della vita. Così è stato per le fini tragiche dei suoi due grandi amori: Gianni e Sergio. Il primo, Gianni Bonanno, giovane promessa del PCI negli anni più caldi e decisivi del partito, divorato dalla follia, e il secondo, Sergio Atzeni, lo scrittore che come il protagonista di uno dei suoi più celebri romanzi, Ruggero Gunale, cercherà se stesso in un altrove lontano per scomparire prematuramente il 6 settembre 1995, inghiottito dalle acque che bagnano l’isola di San Pietro.

Eventi dolorosi e mortiferi vengono vivisezionati in maniera quasi chirurgica dalla scrittrice che ha il grande merito di saper verbalizzare ogni emozione riportata tra le righe. Cercandocieli però non è solo la summa di eventi dolorosi: in esso è contenuto tutto l’amore che si può provare per la vita. “Pensando alla morte cresce la voglia di vita. Pensando al dolore cresce la voglia del riso e del sorriso”.

“Il dolore è una componente essenziale della vita di ciascuno di noi, dipende tutto dalla valenza che gli si attribuisce, da come lo si vive e lo si governa: è importante metterlo a fuoco. Io dico sempre che la vita è come un quadro: va osservata da lontano. Solo così si capisce che è fatta di tanti tasselli, ognuno necessario a modo suo. Mettere a fuoco gli eventi dolorosi aiuta a osservarli in prospettiva rispetto a una vita che ha anche tanto altro da offrire. La mia salvezza sono state le amiche, mia figlia Jenny, la mia famiglia, la scuola, lo studio. I miei dolori in realtà sono universali, ognuno di noi deve darsi la possibilità di andare oltre”, spiega Copez.

Cercandocieli è anche la storia di una donna che ha rivendicato con coraggio la propria identità, smarcandosi dall’appellativo “moglie di”. “Ho impiegato molto tempo per essere di nuovo considerata solo Rossana Copez. Intendiamoci, sono fiera di essere stata la moglie di Sergio: insieme abbiamo fatto talmente tante cose belle da valere per tutta una vita. Ma io sono io! Bisogna crederci, sviluppare una giusta consapevolezza di sé. Questo vale sempre, anche quando si hanno madri o padri ingombranti”.

Insomma, Cercandocieli ci mostra che le difficoltà esistono, ma si possono superare e non bisogna mai smettere di cercare: che siano i cieli o ‘soltanto’ se stessi.

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