Ritorna “Sotto questo cielo“, la stagione di teatro all’aperto organizzata dal Cada Die Teatro. Sarà la Corte de La Vetreria di Pirri ad accoglierne il cartellone, che si snoderà dal 9 giugno al 7 luglio: cinque spettacoli, tre firmati dai padroni di casa, una ospitalità nazionale e una serata dedicata all’Associazione Los Quinchos, che da tempo si prende cura dei bambini di strada del Nicaragua. E dopo quarantuno anni prosegue così l’avventura del Cada Die, fatta di storie, incontri, fortunate produzioni, festival, rassegne, impegno civile. Una compagnia storica, quella cagliaritana, che per quasi un mese propone anche quest’anno, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, le ormai tradizionali serate di spettacolo en plein air.
Il programma
La rassegna ha preso il via venerdì 9 giugno, alle 21.15, che sarà l’orario canonico di tutti gli spettacoli in rassegna, con “Storie meticce”, una produzione del Cada Die Teatro, di e con Alessandro Mascia
Venerdì 16 tornerà in scena “Cielo nero” di Francesco Niccolini e Pierpaolo Piludu, con lo stesso Piludu protagonista, regia e contributo alla drammaturgia di Mauro Mou (disegno luci: Giovanni Schirru; sonorizzazione: Matteo Sanna; voci bimbi registrate: Luca Pisano e Ousseynou Seck; collaborazione alla messa in scena: Alessandro Mascia, Mario Madeddu, Marilena Pittiu e Silvestro Ziccardi). Lo spettacolo si inserisce nel progetto “Cagliari 1943/2023: memorie di guerra, percorsi di pace”, curato da Cada Die per l’80esimo anniversario dei bombardamenti sulla città.
Nel monologo di Piludu un viaggio lungo venticinque anni, dove si torna da una guerra e si parte per un’altra, ci si innamora e si fa a botte, si gioca, si ride e si fa l’amore: si diventa, insomma, adulti, si soffre di gelosia e solitudine, si seppelliscono i propri cari, mentre Cagliari diventa un cumulo di macerie, semidistrutta, spettrale, dopo la pioggia di bombe, devastante, fatta cadere dal cielo nero dalle forze angloamericane. Si ripercorrono così le vicende di due gemelli del quartiere
Stampace, protagonisti di una storia più grande di loro, testimoni della follia della guerra. “Cielo nero” è una tappa della ricerca portata avanti dal 2005 da Pierpaolo Piludu e dal Cada Die Teatro, in collaborazione con l’Università di Cagliari, l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna e con il sostegno della Fondazione di Sardegna, sui bombardamenti su Cagliari del 1943. Da questo paziente lavoro sono nati un video-archivio con i racconti di oltre 130 testimoni, un
documentario prodotto dalla sede regionale della RAI, “Quando scappavamo col cappotto sul pigiama”, uno spettacolo teatrale, “Cagliari 1943. La guerra dentro casa”, con gli allievi over della scuola di Arti Sceniche de La Vetreria, che ogni anno, nei giorni degli anniversari dei bombardamenti, viene portato in scena, e un libro (edito da Aipsa), che proprio in occasione dell’ottantesimo è stato ristampato.
Serata a sostegno dell’Associazione Los Quinchos e dei bambini di strada del Nicaragua quella in programma venerdì 23 giugno, ¡Qué vivan los quinchos! Nutrita la schiera degli ospiti: sul palco si avvicenderanno Elio Turno Arthemalle, Banda sbandati, Giancarlo Biffi, Cuncordia a Launeddas, Alessandro Lay, Alessandro Mascia, Massimiliano Medda, Mauro Mou, Pierpaolo Piludu, Silvestro Ziccardi, con gli interventi musicali di Kento e Willy Valanga. In questi anni, rispetto al passato, il Nicaragua si è ulteriormente impoverito per l’enorme rincaro di tutto. Inoltre, dal 2018, anno delle proteste del popolo contro l’aumento delle tasse, il Governo si è fatto sempre più oppressivo con l’eliminazione delle libertà di stampa e di riunione, la persecuzione dei dissidenti, la chiusura di molte ONG. Il progetto Los Quinchos, nato 32 anni fa da un sogno di Zelinda Roccia, prosegue comunque con entusiasmo la sua opera: è una realtà ben radicata in Nicaragua, dove bambini e bambine vengono amorevolmente accolti, curati e inseriti nelle scuole pubbliche. L’incasso della serata contribuirà a fare in modo che los quinchos possano continuare a studiare, a giocare, ad apprendere arti e mestieri, a suonare con la banda, a presentare spettacoli circensi e di danza, a vivere in un ambiente sicuro, lontano dai pericoli della vita di strada.

“Marta e Olmo” è il titolo dello spettacolo che andrà in scena giovedì 29, una produzione della compagnia Il Mutamento Zona Castalia di Torino, drammaturgia e regia di Giordano V. Amato, con Amandine Delclos e Andrea Chiapasco (collaborazione produttiva: Accademia dello Spettacolo). Nel 1915, nel corso della Grande Guerra, nei territori di confine tra Italia e Austria, il cammino di Olmo, figlio di un’italiana e di un austriaco, incontra quello di Marta, una giovane che conosce la prima linea e, come una novella Antigone, seppellisce i poveri corpi abbandonati, senza guardare a quale schieramento appartengano. Lo spettacolo narra di due adolescenti che affrontano la paura, la deportazione, la separazione, tutti gli orrori e le mostruosità della guerra che determinerà il loro destino. E indaga il ruolo delle donne durante il conflitto, mettendo l’accento sulla straordinaria “pagina” delle portatrici carniche, scritta fra l’agosto del 1915 e l’ottobre del 1917, e forse unica nella storia dei conflitti armati. Le “portatrici carniche” ebbero un ruolo fondamentale in uno dei luoghi più strategici per il quadro generale del fronte della grande guerra, la Zona Carnia. Erano donne coraggiose, talvolta giovanissime, dai sedici ai sessant’anni, che sulle spalle indossavano pesanti gerle per trasportare tutto il necessario per gli uomini che si trovavano in prima linea: vettovaglie, munizioni, medicinali e materiali per rinforzare le postazioni, attrezzi. Costituirono un vero e proprio Corpo di Ausiliarie, con disciplina militare, ma non militarizzate: scalavano con fatica immane le montagne, all’occorrenza trasportavano a valle, in barella, i militari feriti, poi avviati agli ospedali da campo, o quelli caduti in combattimento, che venivano seppelliti nel Cimitero di guerra di Timau dopo che le stesse portatrici avevano scavato la fossa. La sera tornavano a casa, dove c’erano ad aspettarle i bambini, la cura della casa e della stalla, all’alba del giorno dopo ripartivano per un nuovo “viaggio”.
La rassegna si chiude venerdì 7 luglio, sempre alle 21.15, con “Sally”, esito scenico del laboratoro “Migranti” condotto da Alessandro Mascia, testo, regia e scene di Davide Madeddu, Mario Madeddu e Alessandro Mascia (luci e audio: Andrea Mascia), in scena, con lo stesso Mascia, gli allievi della Scuola di Arti Sceniche La Vetreria del Cada Die Teatro: Andrea Argiolas, Carla Garau, Davide Madeddu, Mario Madeddu, Alex de Magistris, Mauro Marini, Bryan Piga, Emanuele Sanna, Silvia Tedde, Diego Usai. “Migranti” è un progetto teatrale integrato, nato nel 1999 e arrivato al suo ventiquattresimo anno di attività. Spiega Alessandro Mascia: “Il nostro spettacolo quest’anno si chiamerà ‘Sally’ e nasce negli anni della pandemia, in cui ci incontravamo in videochiamate settimanali. Abbiamo deciso e
scelto tutti insieme di drammatizzare un brano celebre della storia musicale italiana, la canzone ‘Sally’ di Vasco Rossi. Abbiamo immaginato Sally bambina, le abbiamo dato un carattere, una storia anche oltre la canzone. Tutto si svolge in un bar di paese o periferia, animato da personaggi singolari, fuori dal tempo. Lo spettacolo è dedicato a tutti noi, a chi è in scena e a chi è diventato nel frattempo ricordo meraviglioso, per sempre nei nostri cuori”.
La rassegna “Sotto questo cielo” è organizzata dal Cada Die Teatro con il sostegno del MiC (Ministero della Cultura), della Regione Sardegna (Assessorato alla Cultura), del Comune di Cagliari, della Città Metropolitana di Cagliari e della Municipalità di Pirri.










