L’allestimento scenico, essenziale e sospeso nel tempo, suggerisce un laboratorio sartoriale per signore modaiole. Sul palco, la proprietaria dell’atelier, donna giovane e dai modi un po’ leziosi, dopo le cordialità di rito svela le sue reali, raggelanti intenzioni: gli articoli per signore che vuole esporre al pubblico non sono profumi e cappotti, ma alcuni tra i tanti articoli giornalistici scritti in oltre un secolo di stampa italiana con protagoniste donne. Derise, sminuite nella sofferenza e nei meriti, presentate come fenomeni da baraccone.
Sul palco, a declamarli, l’autrice e attrice teatrale Elisa Pistis – galeotto fu l’incontro con la giornalista Maria Francesca Chiappe, che si occupava in quei giorni della stesura del volume “Le donne nelle cronache de L’Unione Sarda” -, cui è bastato addentrarsi negli archivi dell’Unione Sarda per costruire una mappa della parzialità con cui, dalla fine dell’’800 in poi, la donna è stata raccontata dal giornalismo cartaceo italiano. Una ricerca condotta da Pistis nei mesi del lockdown del 2020 e che, dopo una fase sperimentale sottoforma di reading, approda ora a teatro con uno spettacolo prodotto da Sardegna Teatro, la cui prima nazionale si è tenuta il 26 febbraio al teatro TEN di Nuoro, dal titolo Articoli per Signore.
Articoli per Signore: dal reading allo spettacolo teatrale

A rendere possibile il passaggio a rappresentazione teatrale, accanto a Pistis, la regista teatrale Annalisa Bianco, che nella lunga carriera – trascorsa prevalentemente tra Milano e la Toscana – ha avuto occasione di collaborare con Massimo Mancini, direttore di Sardegna Teatro, che ha individuato in Bianco la figura ideale per mettere in scena questo viaggio nella narrazione giornalistica delle donne che non risparmia momenti di feroce comicità. Come nelle interazioni sul palco tra la protagonista e il suo buffo aiutante (interpretato da Marco Moledda), figura maschile a metà tra il tecnico di scena e il valletto muto, cui la protagonista affida piccoli compiti di contorno e spesso inutili: un divertissement che può anche essere letto come un contrappasso di come i talenti delle donne siano troppo spesso messi da parte per fare luce ai protagonisti uomini. Per oltre un’ora di spettacolo, Pistis illustra – riportandoli alla lettera, stratagemma che ne esalta il grottesco – una selezione degli articoli in cui il gender gap è più evidente e doloroso.
C’è la donna che mette in allarme i vicini con le urla sotto quelle che il corrispondente definisce “carezze” da parte del marito. Oppure il resoconto dell’orrore provato in paese dopo l’omicidio, avvenuto in strada, di una giovane, ma non per il delitto in sé: il ritardo ingiustificabile da parte delle autorità nel rimuovere il corpo martoriato della vittima disturba irreparabilmente la serenità della vita del borgo. Fino alla bullizzazione mediatica della prima “donna avvocato” di Cagliari, che con le sue scelte si allontana anni luce da ciò a cui una donna dovrebbe più tenere: piacere agli uomini.
Parrebbero stralci di sceneggiatura dei Mostri di Dino Risi, ma la vita insegna, tra le altre cose, che la realtà è spesso più sorprendente di quanto l’arte possa immaginare, e che il gender gap, anche nel giornalismo, è una realtà esistita, esistente e dura a morire, seppur legata alle diverse sensibilità del tempo.

Il coinvolgimento di Assostampa e degli studenti
Una sperimentazione teatrale che porta la riflessione anche agli studenti delle scuole superiori attraverso matinées a loro dedicate e organizzate in tandem con l’Associazione Stampa Sarda, guidata da pochi mesi dalla giornalista Simonetta Selloni, la prima presidente donna dell’Associazione. La generazione del gender fluid a confronto con una realtà con cui, una volta alle prese con il lavoro e i costrutti sociali tradizionali, gli adolescenti di oggi dovranno giocoforza confrontarsi. Ma Articoli per Signore insegna che non tutto è perduto: pur incespicando ancora oggi tra stupore per le conquiste professionali femminili e accettazione supina della persistente differenza retributiva tra donne e uomini, la sensibilità verso il gender gap, anche nel giornalismo, è sempre più alta anche in Italia. E comunque vada, come la protagonista canta senza freni sulle note di Gloria Gaynor, nel momento di massimo coinvolgimento del pubblico, I will survive.
(Foto di Gigi Murru)










