È una forma letale di meningite batterica a portare oltre il velo il leggendario chitarrista rock Jeff Beck all’età di 78 anni. L’universo della sei corde, milioni di chitarristi provetti e professionisti e la musica tutta piangono per una grande e improvvisa perdita avvenuta il 10 gennaio di questo anno.
Una leggenda irraggiungibile
Il fraseggio inconfondibile e il modo di portare il suono hanno fatto di Beck una icona pressoché irraggiungibile, capace di rivoluzionare il rock e anche il rock blues, sebbene tutti i chitarristi di quell’epoca, gli anni ’70 a partire da Jimmy Page, Ritchie Blackmore o Eric Clapton stessero ancora leccandosi le ferite inferte dal re della chitarra rock, l’incomparabile Jimi Hendrix. L’influenza di Jeff Beck si estende oltre i confini del rock, nell’heavy metal, nel punk e in quello strano ibrido chiamato jazz-rock. Al quinto posto nella classifica della rivista Rolling Stones dei 100 più grandi chitarristi di tutti i tempi, Jeff Beck aveva assicurato le sue dita per sette milioni di sterline perché amava sporcarsi le mani costruendo le macchine hot rod, per le quali mostrava una fanatica passione e che erano l’eredità del suo lavoro di meccanico e carrozziere precedente al successo come musicista.

Stelle minori
Vincitore di sei Grammy per la migliore performance strumentale rock e un altro per la migliore performance strumentale pop, la carriera di Beck è segnata da grandi successi ma sempre un mezzo gradino sotto quello di suoi contemporanei in band come Rolling Stones, Led Zeppelin, Deep Purple. Nel 1965, quando era entrato negli Yardbirds aveva rimpiazzato Eric Clapton. Tre anni dopo aveva formato la sua band, il Jeff Beck Group, con Rod Stewart e Ron Wood poi diventato una colonna dei Rolling Stones. Il gruppo aveva debuttato nel 1968 con ‘Truth’ che fece da traccia a un altro collega degli Yardbirds, Jimmy Page che successivamente formò i Led Zeppelin. Il gruppo ebbe varie defezioni e avvncendarsi di musicisti tra cui il batterista Cozy Powell. È il 1972 la data di nascita del power trio formato oltre che da Beck da Tim Bogart al basso e alla voce e da Carmine Appice alla batteria, una vera potenza di suono, un cannone di energia pura, sebbene durato solo due anni e di cui ricordiamo una versione turbinante di Superstition di Stevie Wonder. Nel 1974 Jeff intraprese una carriera solista raggiungendo un grandissimo successo col disco di platino ‘Blow by Blow’ e spostando le sue influenze sul jazz-rock e il funk.
In tempi recenti aveva cominciato a collaborare con l’attore e musicista Johnny Depp che lo considerava il suo mentore. Avevano inciso un album, ’18’, a cui l’attore aveva contribuito con due brani originali. Beck aveva reso omaggio all’amico: “Da anni non ho avuto un altro partner artistico come lui. Depp è stata una forza creativa per questo disco e spero che la gente lo prenda sul serio come musicista”. Beck ci lascia con una nota di stima al suo amico attore, ci lascia con una uscita di scena rapida, generosa e riconoscente.










