A quattro anni esatti dal memorabile concerto del Mediolanum Forum in occasione del ‘Decades: World Tour’ la band regina del metal sinfonico finnico è tornata in Italia. Rimandato per due volte in seguito alla pandemia, l’evento si è svolto al Fiera Milano City il 6 dicembre scorso. La location forse non proprio adatta, l’ultimo album ‘Hvman.:II: Natvre.’ del 2020 che ha fatto storcere il naso a una fetta dei fans e l’ennesimo cambio di formazione con l’ingresso del bassista Jukka Koskinen in sostituzione del carismatico Marco Hietala, avevano lasciato presagire uno show sottotono. Invece fra nuove canzoni, immancabili classici e qualche sorpresa, i Nightwish hanno ancora una volta incantato la platea di seguaci giunti da tutta Italia, con l’ennesimo emozionante concerto al quale non siamo voluti mancare.

La band finlandese, che da oltre cinque lustri calca i palchi di tutto il mondo, propone ancora un symphonic metal ricco di contaminazioni e ha alle spalle un percorso artistico importante e travagliato. Tuttavia l’allontanamento della prima cantante, la talentuosa Tarja Turuner nel 2005, quello di Anette Olzon, che per sette anni l’aveva sostituita, nel 2012, i dolorosi addii di Jukka Nevalainen e Marco Hietala per problemi di salute, pur modificando le scelte stilistiche della band non ne hanno intaccato i processi compositivi e soprattutto la credibilità.
È bastata una manciata di brani per rimarcarlo e per scacciare le infauste premesse di alcuni e capire che sarebbe stata ancora una volta una lieta serata ricca di musica, energia e suggestioni. Tuomas Holopainen, tastierista, pianista, fondatore e vero motore dei Nightwish, il fedele sodale chitarrista Emppu Vuorinen, la cantante olandese Floor Jansen, il poliedrico musicista inglese Troy Donockley, il batterista Kai Hahto e il neoacquisto Jukka Koskinen sono stati i protagonisti dello show di circa un’ora e mezza, aperto dall‘Industrial Metal dei connazionali Turmion Kätilöt e con il Power Metal degli applauditissimi Beast In Black, dove hanno alternato i pezzi dell’ultima fatica discografica a quelli più datati.
Si parte con ‘Noise’, primo singolo dell’ultimo album, segue ‘Storytime’, da ‘Imaginaerum’ del 2011, si balla con le ossessionanti cadenze primitive dei tamburi di ‘Tribal’ per arrivare a ‘Elan’ perla del penultimo album ‘Endless Forms Most Beautiful’ del 2015. ‘7 Days to the Wolves‘ è la prima sorpresa della serata che anticipa un grande classico della band di Kitee: si vola sull’ottovolante di ‘Dark Chest of Wonders’, Jansen e soci hanno già in mano la platea meneghina. Con ‘Harvest’ è Troy Donockley a salire in cattedra con l’incalzante incedere del drumming celtico sul quale stende voce e Pipe Uilleann ( una cornamusa irlandese).

Si ritorna ancora ai fasti del passato con due vere e proprie hit, ‘I Want My Tears Back‘ e l’intramontabile ‘Nemo’, forse il più popolare brano del gruppo, e il pubblico va in delirio. Spetta a ‘How’s the Heart?’ il compito di riportare un barlume di eterea calma, con Floor accompagnata dalla chitarra acustica e dalla voce di Troy e il resto dei musicisti che si aggiunge durante il crescendo finale. Ma dura poco.
Il martellante Kai Hahto e le fanfare di capitan Holopainen guidano l’assalto. Eccola la vera sorpresa del live, l’inaspettata ma ultra gradita ‘Sahara’, ripescata dalle sabbie di ‘Dark Passion Play’ del 2007 intessuta di kashmir ed echi di Carl Orff. Quasi sulla stessa linea la nuova ‘Shoemaker’, una fiaba pagana, marinaresca e celestiale, che prima si esalta con la potenza delle chitarre per poi arrivare all’epilogo con la delicatezza di una supplica passionale.
Il fantasma di Orff torna prepotentemente con ‘Last Ride of the Day’, ancora fuoco e fiamme con Emppu sugli scudi. Non è l’ultima corsa, ma il preludio alla lunga cavalcata finale. Un boato accoglie ‘Ghost Love Score’, uno dei capolavori della band, con archi e ottoni che impazzano fra l’entusiasmo dei presenti elevando ancora una volta le doti canore di Floor Jansen e la Washburn di Vuorinen fino all’esplosivo incendiato finale.
Tuttavia non è ancora tempo dei saluti. C’è spazio per la lunghissima suite di ‘The Greatest Show on Earth’, solenne capolavoro dell’era Jansen traboccante di patos ed energia. Un tributo all’evoluzionismo darwiniano a alla biologia comportamentale del suo discepolo contemporaneo, il professor Richard Dawkins, presenti con i loro versi che si dissolvono in una sorta di preghiera atea attraverso un’alternanza di emozioni che si arrampicano su corde metalliche fino al grido liberatorio di “We Were Here”.

Nessun bis di circostanza, nessuna finta di andar via, la band saluta il pubblico che l’ha accolta con vero calore. Si accendono le luci, l’emozione è nei visi di ragazze e ragazzi, alcuni ormai cresciuti, delle prime file che si abbracciano con gli occhi lucidi.
Com è stato? Come non è stato? I paragoni con quelli del passato probabilmente sarebbero inutili, come lo sono quelli ormai prossimi al fastidio di chi a distanza di diciassette anni rimpiange Tarja Turuner e lo saranno quelli di quanti non hanno apprezzato l’ultimo lavoro discografico e sono nostalgici del carisma di Marco Hietala. Tutte posizioni sacrosante, per carità. Ma permettetemi, altri tempi, altre dinamiche, troppe cose sono successe sul cammino dei Nightwish e in quello dell’umanità, come è normale che sia, che piaccia o meno, in ogni percorso evolutivo. Ma alla fin fine sul palco rimangono sempre loro, sospesi fra chi lancia anatemi contro una presunta ripetitività o chi sentenzia su estremi cambiamenti, a scaldare il cuore di quanti ancora sono capaci di emozionarsi con questa musica che non conosce confini, come quelli che in questa fredda notte ambrosiana e dopo due anni di infinita attesa, hanno avuto ancora la grande fortuna di assistere quello che in quell’ora e mezza è stato il “the grate show on heart” e possono nuovamente gridarlo : noi eravamo qui!
A Floor Jansen che sta combattendo contro un tumore al seno e nei primi mesi del 2023 si dovrà sottoporre a un ciclo di radioterapia, va il nostro in bocca al lupo e l’augurio più grande per rivederla quanto prima sul palco.

Il concerto milanese del 6 dicembre










