Cosa è la bellezza? Quali alfabeti occorre conoscere per decostruire secoli di condizionamenti che hanno fatto dei nostri corpi campo di battaglia e oggetto di marketing?
Sono queste alcune delle domande a cui Maura Gancitano e Andrea Colamedici, ideatori della scuola di filosofia e casa editrice Tlon, daranno una risposta nel corso dell’ultimo appuntamento della settima edizione del LEI festival, in programma domenica 11 dicembre alle 20 al Teatro Doglio di Cagliari.
Interrogarsi sul concetto di bellezza, nella società odierna fatta di immagine, valore e riconoscibilità social che passano attraverso i like, significa imparare a identificare i meccanismi di una tecnica politica di esercizio del potere, nella quale il nostro valore viene monetizzato per indurre bisogni.
Lo descrive in modo chiaro Maura Gancitano nel suo ultimo libro ‘Specchio delle mie brame’ (Einaudi, 2022), quando spiega la triade di “peccato, redenzione, salvezza”. Ovvero l’induzione di un senso di colpa, dato dalla mancata adesione ad un canone di bellezza e perfezione irraggiungibile, la proposta di un mezzo di redenzione, quasi sempre legato all’acquisto di prodotti o trattamenti che possano avvicinarci a quel canone e infine la momentanea e illusoria sensazione di salvezza, pronta ad essere sostituita da altri bisogni e altre inadeguatezze che abbiano un corrispettivo dal valore economico.
Parlare di bellezza come dovere sociale in relazione alla società dei consumi significa anche raccontare il processo che sta dietro alla scelta delle taglie da parte dei vari brand, il potere delle campagne pubblicitarie, l’uso delle parole rispetto ai target di riferimento.
Non basta dunque prendere atto del fatto che la bellezza sia un valore che da secoli condiziona la percezione di noi stessi e degli altri. Occorre conoscere ciò che sta dietro a quello che Gancitano, nel suo saggio, descrive come un mito fattosi prigione, uno strumento di controllo socio-culturale dominato da regole di mercato. Un processo di auto oggettivazione che ha come obiettivo principale i corpi delle donne ma dal quale nemmeno gli uomini sono ormai esenti.
Ripensare la bellezza, secondo Gancitano e Colamedici, significa invece liberarla dai condizionamenti e dalle imposizioni di uno sguardo esterno per recuperarne il senso, cogliendola come percorso di fioritura personale. Interrogarsi sulla trappola del mito della bellezza, dunque, fornendo gli strumenti per costruire una identità personale, riconoscere i condizionamenti che pretendono di plasmarci, soprattutto riguardo le nuove generazioni, e vivere i nostri corpi in modo libero.
Maura Gancitano e Andrea Colamedici, filosofi e scrittori, attraverso il loro spazio di produzione e pensiero Tlon, offrono a chi li segue attraverso i loro canali social, gli incontri, la produzione teatrale e letteraria, la possibilità di ragionare su questi meccanismi, accompagnando la consapevolezza alla conoscenza, supportata da una una corposa letteratura fatta di studi scientifici e filosofici. Un mix di linguaggio accademico e divulgazione pop, il loro, che rende più semplice allenarsi al pensiero. Al mito della bellezza, titolo dell’omonimo libro di Naomi Wolf, hanno dedicato lo scorso ottobre anche una serie di episodi del loro podcast.









