Il suo tratto così essenziale e delicato è sempre un colpo al cuore: che si tratti di migrati, lavoro, ingiustizia, guerra o clima il messaggio che Mauro Biani, illustratore e vignettista romano, affida alle sue vignette è semplice ma ferocemente diretto. E al di là dell’impatto emotivo ci suggerisce sempre una riflessione che è anche una speranza: non è mai troppo tardi per fermarci, prenderci cura di chi ne ha bisogno, guarire questo mondo malato di povertà e guerre. Basta scegliere da che parte stare.
Ed è proprio di scelta che Biani, 55 anni, da vent’anni autore per Liberazione, Manifesto, L’Espresso e tanti altri quotidiani e periodici, ha parlato ieri a Reggio Emilia nella prima giornata del Festival di Emergency (qui il programma completo) all’incontro “Ripudiare la guerra: questione di scelte”, insieme a Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Donatella Di Cesare, filosofa e scrittrice, ed Edith Bruck, scrittrice e poetessa. Abbiamo raggiunto Mauro Biani per una chiacchierata telefonica prima dell’incontro di Reggio Emilia. Partendo proprio da guerra e scelta.
“Il famoso detto ‘se vuoi la pace prepara la guerra’ è falso – ci ha detto – perché la pace si prepara con la pace, cioè con politiche mirate alla giustizia, ai diritti civili e sociali, alla possibilità di avere organi nazionali e internazionali che riescano a dirimere le controversie. Non c’è una ricetta da seguire ma certamente nessuna prevede la guerra, che non ha mai portato pace ma solo maggiori divisioni e guerre ancora più grandi con conseguenze terribili come le migrazioni. E a proposito di migrazioni, piuttosto che combatterne le cause, alcuni parlano di blocco navale e pensano di rendere illegale la solidarietà: una proposta che fa accapponare la pelle perché da sempre le società più avanzate si basano sul mutuo soccorso. Inoltre basterebbe il banale buon senso per capire che dietro alla decisione di salire su un barcone con i propri figli, o peggio mandarli in viaggio da soli, ci sono tragedie che neanche immaginiamo e sempre la ricerca di una vita migliore”.
Mauro Biani anni fa ha scelto le vignette come mezzo espressivo; nel 2003 ha aperto un blog dove pubblicava quotidianamente i suoi lavori; ha collaborato poi per Liberazione, L’Unità, Il Fatto Quotidiano, Left, Il Manifesto, il mensile di Emergency; oggi pubblica su Repubblica, ha una rubrica su L’Espresso e collabora con la stampa internazionale. E’ attualmente in aspettativa dal suo lavoro come educatore professionale in un centro per ragazzi con disabilità a Grottaferrata. E’ qui che anni fa è iniziato il suo percorso di attivista: “Mi arrivò la cartolina per il servizio militare, allora obbligatorio – racconta – e scelsi l’obiezione di coscienza. Da allora ho lavorato a contatto con i ragazzi, e dopo le lauree all’Isef e in Scienze dell’educazione non ho mai smesso”. Un impegno che lo porta a vivere continuamente con le difficoltà del quotidiano nella sua realtà, senza mai smettere di osservare il mondo: “Ogni giorno disegno una vignetta: non è facile, perché questo vuol dire guardarsi attorno e costruirsi un’opinione su cose diversissime. Certo è un lavoro privilegiato, ma è emotivamente pesante. Cerco sempre di leggere, studiare e interessarmi a tanti argomenti. E ho la fortuna di essere sempre libero di occuparmi di quello che vorrei”.
Nella galleria, alcune delle ultime vignette pubblicate su Repubblica
Negli ultimi anni i suoi lavori sono stati raccolti dalla casa editrice People: dal 2019 sono usciti “La banalità del ma” su razzismo e paura, “10 storie per cambiare”, un omaggio a Gianni Rodari, “E’ questo il fiore” dedicato all’antifascismo, “Abbiamo ragione da vent’anni” sui fatti di Genova e del G8; l’ultimo, “Le cose non andarono bene”, è una riflessione sulla pandemia. “Noi autori satirici siamo sempre un po’ pessimisti, ci dice a proposito del libro – sapevamo bene che quando si diceva ‘andrà tutto bene’ in realtà nulla andava bene per niente: oggi siamo circondati da conflitti e con una crisi economica e sociale drammatica. Purtroppo l’umanità è talmente piena di problemi che non bastano guerre e pandemie per lasciarci un insegnamento”.

E a proposito di pessimismo, chiediamo a Mauro Biani come vede le prossime elezioni politiche in Italia: “Lo dicevo prima, sono pessimista in generale e per professione, mi guardo intorno e vedo in pericolo quei valori e principi che dovrebbero essere alla base della democrazia e dello stare insieme. Però non dimentichiamo che il futuro è davvero nelle nostre mani e non dobbiamo lasciarci abbattere dal pessimismo: iniziamo ad esempio valorizzando le persone che nel quotidiano lavorano nella sanità e nella scuola. Ognuno può davvero fare la sua parte per costruire una società di pace e diritti”.










