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Alfabeto interno. P come Paura, paura del futuro

Di Valeria Martini
30/07/2022
in alfabeto interno, Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
Alfabeto interno. P come Paura, paura del futuro

Luglio 2022 finisce, conducendoci appieno nella seconda parte di un anno in cui, tra le ultime gestioni difficoltose della pandemia da Covid e l’inizio della guerra Ukraina-Russia, le prospettive di miglioramento generale sembrano davvero improbabili. Crisi di governo e caduta dello stesso in Italia, elezioni anticipate a settembre, la siccità estiva, il rincaro dei prezzi, l’inflazione alle stelle, il costo dell’energia che spaventa.

Insomma, abbiamo paura di cosa ci sarà poi perché sta andando tutto abbastanza male già adesso, come in una spirale di inarrestabile negatività.

Ma oltre ad essere cauti, a fare delle rinunce e a scegliere bene alle prossime elezioni, che altro è possibile per non essere inghiottiti nella paura di vivere, con la paura di andare avanti?

Sin da ragazzi non facciamo che sentirci dire “costruisciti un futuro”, ma quale futuro è possibile se ne abbiamo così tanta paura?

Il problema non è quello di preparare oggi un futuro meraviglioso, lavorare duramente per assicurarci un domani dorato o una pensione soddisfacente, al raggiungimento della quale finalmente vivere e divertirsi. Noi abbiamo bisogno di costruirci un passato. Le ragioni sono diverse. Intanto con le prospettive attuali del cangiante scacchiere economico-finanziario, è pressoché da mago-stregone riuscire a trovare la formula precisa per il futuro. In secondo luogo, chissà a chi mai è venuto in mente di trovare intelligente il fatto di cercare di creare oggi condizioni certe per un domani sul quale abbiamo un controllo pari allo zero.

E poi, che pazzia mai è quella di non vivere il presente?

Ma la ragione principale del costruirsi un passato è che noi viviamo in base al passato. Il passato ci condiziona, ci insegna, ci perseguita, ci toglie il sonno la notte. Ripensiamo agli errori, alle persone perse, alle occasioni mancate, a quella maledetta decisione presa troppo in ritardo. Il passato ci fa avere paura del futuro. L’unico antidoto a questa tensione tra depressione e ansia, perché la tristezza del prima e la paura del poi si chiamano proprio depressione e ansia, è la pastiglia che risponde al nome di presente. Quando fai l’appello si sente una voce che dice: Presente! Non è così?

Presente come tempo in cui fai le cose, presente come chi c’è ed è nel posto giusto al momento giusto. Il presente è, infatti, anche un luogo, uno spazio in cui agiamo con potere nell’unico momento in cui il nostro potere è reale. Il presente è la formula del mago-stregone che crea un passato bellissimo e attira un futuro rassicurante. Ogni volta che dal presente guardi al tuo passato che è passato attraverso un tuo presente consapevole, vedi che hai fatto bene e il coraggio del domani non ti verrà a mancare. Ovviamente non ci serve a nulla gongolare in queste belle frasi. Ci attende il fare.

Partiamo da un punto fermo: la consapevolezza è tutto. Chiediti se sei consapevole del tuo potere personale. Se ne sei consapevole, lo applichi nell’unico momento e luogo in cui è pieno potere? E se lo stai facendo, puoi dirci come si fa?

Come si fa? Secondo punto fermo: la consapevolezza è tutto ma è nulla se ad essa non consegue l’azione rispetto a ciò che si sa.

Allora si tratta del mettere in atto, secondo volontà personale, una presenza. Il presente come tempo verbale dell’esserci è: io sono. Stiamo qui e nell’attimo presente il più possibile. Significa sgomberare la mente dai condizionamenti, ma anche governare le emozioni e avere fiducia in se stessi. Ma non incorriamo nell’errore di credere che così facendo non dobbiamo più sognare o avere dei progetti per il futuro. Quelli ci servono per creare, ciò che più ci avvicina alla nostra dotazione divina.

Ma persino Iddio ha fatto ciò che ha fatto nell’esatto momento in cui l’ha fatto ed è per questo che quando Mosè gli ha chiesto “chi sei?” la risposta che ha ricevuto è stata “Ehyeh asher ehyeh” ovvero io sono quello e quello sono io, o anche io sono colui che sono. L’Io sono è determinato in ogni attimo, non lo puoi riferire al passato né prevederlo. È ora e sempre in un eterno presente.

Ma noi, che siamo un pallido riflesso della luce del sole, manteniamoci umili e rivolgiamo il nostro fare alla creazione di un passato che ci sostenga verso un futuro che per essenza è sempre incerto.

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