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Alfabeto Interno. G come Gratitudine

Di Valeria Martini
16/10/2020
in alfabeto interno, Comunicazione e società, Rubriche
Tempo di lettura: 4 minuti

di Valeria Martini

Questo periodo di difficoltà di ogni genere, economica, sociale, sanitaria che ci ha schiacciati e impauriti, rende difficile essere grati.

Ringraziare.

Ma credo che ringraziare, nel senso di ingraziare di nuovo, sia proprio l’atto dovuto quando tutto attorno a noi vortica e rischia di inghiottirci.

Ringraziare può semplicemente voler dire mettere di nuovo della grazia, favorendo in tal modo le cose buone.

La grazia non è forse un condono? È quella condizione che ci aiuta a lasciare andare.

La grazia non è anche benevolenza che ci sostiene nella creazione di un clima di armonia?

La gratitudine porta con sé tutte queste possibilità e aiuta a vedere le opportunità anche laddove ci sia stata una sottrazione: se ci sono stati portati via dei cari congiunti, o il lavoro o la casa.

Come si può ringraziare mentre soffriamo?

In una tale evenienza è praticamente impossibile.

Ma non lo è mettere grazia, cercare di procedere con un passo gentile lungo il sentiero della vita.

La gratitudine porta con sé anche la riconoscenza, che potremmo vedere semplicemente come il riconoscere ciò che succede, non necessariamente esserne lieti, ma certamente vedere e capire cosa e perché un certo fenomeno ci ha toccati.

Riconoscere è uno dei passaggi dell’osservazione, saper vedere e saper capire cosa si sta vedendo.

E poi, mettere grazia, nel modo in cui riusciamo.

Questa è la gratitudine, la capacità di comprendere e seguitare a essere soavi e proattivi nonostante tutto.

La gratitudine è anche un elemento della consapevolezza.

E non ha nulla a che vedere con i gesti plateali come battersi il petto e mandare baci, abbracciare qualcuno, giungere le mani in segno di preghiera e inviare il gesto agli astanti. Sono esternazioni carine, e vengono bene quando riceviamo qualcosa, quando siamo riconosciuti, quando tutto fila liscio.

Quando siamo riconosciuti noi ringraziamo, siamo grati alla vita.

Ma quando non siamo riconosciuti e invece è per noi il turno di riconoscere?

Stesso procedimento, ma dal lato opposto e secondo una determinazione personale, che è quello di iniziare o continuare a mettere grazia in ogni cosa che facciamo, e a rendere grazie anche per le difficoltà, ché nulla succede per caso. A dirla tutta se c’è un momento in cui mettere grazia è proprio quando i problemi si abbattono su di noi, perché la grazia rende morbidi, adattabili. Immaginate una danzatrice classica che danzi in uno scenario tremendo. Non lo vedete meno brutto? Non tirate un respiro di sollievo?

E immaginate quello stesso scenario attraversato da un caterpillar super attrezzato che al suo passaggio non fa che distruggere e schiacciare. Non vi fa un po’ di orrore? E, soprattutto, a me non dà l’impressione che risolva nulla.

A volte una difficoltà è solo il soffio del vento delle forze equilibratrici, non è una punizione o becera sfortuna. Se lo sai riconoscere, e lo sai capire, allora lo accogli in te e con un atto di volontà mantieni la grazia, anche perché se ti agiti, ti commiseri, ti butti giù puoi solo scatenare altro vento contrario. Tuttavia hai il diritto di essere giù, ma ti consiglio di non crogiolarti nel vittimismo. Indossa le scarpette da danza e piroetta leggero sul problema, tra l’altro lo vedrai anche in tante altre sue sfumature e sentirai di poterlo risolvere.

La gratitudine è connessa all’attenzione e le persone “naturalmente” attente in genere non lo sono perché devono controllare qualcosa, ma perché essendosi accorte che la vita è bellissima, non si vogliono perdere nulla. Si accorgono, sono accorte, accurate. L’accortezza non è forse una forma di attenzione? E quando c’è attenzione si compone un quadro d’insieme, si forma una visione sempre più chiara che come una gemmazione naturale dell’albero della vita, produce gratitudine. Sembra proprio un circolo virtuoso che si autoalimenta.

Anche quando ci sono aspetti che non comprendiamo, possiamo mettere grazia nella nostra difficoltà e accettare che non tutto ci è dato di sapere e non serve sforzarsi di essere attenti, ma è utile essere presenti.

Osservo, comprendo, a volte no, ma ci sono e procedo con grazia e gentilezza e così, con tutta probabilità, danzando con mie scarpette della vita, porto un lumicino nel mondo.

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