Cagliaritano, 63 anni, attivo da cinquanta, Gianfranco Orrù, talento sardo della sartoria, ha sbaragliato la concorrenza conquistando il primo posto al trofeo Arbiter, festival della moda maschile per eccellenza. La sua creazione vincente è un tre pezzi dal curioso nome “Il bosco in città” e comprende anche un’interpretazione della giacca Norfolk, il tipico modello da campagna scozzese. La perfezione della finitura, la scelta del colore, l’innovazione discreta e elegante hanno convinto la giuria di esperti a premiarlo come miglior sarto d’Italia. Una vita dedicata ai tessuti, ai tagli, agli accostamenti, una capacità analitica del corpo umano vicina alla precisione di uno scanner, l’amore per la ricerca. Questa è la vita di Gianfranco Orrù.

Per filo e per segno
Una carriera cominciata a 14 anni in una sartoria di via Dante a Cagliari. Qui i primi passi cominciano a delineare un percorso chiaro e da presto inizia a dare soddisfazioni. Nel 1998 infatti vince il premio “Le forbici d’oro”, dedicato ai giovani che si dedicano alla sartoria artigianale. Il vero cambiamento però arriverà con la proposta di dirigere un’azienda in Iran con 23 punti vendita. Teheran e Cagliari diventano la sua casa; subito dopo sigla una collaborazione con il celebre marchio made in Italy Zegna. Sarà poi la Turchia ad accorgersi delle sue competenze ospitandolo come modellista per un grande brand locale, portandolo ancora una volta a viaggiare e a trasferire la sua esperienza all’estero ma senza mai dimenticare quel laboratorio in via Dante.
Orrù non è il solo a lavorare in modo meticoloso alla ricerca della perfezione, nella nostra isola esistono competenze elevatissime che ancora tardano a farsi conoscere, ma che sono attive e per le quali devono essere incrementate le opportunità di visibilità in Italia e nel mondo. “La moda sarda è una perla da coltivare – ha dichiarato Fabio Mereu, Presidente di Confartigianato Sud Sardegna – sono operative sul territorio 336 imprese, di cui ben 273 artigiane, queste realtà sono la prova del fatto che anche in Sardegna si può lavorare bene, realizzando produzioni che non temono la concorrenza”.
Abbiamo fatto una breve chiacchierata con Gianfranco Orrù sulla moda e sui limiti della nostra isola

L’abito perfetto è quello che ci veste con naturalezza?
L’abito perfetto è quello che ci fa sentire a proprio agio e valorizza il nostro fisico aldilà delle mode, una famosa pubblicità di una azienda di tessuti scrisse questo slogan: Il tuo corpo è unico al mondo e il tuo sarto lo sa.
In questi tempi di fast fashion, con qualità bassa e velocità, l’alta sartoria può trovare un compromesso da offrire al cliente in termini di tempo e costi?
Purtroppo no, la sartoria su misura ha i suoi tempi, la maggior parte dei passaggi è fatto a mano e ogni ora di lavoro ha un costo, per confezionare un abito occorrono cinque giorni lavorativi cucendo per dieci ore al giorno, dunque non può competere con con il fast fashion.
Cosa manca alla Sardegna e cosa può essere fatto per far emergere le competenze in ambito moda?
Il problema della Sardegna è che non ci sono produzioni di tutto ciò che serve per confezionare abiti in generale, tipo tessuti, fodere, interni, filo, bottoni, dunque i costi sono maggiori perché dobbiamo trasportare tutto dalla penisola. Le grandi scuole di taglio e di moda sono prevalentemente nel centro nord Italia.
Il trofeo “Arbiter” è premio importante che sottolinea la grande qualità della tua creazione. Ci sono prossimi traguardi da tagliare?
Il mio traguardo futuro è poter trasmettere a più persone possibili la differenza tra un capo sartoriale e un capo fatto in serie, far capire che il lavoro di sarto è un’arte come tutti i lavori artigianali ed è un mestiere che si fa solo per amore.










