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L’Italia dice no agli allevamenti degli animali da pelliccia, ma ci sono seimila visoni da salvare

Di Giacomo Pisano
12/03/2022
in Ambiente, Cultura, Senza categoria
Tempo di lettura: 3 minuti
L’Italia dice no agli allevamenti degli animali da pelliccia, ma ci sono seimila visoni da salvare

Dal 1 gennaio 2022 l’Italia ha detto no agli allevamenti di animali da pelliccia: il Parlamento ha approvato un emendamento alla Legge di Bilancio che accoglie la proposta della Lega Anti Vivisezione e decreta la fine dell’allevamento e dell’uccisione degli animali per pellicce in Italia. Attualmente però ci sono ancora 5.990 visoni che attendono di scoprire quale sarà il loro destino. Abbiamo chiesto a Simone Pavesi, responsabile area Moda Animal Free di LAV di raccontarci la situazione.

Cosa si può fare per salvare gli ultimi visoni detenuti in Italia?

La questione è molto complicata, attendiamo dal Ministero dell’Agricoltura la bozza di un decreto in risposta all’istanza che abbiamo presentato. Si tratta di animali selvatici che non possono essere uccisi per legge, né usati come riproduttori dal momento che nel nostro paese è ormai vietato allevare animali per la loro pelliccia. Allo stesso tempo non possono essere affidati alle adozioni come cani e gatti perché hanno necessità particolari, una fra tutte l’accesso all’acqua, e spazio a sufficienza perché sono solitari, non vivono in branco. Negli allevamenti sono costretti in gabbie anguste che li portano a compiere continue aggressioni tra di loro. Servono strutture in grado di ospitarli in sicurezza fino a che il ciclo vitale naturale non si chiuderà, anche perché per legge nel momento in cui usciranno dagli allevamenti in cui sono imprigionati dovranno essere sottoposti a sterilizzazione. Quelle stesse strutture sarebbero poi utilizzabili per recupero della fauna selvatica quindi non sarebbero un investimento ad hoc. La necessità di queste costruzioni andrebbe considerata anche nell’ottica che, per via delle norme anti Covid-19, gli animali, anche se costantemente monitorati, non possono lasciare il paese che li ospita anche se negativi al virus.

C’è da essere ottimisti?

Cautamente ottimisti poiché la situazione è davvero complessa, l’investimento ingente e occorre muoversi con rapidità. Abbiamo chiesto che una parte dei fondi che lo Stato ha riservato agli allevatori per ammortizzare le spese della mancata riproduzione degli animali durante lo scorso anno, blocco imposto per le norme igieniche anti Covid-19, siano utilizzati anche per trovare un rifugio sicuro a questi animali.

Possiamo comunque essere soddisfatti per aver detto no agli allevamenti?

Si, siamo la prima nazione che ha abolito l’allevamento di animali da pelliccia in tutte le sue fasi. In Europa ancora si può evitare il problema semplicemente spostando la produzione o la concia in altri paesi e così sfuggire alle restrizioni. Speriamo che questo primato d’onore italiano divenga un esempio per le altre nazioni e che questa secolare storia di crudeltà e sfruttamento possa finalmente dirsi conclusa per sempre.

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