I Caron Dimonio sono una band con alle spalle una lunga esperienza, nata a Bologna durante lo scorso decennio, e con all’attivo tre album cui si aggiunge – in queste ultime ore – l’ultima uscita “Porno Post Mortem”. Già dai loro primi passi la loro produzione si è fatta notare per qualità di esecuzione, produzione, andando a svolgere un ruolo di primo piano nella scena post punk dark italiana, realizzando tre ottimi album, “Gestalt” del 2013 e successivamente “Solaris” (2016) e “Religio” (2017), affiancando poi nei live band del calibro di “Chamaleons” o i nostrani “Soviet Soviet”.
Il gruppo, inizialmente un duo composto da Giuseppe Lo Bue e Filippo Scalzo, vede ora aggiungersi in formazione anche il batterista Lorenzo Brogi e rilascia con Atmosphere records “Porno Post Portem”, un concept album in cui il trio offre “una personale interpretazione della tematica Eros e Thanatos” (nota degli Autori) in cui il filo conduttore dei brani sono la sessualità, l’amore e la morte.
Già al primo click con sul tasto play troviamo la strumentale intro “Porno” e possiamo notare come il gruppo abbia virato verso una maggiore teatralità maturando notevolmente il loro sound, da sempre caratterizzato da ritmi sincopati, taglienti riff di ghiaccio e tappeti sonori dai tratti volutamente asfissianti, che si dispiegano totalmente con la successiva – la title track – ed adattando di volta il tiro a seconda del tema portato avanti nei brani, dieci, per circa mezz’ora di durata, arrivando poi a sperimentare ad esempio, in “Cosmo” soluzioni di base più elettroniche, quasi trip hop
Forse dovuto all’obiettivo concept dell’album, il filo narratore del disco, oppure una scelta più a 360° della band ma ho notato meno alcune sfuriate noise del passato che avevano accompagnato il sound più oscuro e che mi avevano ricordato in alcuni i tratti qualcosa dei Sonic Youth, e lasciando alla title track e a pezzi come “Quinta del Sordo” una maggiore dinamicità contrapposta poi alle parti più spoken, teatrali, come “Post Mortem”.
Un Concept album quindi di pregevole fattura da gustare in silenzio e al buio e che vedo prestarsi “live” ad una esecuzione meno da club e più da teatro, in definitiva una ulteriore conferma del loro talento espressivo e della loro caratura di band con alle spalle quattro album e ancora molto da dire.
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