David Ghrol, batterista degli Scream e poi dei Nirvana, oggi leader dei Foo Fighters, con la sua autobiografia “The storyteller, storie di vita e di musica”, edita da Rizzoli ripercorre dagli esordi una carriera incredibile e piena di aneddoti sulla scena alternativa mondiale. Rockstar si, ma sempre un fan quando si tratta di incontrare big della musica come Paul Mc Cartney, Tom Petty, Iggy Pop o i Pantera. Emozioni vissute a mille sotto pelle in attesa di esibirsi per il presidente Obama alla Casa Bianca, con in testa la domanda “Ma cosa ci faccio io qui”? Sempre antidivo, sempre motivatissimo ma consapevole della bravura altrui, David si rapporta alla musica come uno scienziato alla sua materia: devozione quasi religiosa. Una vita fa nella sua cameretta aveva luogo l’iniziazione al punk e poi, con l’esperienza con gli Scream, band che idolatrava all’epoca, David si trovò proiettato in quella vita on the road che aveva sempre sognato tra paghe da fame e sacco a pelo su pavimenti occasionali.
Il libro scritto da uno dei batteristi più famosi al mondo è una continua altalena tra paura di non essere all’altezza e tuffi nel vuoto perché d’istinto è ciò che ci vuole. Così, da giovanissimo, David Grohl ha costruito il suo futuro lasciando una carriera scolastica traballante con il benestare di una madre/guida che non lo ha mai abbandonato e lo ha anzi aiutato a seguire quello che pareva essere un sogno.
“Se vuoi smettere di studiare per andare in tour a suonare la batteria sarà bene che tu sia bravo”, così sua madre Virginia, insegnante, aveva liberato David dall’ansia della scelta. Il padre, meno poeticamente, gli disse ”Non durerà per sempre”.

Il grande successo arrivò naturalmente con i Nirvana, quel trio di ragazzi così diversi tra loro, così spogli di orpelli e di pretese che negli anni Novanta sconvolse la scena alternativa mondiale che non riceveva scossoni così dai tempi dei Sex Pistols. Un’intera generazione si riconobbe nella malinconia, nella rabbia e nella delicatezza di questi ragazzi che erano star senza volerlo essere. Quando “Smells like teen spirit” divenne una delle hit sparate da Mtv nel 1991 e i Nirvana assursero a band numero uno al mondo loro stessi si chiesero se fosse la cosa giusta. “Il pubblico era cambiato, non c’erano più solo quelli alternativi che erano la nostra gente ma anche tanti fighetti, gli stessi che a scuola ci prendevano in giro per i vestiti e ci chiamavano froci”.

David Ghrol
La tragica fine di Kurt Cobain rese i Nirvana ancora più celebri e sprofondò David in un dolore terribile che lo annichilì per un anno intero. Solo alla fine di un lungo percorso alla ricerca della pace interiore e un timido riavvicinarsi alla musica lo fece uscire dal tunnel buio in cui era finito. Aveva scritto dei pezzi suoi, non sembravano niente male. Per tutti sarebbe sempre stato “quello dei Nirvana”, un’eredità dalla quale non si poteva scappare, lo sapeva bene, il vero dubbio era se qualcuno avrebbe voluto sentire le cose che aveva da dire.
Ennesimo tuffo nel vuoto dopo il rifiuto di entrare in pianta stabile negli Heartbreakers, la band del leggendario Tom Petty, cento musicassette autoprodotte in pieno stile Punk e dita incrociate. Così nel 1994 nacquero i Foo Fighters, un iniziale esperimento solista che prese poi corpo e raggiunse ancora le vette del gradimento di un pubblico ora molto più attento a nuovi suoni e nuovi generi che si stavano affacciando sul panorama della musica internazionale.
Tanta famiglia in questo libro, non solo concerti e notti bianche, tanti ricordi, gratitudine verso persone e luoghi determinanti e amore sconfinato per la musica come linguaggio universale, come ponte che cementa le amicizie e come luogo dell’anima dove trovare se stessi..










