Sono cambiate tante cose in questi ultimi mesi, lo sapete voi, lo so io e sicuramente non ho intenzione di tediarvi al riguardo per tutto ciò che non sia riferito all’ambito musicale.
Una piccola riflessione però possiamo farla: l’assenza di concerti, momenti di chiusura personale obbligata o appositamente ricercata, la continua evoluzione dei mezzi tecnologici stanno condizionando l’uscita di un album rendendola quasi al pari di attività “instant marketing”; una mattina ci si sveglia e si trovano notifiche dalle app di streaming musicale e, inaspettatamente, esce l’ultimo lavoro di “The Weeknd”, non certamente un artista underground senza una casa discografica dietro e/o un ufficio stampa ufficiale.
Non è il primo caso e non sarà l’ultimo, però, un piccolo momento di riflessione è dovuto.
Ma torniamo a noi, quest’album vale il valore del tempo impiegato ad ascoltarlo? Dato che è canadese, si potrebbe dire si a piori (questo vale per chi ormai ha notato la mia stima verso quel paese ed i suoi abitanti).
La risposta è “assolutamente si” – The Weeknd (Abel Makkonen Tesfaye, Toronto) è un’ artista che mi ha sempre affascinato per la sua presenza ingombrante nel mondo mainstream e la sua identità personale e non compromessa di artista outsider ma in grado di piacere all’istante senza mai essere banale, scialbo, ripetitivo, e soprattutto per aver sempre puntato alla produzione musicale e non al gossip, polemica.
E quindi? Bene, proviamo ad immaginarci di essere dentro fino al collo in una notte in cui tutti i nostri più tristi episodi della nostra vita sono tornati a galla, ma anche che ormai è arrivato il momento di sfiorare con il nostro sguardo i primi, flebili, raggi di luce e di decidere quindi di prendere ed incamminarci verso loro, magari, ascoltando proprio “Dawn FM”, la Radio dell’alba.
Jingle che ci riportano direttamente negli 80s (featuring Jim Carrey si vocifera) si alternano alle canzoni che, come sempre, sono un perfetto mix tra melodia, uso di synth, sperimentazione e classico pop, con l’ombra di Michael Jackson che aleggia per la durata di tutto il lavoro rendendo l’ascolto un viaggio nel tempo mentre l’uso di campionamenti (Justice?), i featuring – pochi ma di livello – con Tyler The Creator o Lil Wayne ci riportano ai nostri giorni verso la luce si, ma con la coda dell’occhio a salutare il passato da cui ci stiamo allontanando.
E poi, per abbracciare l’alba, oppure andare continuare proprio come se fosse un after, ecco anche l’Alternate Version con i remix di Swedish House Mafia.
Forse un po’ troppo lungo, forse a volte rischia la pesantezza, ma sicuramente The Weeknd ci porta in dono un gran lavoro, all’alba del 2022.
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